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Un veliero sulla pelle poteva raccontare un’impresa: aver doppiato Capo Horn. ⚓Nella tradizione marinara, il tatuaggio d...
19/10/2026

Un veliero sulla pelle poteva raccontare un’impresa: aver doppiato Capo Horn. ⚓

Nella tradizione marinara, il tatuaggio di un veliero ad armamento completo era associato al passaggio attorno a questo capo, all’estremità meridionale del Sud America.

Venti feroci, onde enormi e condizioni imprevedibili ne facevano uno dei passaggi più temuti dai naviganti.

Non un attestato ufficiale, ma un simbolo con cui ricordare il viaggio.

Attorno all’impresa nacquero anche racconti e usanze: secondo una tradizione, chi aveva doppiato il capo poteva portare un orecchino d’oro. Il folklore gli attribuiva persino il privilegio di cenare con un piede sul tavolo.

Nel 1914 aprì il Canale di Panama: per molte navi, il lungo giro di Capo Horn non era più necessario. Il veliero rimase però tra i simboli della tradizione del tatuaggio marinaro.

Un disegno poteva raccontare molto più di un gusto estetico: un pezzo di vita attraversato in mare.

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Hai un progetto da realizzare? Porta la tua idea e noi la trasformiamo disegnandola da zero e rendendola unicaArtist: Ar...
18/10/2026

Hai un progetto da realizzare?
Porta la tua idea e noi la trasformiamo disegnandola da zero e rendendola unica
Artist: Armando Schiavone

Sembra arrivare dal futuro. Ma ha radici nel tatuaggio del passato. 🕸️Si chiama cybersigilism: linee nere sottili, ramif...
17/10/2026

Sembra arrivare dal futuro. Ma ha radici nel tatuaggio del passato. 🕸️

Si chiama cybersigilism: linee nere sottili, ramificazioni affilate e forme che sembrano insieme organiche e meccaniche.

Tra i suoi riferimenti visivi troviamo l’immaginario biomeccanico di H.R. Giger, i loghi metal di Christophe Szpajdel e l’estetica digitale dei primi anni 2000.

La scena underground berlinese di fine anni 2010 è uno dei contesti che ne hanno favorito lo sviluppo. Ma la storia coinvolge più città e artisti, senza un’unica origine condivisa.

Aingelblood racconta di sperimentare con queste forme già nel 2018, quando rischiava di essere licenziato perché le tatuava. Negli anni 2020, questa estetica conquista visibilità sui social e raggiunge pubblici sempre più ampi.

Ti ricorda il tribale degli anni ’90? Il confronto esiste, ma non tutti lo condividono: alcuni studiosi vi riconoscono una sua evoluzione, mentre artisti come Aingelblood prendono le distanze dall’etichetta “neo-tribale”.

Tu come lo vedi: evoluzione del tribale o linguaggio nuovo?

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Perché la Yakuza nasconde i propri tatuaggi? 🇯🇵Nella tradizione dell’irezumi, anche un tatuaggio esteso può restare comp...
14/10/2026

Perché la Yakuza nasconde i propri tatuaggi? 🇯🇵

Nella tradizione dell’irezumi, anche un tatuaggio esteso può restare completamente nascosto sotto gli abiti.

Ma il legame tra tatuaggi e malavita ha una storia più complessa.

Nel periodo Edo, per alcuni reati, i condannati venivano marchiati con tatuaggi punitivi. Forma e posizione variavano secondo la regione e potevano indicare dove era stata inflitta la punizione.

Alcuni ex condannati coprivano questi segni con disegni elaborati. È una parte di questa storia, non l’unica: il tatuaggio decorativo era diffuso anche tra lavoratori e pompieri.

Nei grandi tatuaggi tradizionali, mani, collo e volto vengono generalmente lasciati liberi. Una camicia e un paio di pantaloni possono così nascondere l’intera opera.

Ci sono però occasioni in cui questi tatuaggi diventano visibili in pubblico, come il Sanja Matsuri di Tokyo.

Un dettaglio fondamentale: avere un irezumi non significa appartenere alla Yakuza.

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76 anni di divieto non sono bastati a fermare il tatuaggio giapponese. 🇯🇵Si chiama tebori — “intagliare a mano”: il tatu...
12/10/2026

76 anni di divieto non sono bastati a fermare il tatuaggio giapponese. 🇯🇵

Si chiama tebori — “intagliare a mano”: il tatuatore, chiamato horishi, inserisce l’inchiostro nella pelle con un gruppo di aghi mosso manualmente, senza macchinetta. Per il nero, nella tradizione, si utilizza il sumi.

La sua storia è strettamente legata alle stampe ukiyo-e, che contribuirono a rendere celebri i grandi disegni tatuati del periodo Edo.

Nel 1872 il governo Meiji vietò il tatuaggio decorativo, temendo che facesse apparire il Giappone arretrato agli occhi dell’Occidente.

