05/09/2026
I. DELINEA IL TAO
Il Tao che può essere detto Tao non è l'eterno Tao, il Nome che può essere nominato non è l'eterno Nome. Senza nome è il principio del Cielo e della Terra, quando ha un nome è la madre delle diecimila creature. Perciò colui che è privo di desideri contempla l’Ineffabile, perciò colui che ha desideri vede i suoi confini. Entrambi hanno la stessa origine e lo stesso tempo anche se diverso nome, e insieme sono detti mistero, il mistero profondo del mistero, e sono la soglia di ogni meraviglia.
Commento:
Traspare, nella sua contraddittoria evidenza, che quanto per il saggio taoista costituisce il centro ordinatore dell’esperienza e l’asse originario dell’orientamento interiore risulta sottratto alle facoltà del pensiero logico-razionale e alle pretese di un empirismo che misura soltanto ciò che si lascia oggettivare.
Si tratta del Grande Tao, che non si offre come oggetto definibile entro un sistema di predicati stabili. Ogni tentativo di determinazione lo riduce e lo tradisce. La sua natura è non soltanto apofatica, nel senso di una indicibilità progressiva, ma anche radicalmente paradossale, poiché include la propria negazione come forma interna della sua stessa intelligibilità.
Questa condizione determina che non vi è alcun accesso possibile attraverso mediazione concettuale o discorsiva, poiché ogni forma di pensiero che opera per rappresentazione introduce inevitabilmente un oggetto e quindi un limite, uno scarto, una eccedenza. L'unica via per entrarvi è la contemplazione: intesa come sospensione dell'atteggiamento rappresentativo. Essa è l’interruzione di quel processo che costituisce il reale come oggetto del pensiero e che così lo sostituisce, lo idealizza, lo razionalizza. La contemplazione è sospensione; e la sospensione comporta la non costruzione dell'oggetto. In tal modo si apre una modalità esperienziale che non è più mediata da categorie concettuali. Il saggio taoista non crea l'immagine del Tao dentro di sé, non abita in se stesso il Tao, ma giunge ad abitare il Tao. La contemplazione di cui parla il Taoismo non è una fuga in un silenzio vuoto, né un annichilimento della coscienza. È l'arte di stare sulla soglia. Il saggio non si schiera né dal lato del "senza nome" (il principio) né dal lato del "con nome" (le creature); dimora proprio nell'intervallo in cui l'uno si genera dall'altro. È lì che avviene la meraviglia.
dal libro "TAO TE CHING - RADICE E MUTAMENTO"