19/06/2026
LA MUSICA (questa sconosciuta)
Il paradosso della scuola di oggi: insegniamo a tradurre il passato, ma dimentichiamo di insegnare a comprendere la bellezza.
C'è una domanda che mi faccio spesso lavorando con i miei allievi in Accademia Direttori di Coro, quando costruiamo insieme la capacità di leggere un testo musicale non solo come partitura ma come documento culturale: da dove viene questa competenza, se la scuola non l'ha mai posta come obiettivo?
Stamattina quella domanda è diventata concreta per oltre 500.000 studenti. La seconda prova della Maturità 2026 al liceo classico è un brano tratto dal I libro dell'Institutio Oratoria di Quintiliano, e il tema è la musica come fondamento della formazione del perfetto oratore.
Agli studenti viene chiesto di tradurlo, analizzarlo, interpretarlo e sviluppare riflessioni personali sulla musica. Con quali strumenti culturali, verrebbe da chiedersi. In cinque anni di liceo classico, il liceo che più di ogni altro si propone di formare alla complessità del pensiero, la musica come fenomeno artistico, storico e culturale può non essere mai comparsa ufficialmente in un'ora di lezione. Non ridotta, non marginalizzata: semplicemente assente.
Eppure Quintiliano sapeva benissimo cosa stesse dicendo, e lo sapevano Platone, Aristotele, i Greci tutti: la musica era paideia, formazione dell'anima, colonna della cittadinanza. Non un ornamento ma una struttura portante della cultura classica, quella stessa che il liceo classico dichiara di trasmettere. Il paradosso è tutto qui: il MIM sceglie un testo che parla di musica come fondamento dell'educazione e lo sottopone a ragazzi a cui quell'educazione musicale non è mai stata offerta.
Non stiamo chiedendo di formare musicisti. Stiamo chiedendo di formare persone capaci di abitare la cultura nella sua interezza. Finché questo non cambierà, continueremo a mandare nel mondo ragazzi che sanno tradurre Quintiliano ma non sanno davvero cosa stia dicendo.
Enzo Marino