06/06/2026
«Ma se mio figlio incontrasse il figlio di Franco, dovrebbe odiarlo?»
La domanda di Giovanni Ricci ha attraversato il workshop 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐑𝐢𝐩𝐚𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚: 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚 e ha aperto un confronto sulla giustizia riparativa che supera la sola dimensione giuridica e arriva al cuore delle relazioni umane.
Franco Bonisoli, ex brigatista coinvolto nel sequestro Moro e nell’azione di via Fani; Giovanni Ricci, figlio di Domenico Ricci, uno degli agenti della scorta del Presidente Moro uccisi durante l’attacco di via Fani.
Per anni le loro vite sono rimaste separate da un dolore che sembrava impossibile da attraversare. Eppure, attraverso il percorso della giustizia riparativa, è diventato possibile incontrarsi, fare domande, ascoltare risposte.
La giustizia penale risponde al reato attraverso la pena. La giustizia riparativa prova ad aprire anche un altro spazio: quello dell’incontro. Uno spazio fragile, che non cancella il male, non sostituisce la responsabilità e non restituisce ciò che è stato perduto, ma permette di riconoscersi come esseri umani.
«Io non ti posso restituire tuo padre», ha detto Bonisoli a Ricci. Ma da quella impossibilità è nato un dialogo capace di trasformare qualcosa.
A YouTopic si è parlato di inquietudine come di una forza che può irrigidire oppure aprire nuove possibilità. L’inquietudine del dolore, della rabbia e delle domande senza risposta può alimentare la vendetta. Oppure può diventare il punto di partenza per cercare una strada diversa.
Dalle testimonianze emerse durante il workshop è arrivato un messaggio potente: il perdono è diverso dal dimenticare, la giustizia riparativa è scegliere di entrare in uno spazio di verità dove il reato resta, il dolore resta e la relazione può cambiare.