26/05/2022
“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”, così diceva in un famoso film Nanni Moretti.
Ha perfettamente ragione, più parole conosci e più sei libero.
Spiego con un paio di esempi evidenti: quando l’ex premier Conte contesta l’inceneritore a Roma, usa le parole giuste per far mo***re la protesta. Lui sa che in realtà non si tratta di costruire un inquinante puzzolente e sporco inceneritore, sa che si tratta invece del progetto di un termovalorizzatore, un impianto, cioè che non inquina, non sporca e produce tanta energia dai rifiuti. Energia, non diossina. Tuttavia se le persone non conoscono la parola termovalorizzatore, è chiaro che possano essere più convinti dalla parola “inceneritore” e che quindi si tratta di una scelta sbagliata e inquinante per la città. Un secondo esempio, ma ce ne sono tanti, è il termine conflitto per definire l’invasione russa in Ucraina. Conflitto significa scontro tra due parti, per essere chiari significa che tu bombardi Kiev e io bombardo Mosca, uno scontro tra due duellanti a seguito di una dichiarazione di guerra. L’attuale tragedia tra Russia e Ucraina ci dice che il termine da usare è invasione, occupazione, conquista… non conflitto. Un diciottenne, appena diplomato, porta con sé un bagaglio lessicale che va dalle 20 alle 50 mila parole, di queste però ne utilizza soltanto una piccola parte.
Quotidianamente un italiano medio fa uso di una porzione davvero minuscola del già ristretto “vocabolario di base” costituito da 6.500 parole: ovvero quello che viene tecnicamente chiamato “lessico fondamentale”, composto da sole 2.000 parole.
Insomma, usiamo sempre parole semplici, parole che possono andar bene per conversare e parlare con amici e parenti, ma che in un contesto più “alto”, un contesto che ci fa capire il mondo politico e sociale che ci circonda probabilmente, non possono bastare.