Vi sono grandi tesori artistici ma anche naturalistici, tra cui il nostro patrimonio paleontologico. I dinosauri in Italia ci sono da sempre, ma nascosti: ora la loro presenza è svelata dalle impronte che hanno lasciato sul fango di spiagge primordiali. Sono venuti alla luce negli ultimi anni notevoli giacimenti icnologici (impronte) d’importanza mondiale. Il nostro Parco propone al visitatore, me
diante la realizzazione tridimensionale di riproduzioni di dinosauri e di rettili in VTR in scala 1:1, un percorso evolutivo che, partendo dal Triassico (235 milioni di anni fa), si snoda lungo un’Italia ricca di siti importanti. Compagni di viaggio d’eccezione sono un uomo e una donna, i famosi “Lucy”, ricostruzioni dell’Australopithecus Afarensis, il cui scheletro è stato rinvenuto ad Hadar in Etiopia. Il primo sito che incontriamo sulla sinistra è quello del “Butterloch” nelle Dolomiti, dove sono state rinvenute le impronte dello Scutosauro, un massiccio rettile dal corpo arrotondato e un c***o sul muso. Sulla destra, dopo il fossile di un’ammonite gigante, ecco lo Staganolepis, della famiglia dei Tecodonti, caratterizzato dalla presenza di grandi placche dorsali (sito di Lerici). Subito a sinistra, in atteggiamento di caccia, il Ticinosuchus ferox, le cui orme sono state rinvenute a Besano. Qualche metro più avanti ci imbattiamo nel Sintarsus, della famiglia dei Coelophisis, sito di Rovereto, un carnivoro leggero e agile che cacciava piccoli mammiferi o, in gruppo, prede più grandi. Sulla sinistra si nasconde un Desmatosucus, proveniente dai Monti Pisani, un etosauro erbivoro corazzato. In basso, sulla destra, il Gallimimus, il più grande ornitomimide noto, originario dell’Asia, pare che avesse qualche parente in Europa, ma in Italia per il momento vi sono solo impronte in fase di studio. Una trentina di metri più avanti, sulla destra, per ricordare l’eccezionale sito di Pietraroia, dove è stato trovato lo scheletro intero di un piccolo Raptor, familiarmente denominato Ciro, proponiamo la ricostruzione dell’attacco di un Velociraptor Mongolensis su un Protoceratopo femmina che difende il nido con uova e piccoli; quest’episodio è realmente esistito poiché sono stati ritrovati due scheletri fossilizzati avvinghiati in Mongolia. Forse il più grande carnivoro finora rinvenuto in Italia, a Saltrio, il Saltriosauro, pronto all’attacco, con i suoi otto metri di lunghezza, appare all’improvviso tra gli alberi. Infine ecco il sito di Altamura dove sono state rinvenute sino ad ora addirittura trentamila impronte in dodicimila metri quadrati di Sauropodi, Hadrosauridi, Anchilosauri ed altri.. Sulla destra ci imbattiamo in un esemplare di Hadrosauride, l’erbivoro dal becco d’anatra e,
pochi metri più avanti, ci appare, in tutta la sua imponenza, venti metri di lunghezza e dieci di altezza, un Apatosauro, erbivoro americano che potremmo associare ai sauropodi di Altamura. Il viaggio per ora termina qui (…speriamo vi sia piaciuto!…), ma state pronti, presto vi faremo conoscere nuovi ed esaltanti itinerari!