Ma la pratica continuò clandestinamente, anche nei retrobottega di pittori di insegne e fabbricanti di lanterne. Il divieto fu revocato nel 1948.

Oggi il tebori è ancora vivo, tramandato da maestro ad apprendista.

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Il tatuaggio che rimandi da mesi? Parte da 50€. 💀Dal 26 al 31 ottobre, in studio, si entra senza appuntamento e si esce ...
09/10/2026

Il tatuaggio che rimandi da mesi? Parte da 50€. 💀
Dal 26 al 31 ottobre, in studio, si entra senza appuntamento e si esce con qualcosa di tuo.
🖤 Flash da 50€ a 100€, il secondo da 40€(small)
🖤 Hai un’idea tua? −10€
🖤 Piercing −10€ (martedì 27 e mercoledì 28)
🖤 Gemme dentali mercoledì 28
Chi sceglie uno dei servizi dello studio entra nel giveaway con tatuaggi in premio. Sabato 31 party con consolle e aperitivo, fino a mezzanotte. 🍹
📍 Via Antonio Gramsci 77, Aversa
🕚 Ogni giorno dalle 11 alle 20
Posti limitati: chi prima arriva, prima si tatua.
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Perché il tā moko non usava aghi ma lame? 🗿Nasce da una leggenda maori: il capo Mataora scese nel mondo sotterraneo per ...
08/10/2026

Perché il tā moko non usava aghi ma lame? 🗿

Nasce da una leggenda maori: il capo Mataora scese nel mondo sotterraneo per riportare indietro sua moglie, e ne uscì con un dono scolpito sul volto. Si usava l’uhi, uno scalpello d’osso, per incidere veri solchi nella pelle — non pungerla, tagliarla — e solo dopo si applicava il pigmento. Durante la guarigione non si mangiava cibo solido: un imbuto sacro chiamato kōrere serviva a nutrire senza toccare le ferite.

Il risultato era unico e irripetibile: raccontava lignaggio, status, imprese compiute. Un’identità scolpita, non disegnata. I colonizzatori europei lo giudicarono “primitivo” e la pratica fu quasi soffocata — fino a un rinascimento culturale nel tardo ‘900.

Oggi resta riservato ai maori. Un disegno ispirato per chi non lo è si chiama kirituhi: un’altra cosa, e va rispettata come tale.

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Perché i marinai si tatuavano una rondine sul petto? 🕊️Non era una scelta estetica: si guadagnava. Una rondine ogni 5.00...
05/10/2026

Perché i marinai si tatuavano una rondine sul petto? 🕊️

Non era una scelta estetica: si guadagnava. Una rondine ogni 5.000 miglia nautiche navigate, una seconda sul lato opposto del petto per le 10.000. Ma il significato andava oltre le distanze: le rondini tornano sempre allo stesso nido, e si credeva che se un marinaio moriva in mare fosse la rondine a portarne l’anima a casa. Il disegno che conosciamo oggi porta la firma di Norman “Sailor Jerry” Collins — ancora uno dei simboli più richiesti nell’old school.

Non parlava solo di miglia percorse. Parlava di casa.

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Pi***la o ago per il tuo piercing? Non è una questione di gusti. 🎯L’ago professionale taglia il tessuto in modo pulito. ...
03/10/2026

Pi***la o ago per il tuo piercing? Non è una questione di gusti. 🎯

L’ago professionale taglia il tessuto in modo pulito. La pi***la lo schiaccia con un perno spuntato, causando lacerazioni — e sulla cartilagine il rischio è anche di frattura, non solo di foro sbagliato. Le parti interne delle pistole sono in plastica e non reggono la sterilizzazione in autoclave: restano contaminate da cliente a cliente. Non è un caso se l’APP (Association of Professional Piercers), il riferimento mondiale del settore, ne vieta l’uso ai propri membri.

La differenza non è estetica. È salute del tessuto.

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Perché si dice “tatuaggio”? La risposta viene da un’isola del Pacifico. 🌊Luglio 1769: il Capitano Cook sbarca a Tahiti e...
30/09/2026

Perché si dice “tatuaggio”? La risposta viene da un’isola del Pacifico. 🌊

Luglio 1769: il Capitano Cook sbarca a Tahiti e sente parlare di “tatau” — parola che significa “marchiare, colpire”. La trascrive nel suo diario come “tattow”: è la prima volta che la parola compare in inglese. Da lì viaggia in Europa con i suoi marinai, cambia leggermente suono, ma resta la stessa da oltre 250 anni.

Ogni parola ha una storia. Ogni tatuaggio anche.

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Via Antonio Gramsci 77
Aversa
81031

Orario di apertura

Lunedì 15:30 - 20:00
Martedì 10:30 - 20:00
Mercoledì 10:30 - 20:00
Giovedì 10:30 - 20:00
Venerdì 10:30 - 20:00
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