25/08/2021
PUBBLICHIAMO LA VERSIONE INTEGRALE DEL BRANO IN CUI TITINA PARLA DEL PERSONAGGIO DI FILUMENA MARTURANO.
«Quanta fatica per giungere a lei»
di TITINA DE FILIPPO
“Dopo la cena si inizia la lettura di Filumena Marturano. I clamori, le risa sono cessati come per incanto. Ognuno pende dalle labbra di Eduardo. Dopo il primo atto i consensi scoppiano unanimi: dopo il secondo e dopo il terzo nessuno osa parlare. Tutti sembrano impietriti. È commozione? è freddezza? La lettura di Questi fantasmi, un anno prima si era chiusa in mezzo alle acclamazioni. «Filumena» non ebbe lo stesso immediato successo di applausi. Forse era sembrata una commedia audace e pericolosa. Ma, appena rimesso dal primo turbamento, prende la parola Achille Vesce in difesa di «Filumena». E tutti entrano poco dopo nel cerchio spirituale del suo tormento e della sua passione, della sua ragione. C’era allora in Filumena Marturano un personaggio che non è apparso alla ribalta, che Eduardo ha tolto per non distrarre il pubblico dal nodo centrale della commedia, per un criterio di proporzioni teatrali. Ma la comparsa di questo personaggio era un episodio gentile, di squisita delicatezza.
Quando Filumena si prepara
alle nozze, si fa avanti con un mazzo di fiori, una fanciulla. È la figlia di una sciagurata compagna di Filumena, di una di «quelle di lassù». È una creatura pura, che nn sa nulla della vita di sua madre, che è stata educata in collegio. Quando sua madre ebbe i segni di una creatura che era in lei, avrebbe voluto sbarazzarsene e fu proprio Filumena ad imporsi perché questo non avvenisse. La fanciulla ignora naturalmente anche questo particolare: dice soltanto di ve**re da parte di sua madre, la quale ha voluto che fosse lei a portare all’amica quei fiori... lei che a Filumena deve tutto!
Il personaggio di Filumena mi è costato immensa fatica. Eduardo durante le prove, mi indicava la via per giungere a lei, perché mi incontrassi con la creatura del suo cervello e stringessi con lei un patto d’amore. Mi consigliava, mi dirigeva, ma «Filumena» mi rimaneva sempre lontana. Non la capivo, mi sfuggiva ed avevo paura delle sue parole.
Nell’invocazione alla Madonna, nella rivelazione ai figli, ed in tutto il resto, istintivamente sentivo gli abissi ed i trabocchetti preparati a migliaia dalla perfida mano della protagonista. Il terrore di sembrare falsa, costruita, enfatica, mi era costantemente davanti agli occhi. Commuovere la platea senza ricorrere al mestiere ed a lenocini, arrivare alla semplicità, alla umanità drammatica e bruciante, senza artificio ma con dignitosa aristocratica linea d’artista è cosa estremamente difficile, che esige enormi fatiche e grandi rinunce: ed io non so se ci sono riuscita.”
Il brano è tratto da «’O Canisto», raccolta di poesie e prose eduardiane, edizioni del Teatro San Ferdinando (1971) - «l’Unità», 19 settembre 1996.