21/04/2026
Dal festival URAT – Ponti resta qualcosa che va oltre un semplice evento, resta un ponte di cultura comunicante.
Abbiamo visto persone incontrarsi, fermarsi, ascoltare.
Abbiamo visto nascere dialoghi, emozioni, connessioni.
Ed è proprio questo il senso più profondo di tutto.
Oggi sentiamo il bisogno più semplice: dire grazie.
Con il cuore pieno di gratitudine diciamo GRAZIE alla Fondazione Goria, al presidente Marco Goria, a Carlo Cerrato e a tutto il loro meraviglioso staff per l’accoglienza e il supporto al progetto.
Grazie anche a Skender Lazaj e alla Lega degli Scrittori Albanesi in Italia per la loro preziosa collaborazione.
Grazie ai consiglieri regionali Debora Biglia e Fabio Isnardi per la loro presenza, l'appoggio delle autorità è sempre apprezzato da noi.
Grazie a Luljeta Cobanaj, ufficiale del Consolato Albanese a Milano, e soprattutto nostra carissima amica.
Grazie a Nikolin Gjeloshi, sempre vicino con generosità alle nostre iniziative.
Grazie all’equipe della RTV statale albanese per aver raccontato questi due giorni, ai quali si è unito a documentare l'evento anche la squadra della fondazione Goria.
Un grazie speciale a tutti gli artisti.
A chi è venuto da lontano, a chi ha portato la propria voce, la propria musica, le proprie parole, le proprie opere.
La musica ha riempito gli spazi e ha unito tutti:
grazie a Aba Rubolino, A***n Daija, Jane Plumbini, Leonard Plumbini, Neptun Gjata per aver regalato momenti intensi, capaci di coinvolgere e far sentire tutti parte di qualcosa.
Grazie agli scrittori e ai poeti, che con le loro parole hanno aperto riflessioni, raccontato identità, fatto viaggiare tra storie e vissuti, Besnik Mustafaj, Denata Ndreca, Ndue Shabaku, Ugo Nespolo, Ismete Selmanaj Lebaj, Rezart Palluqi, Petrit Sulaj, Irma Kurti, Valbona Jakova, Vojsava Çaushaj, Luan Rama, Sadina Rama, Tonin Nikolli, Skender Lazaj, Mimoza Leskaj, Lume Plaku, Klodian Kojashi.
Grazie agli artisti delle arti visive, che con i loro lavori hanno dato forma e colore a ciò che spesso non si riesce a dire a parole, Agim Sulaj, Faik Skopeci, Helidon Haliti, Alketa Delishaj, Bashkim Alushi, Vjola Fusha, Ylli Plaka, Dhimitraq Robo, Vida Gavoci, Ilir Shahini, Moisi Harka, Vera Ivanaj, Andrea Tufina, Manjola Vokrri, Dardan Imeraj, Zhezair Rexhepi, Neptun Gjata, Robert Shkurti, Eduart Soppi.
Le esposizioni, curate con attenzione, hanno trasformato gli spazi in un percorso vivo: tradizione, memoria, creatività e contemporaneità si sono incontrate, creando un dialogo continuo tra passato e presente.
Grazie anche a Klodian Kojashi, per aver accompagnato con sensibilità e naturalezza i momenti di confronto.
E poi c'è la nostra squadra.
Grazie per la guida a Bjeshkza Marjan, presidente della nostra associazione AssoAlbania Asti.
A Selami Tatani per il supporto costante.
A Aranit Murga e Taulant Hysaj, per il lavoro passo dopo passo in sintonia e per aver condiviso anche le loro radici attraverso i costumi.
A Fatmir Gjata, che ha ideato, moderato e diretto questo festival.
Grazie alla famiglia Bjeshkza, per l’allestimento e i materiali preziosi forniti al festival.
A Elida Gjinaj-Pistulli, per la cura della parte etnografica e per la Xhubleta antica, regina della kostumografia albanese, tesoro di famiglia esposta al festival.
Per il loro contributo grazie a Daniela Fracchia, Kiti Gjata, Stefania Pistulli, Elona Hysa, Pamela Zaganjori, Ilir Shahini, Elisabeta Kola, Flavia Murga, Sara e Suzana Dani, Esonela dhe Gentian Zekthi, Barbara Murga, Merushe Hida, Evgjeni Gjata, Lediona Vrenozi, Gjon Pistulli, Krenar Llaha, Shkëlqim Bali, Arta Nimanaj, e a tutti quelli che hanno lavorato con impegno, spesso dietro le quinte.
Grazie al pubblico, che con la sua presenza ha dato valore a ogni momento.
E poi loro…
i nostri bambini e ragazzi.
Erano tantissimi.
Con i loro costumi, i colori, l’emozione negli occhi, hanno riempito ogni spazio ancora prima di salire sul palco.
E quando è partita la musica, hanno fatto molto più che danzare: hanno raccontato chi siamo.
Ogni passo, ogni movimento, ogni sorriso portava dentro qualcosa di vero.
Hanno acceso la sala, hanno fatto emozionare, hanno unito tutti in un applauso spontaneo.
Sono loro il motivo per cui continuiamo a costruire.
Chiudiamo il festival con qualcosa di bello che ci resta dentro.
Perché quando si costruiscono ponti veri, restano aperti.
Alla prossima. 🇦🇱🇮🇹