Tradizioni Vive - Radici del Futuro

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❤️ Amiamo le nostre radici italiane e picene!
📚 Ricerchiamo e divulghiamo tradizioni!
🇮🇹 Organizziamo eventi culturali e musicali
📋 Gestione pagina: Gabriella Piccioni e Azzurra Angelini Marinucci

04/09/2026

🌳Nel bosco di Montemonaco, un bellissimo borgo montano del Piceno, nelle Marche, c’è un suggestivo sentiero dedicato ai Mazzamurelli, i caratteristici gnometti della tradizione popolare: leggende che si sono tramandate per generazioni e hanno popolato l’immaginario collettivo, con racconti divertenti o paurosi, narrati le sere d’inverno davanti al cammino e nelle stalle o le sere d’estate sull’aia o davanti alla fonte.
Il percorso nel bosco è semplice e per tutti, non solo per bambini, abbellito da vere e proprie opere d’arte lignee, tipiche dell’artigianato locale.
Protagonisti del luogo sono i Mazzamurelli dei Sibillini, gnomi biricchini, che entrano di nascosto nelle case per fare dispetti e strani rumori con le loro mazze.
Vivono in un bosco speciale, ai piedi di una montagna magica, quella della maga Sibilla.
Un luogo popolato dalle fate ballerine dai piedi di capra, da streghe, draghi, maghi, animali di ogni sorta, creature fantastiche e strane, cavalieri alla ricerca della verità e delle loro radici, come Guerin Meschino, protagonista del romanzo scritto nel 1410 da Andrea da Barberino e ambientato in questi luoghi. Guerino era un fanciullo di stirpe reale, ma venne rapito ancora in fasce e venduto come schiavo a Costantinopoli, e soprannominato “il Meschino” (ovvero il povero, il disgraziato) per via della sua condizione sociale.
🎠Diventato un valoroso cavaliere, intraprese un lunghissimo viaggio in giro per il mondo alla ricerca dei suoi veri genitori, arrivando fino all’oracolo della Sibilla, nella sua grotta, nel cuore degli Appennini marchigiani. Il lungo vagabondare si concluse in Oriente, dove Guerino scoprì di appartenere ad una stirpe reale: era figlio di Milone, re d’Albania, e della regina Fenisia. Liberati i genitori fatti prigionieri dai suoi usurpatori, diventerà un sovrano saggio e amato!
♥️ Una storia di riscatto sociale e di rettitudine morale, che dava speranza ai pastori, offrendo loro un modello di forza, di resistenza e dí virtù!

29/08/2026

💙 San Benedetto del Tronto, intervista alla retara Vittoria Giuliani. Parte seconda.
Con la prof. di antropologia Serena Pasqualini , al microfono, abbiamo fatto una piacevolissima chiacchierata presso il bar del circolo nautico di San Benedetto del Tronto con l’ultima retara, figlia di un funaio, che fin da bambina ha intrecciato reti da pesca. Un breve scorcio che ci riporta indietro nel tempo, quando la viva città turistica di oggi era un caratteristico borgo marinaro, popolato da pescatori, canapini, funai e retare. Vittoria è uno scrigno di saperi antichi e di sentimenti belli e ci ha guidato in questo breve viaggio che ci ha arricchito umanamente e culturalmente e ci ha incoraggiato a continuare con passione la raccolta di testimonianze orali relative agli antichi mestieri, ai riti e le feste di una volta! Perché senza radici non c’è futuro !
Altre pillole di saggezza nei prossimi reel !



11/08/2026

🍷La tradizione della V’vtella è rimasta molto viva nella memoria dei nostri anziani, e in un bellissimo borgo del Piceno, Castorano (Marche), è diventata oggi una festa identitaria che coinvolge l’intera comunità e le diverse generazioni, soprattutto i giovani, che arrivano anche dai territori limitrofi!
Pietro Peroni e la moglie Angela Chiappini, di Castorano, ricordano il tempo in cui la V’vtella era ben altro dalla “baldoria” odierna ...
🎉Oggi è una festa per bere, mangiare, scherzare e divertirsi insieme, una sorta di carnevale estivo che si svolge ogni 14 agosto e si organizza già nei mesi precedenti, preparando carri allegorici, stand, eventi vari etc.
🌾Fino a mezzo secolo fa, invece, in tutto il Piceno, e non solo, la Vivitella era la colazione di mezza mattinata, fatta all’aria aperta durante le lunghe fatiche dei campi (e in ogni luogo assumeva una diversa denominazione).
Dopo lo “sdiù”, cioè la leggera colazione del primo mattino per sdigiunare, cioè rompere il lungo digiuno (considerando che la cena si faceva presto ed era molto frugale, solitamente a base di “misticanza”, cioè un piatto misto di erbe spontanee appena raccolte), la vivitella era un momento di breve ma sostanziosa ricreazione durante la dura e assolata giornata nei campi, nel periodo della mietitura e della trebbiatura.
🥧Era compito delle donne di casa prepararla e servirla: maritozzi con l’anice, ciambelle e biscotti, vino cotto, pane e salumi, limonata, oppure acqua con aceto di vino fatto in casa.
🪗Il lavoro era alleggerito dunque dall’attesa di questo momento di allegria, in cui si mangiava e si beveva insieme e più dell’ordinario!
Si diceva infatti:
“quando si miete, la gola ha gran sete”,
ma guai a esagerare col vino:
“Pane finché dura, ma vino a misura”!

Indirizzo

Ascoli Piceno
63100

Sito Web

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