03/06/2026
🎶A giugno iniziavano i lavori campestri più importanti e con essi i canti e gli stornelli che accompagnavano la mietitura, la trebbiatura, la vendemmia la scardozzatura…
“Prima per i campi si sentiva sempre cantare…”queste le parole degli anziani intervistati :
-Gigi (San Martino di Acquasanta Terme) pastore;
-Sina (Castignano), contadina;
-Vittoria (San Benedetto del Tronto), retara e figlia di funaio;
-Rita e Nicolina (Castignano), contadine.
L’ultimo video è una frammento di una canzone di Gianni Morandi, e rappresenta la svolta degli anni Sessanta, quando la Tv impone nuovi modelli calati dall’alto.
Il canto prima dell’industrializzazione non era solo uno svago, era un’azione sacra di ringraziamento e di motivazione, per entrare in relazione con la natura, e scandire i ritmi delle stagioni e della vita.
Il canto era l’allegria della festa, il compagno fedele durante le fatiche dei campi e del mare, o l’eco delle botteghe artigiane.
Vi erano poi gli stornelli d’amore o ingiuriosi, le satire paesane, i canti di guerra, le nenie e i canti funebri, le filastrocche e le ninne nanne.
Tra i primi a capire il valore storico e antropologico di questi canti fu Pierpaolo Pasolini, che nel 1955 pubblicò una ponderosa antologia della poesia popolare, il Canzoniere italiano, che recuperava i canti della ricca tradizione regionale italiana.
Pasolini anticipa la moderna etnomusicologia, cercando la connessione tra i gesti dei lavori campestri e i ritmi della musica popolare.
I canti popolari hanno radici antiche, costituiscono una vera rifondazione del mito e contengono tracce della storia e della letteratura nazionale ed europea, dai canti religiosi medievali alla letteratura umanistica, ai moti della Rivoluzione francese, alla letteratura romantica etc), rappresentando una forma di resistenza inconsapevole ma potente all’omologazione culturale.
❤️Oggi non si sente più cantare…ci dicono con un pizzico di nostalgia i nostri informatori.