27/04/2026
La cronaca del 24 aprile 2026 riporta un interessante episodio di contrapposizione canora tra i parlamentari degli opposti schieramenti.
Prima del voto che ha approvato il Decreto Legge Sicurezza, i parlamentari delle opposizioni hanno intonato ‘Bella ciao’.
A quel punto i deputati di Fratelli d’Italia, avranno pensato:
“e adesso noi cosa possiamo cantare per controbattere?
Giovinezza? Faccetta nera?”
Canti che riscaldano ancora i cuori degli affezionati al ventennio.
Ma no, sembrava brutto fare i nostalgici alla vigilia della Festa della Liberazione: “E allora che gli cantiamo a 'sti comunisti?
Ma è ovvio, ci chiamiamo “Fratelli d’Italia” cantiamo “Fratelli d'Italia”!
E quindi lo hanno cantato senza quel minimo di pudore che dovrebbe derivare dalla consapevolezza che l’Inno di Mameli-Novaro “Il Canto degli Italiani” è il il Canto di tutti gli Italiani, è il nostro inno nazionale, e non l'inno di una parte politica che ha avuto la sfrontatezza di abusare dell'incipit per inventarsi un proprio nome di sicura efficacia comunicativa.
Hanno fatto bene quindi tutti gli altri parlamentari ad unirsi al coro per sottolineare che questo è l'inno di tutti e non di una parte, e inoltre hanno sollecitato i deputati leghisti e i ministri Salvini e Piantedosi, ad alzarsi e partecipare al coro invece di restare seduti, forse meditando di attaccare un bel “Va pensiero”. il coro di chi ha perso la patria come loro han perduto la Padania.
Morale della favola: giù le mani dal nostro inno nazionale, non è stato un bello spettacolo sentirlo cantare così! Conserviamocelo caro e sacro per quelle rare occasioni in cui possiamo sentirci tutti Italiani. Come prescrive quella legge approvata a larga maggioranza: rispettiamone il valore storico e ideale!