05/08/2024
...continua...
Una volta raggiunto lo specchio d'acqua vicino alle mura, i variaghi stanchi e doloranti scelsero una locanda sotto ai rami di rovere.
E lì alcuni decisero di restare per affrontare i propri demoni e le proprie miserie.
Altri invece non potendosi permettere questo lusso, raggiunsero l'araldo alla piana dove come di consueto avrebbe preso piede la giostra su poderosi destrieri.
Per Hjalfi e Holger fu un ottimo pretesto per scrutare negli sguardi e negli animi una fiducia sempre più pallida.
Sul sentiero, incontrarono nuovamente il Grigio Pellegrino, con il suo tipico sorriso mentre allietava le sofferenze di una cavalcatura, il cui cuore galoppava più forte dell'età che non glielo permetteva più.
Conscio di quel incanto, Hjalfi venne raggiunto dai suoi compari Gitani che gli domandavano il motivo di quello sguardo tanto intenso e così sparso nel vuoto.
Rispose Holger per lui, lasciando il fabbro libero da ogni parola sbagliata che taccue supplicando una lettura delle loro arti.
Mentre uno dedicava tempo a spiegare i dettagli di una battaglia, l'altro si sedette sul proprio scudo, conficcando l'ascia nel terreno all'ombra di un albero.
Lì fuori le mura su di una seduta di legno scheggiato, fu raggiunto da una figura che portava nelle proprie mani le rune che tanto attendeva e così insieme consultarono a lungo gli eventi...
Come temeva il norreno, gli auspici non erano tra i più rosei.
E mentre il sole sul suo carro spingeva forte...
Egli stette li ad osservare il mondo e ad assaporare la vita con il suo gusto dolce e amaro, stregato da parole che lasciavano più domande che risposte.
Preoccupato, Holger che cercava Tjew fortemente infortunato, di quando in quando passava dietro al malinconico compare battendogli di tanto in tanto la mano sulla spalla così da distrarlo dal troppo pensare.
E Sven, anche lui si dedicò alle proprie cure senza però mai abbandonare la lancia facendo cenno che tutto era sotto controllo quando "il lupo" incrociava il suo sguardo rincorrendo i propri pensieri.
Così il fabbro, decise di incamminarsi per una radura lì vicino e godere meglio di un po' di tranquillità mentre sguinzagliava angosce e paure in un torrido pomeriggio che lo costrinse ad immergere il capo più volte nelle fresche acque della valle attendendo la fresca brezza del tramonto.
Il Grigio, lo raggiunse e con poche parole lo risollevò come solo lui sarebbe stato in grado di fare.
La magia era potente in quel uomo.
Fu così che con un sorriso dipinto sotto alle barbe, si intrufolarono nella Locanda del Ramo per riempirsi gli stomaci e godere di fresca birra...
Ma furono anticipati, già da molto, dal giovane Tjew...
Che nel bere smodato ora affrontava i suoi mostri nella maniera peggiore, puntato il suo coltello verso chiunque volesse scortarlo all'uscita, guardie comprese.
Tanto era il suo dolore che le lacrime solcavano il suo viso, troppo giovane per le sue pene.
Una storia che sapevano pochi tra i sopravvissuti di Juninfair.
Si consiglio dell'allora templare, era meglio allontare queste scene dagli occhi dei nobili onde evitare ulteriori disguidi.
E così Hjalfi fu costretto a colpire il giovane allo stomaco per fargli cadere la lama e al tempo stesso svuotarlo dal succo di bacco che senza ritegno lo aveva riempito.
Ma il temperamento del giovane, come quello di un drago infuriato avrebbe da lì a poco attirato gli sguardi dei potenti.
Così fu Holger a dover prendere una corda ed assicurarlo ad un albero non troppo distante.
Mentre le tenebre si infuocavano della magia dei Gitani.
Illuminando con riflessi di fuoco anche i pensieri di Hjalfi che seguendo con occhio attento i tormenti del giovane, tornò a vestire i panni di un uomo.
Nessuno tra i corvi quella sera avrebbe osato volare.
Attendendo tra canti e balli che tutte le signorie lasciassero quelle terre alla volta della prossima tappa.
Si trattennero solo il tempo necessario per scacciare via i propri incubi.
La missione del Corvo Bianco sarebbe ripresa l'indomani mattina.
Il fabbro avrebbe se non altro avuto molto daffare...