25/08/2026
Una capsula del tempo. Tutto da leggere. PLC
Sembrava il contenitore perfetto per un profumo: dentro, però, è rimasta una traccia molto più inquietante.
L’alabastro, nell’antichità, era associato a recipienti eleganti per profumi, oli e unguenti. Per questo, davanti a un vaso così raffinato, la prima ipotesi viene quasi naturale: doveva contenere qualcosa di prezioso e profumato.
Ma questo oggetto non è un vaso qualsiasi. È un raro alabastron in alabastro o calcedonio legato a Serse I, il re achemenide che governò dal 486 al 465 a.C. La sua iscrizione è quadrilingue: usa l’accadico, l’elamita, il persiano antico e l’egiziano.
Già la scritta racconta un mondo fatto di potere, scambi e lingue diverse. Il vaso appartiene infatti a una fase in cui il mondo achemenide e quello egizio erano strettamente collegati, almeno negli ambienti delle élite.
La sorpresa arriva dall’interno. Anche dopo migliaia di anni, sulle pareti del recipiente sono rimaste tracce chimiche riconducibili all’oppio. Non una semplice somiglianza: l’analisi ha individuato cinque biomarcatori diagnostici, tra cui morfina, noscapina, tebaina, papaverina e idrocotarnina.
È questo insieme a rendere forte l’interpretazione. Un singolo composto potrebbe lasciare spazio a dubbi o contaminazioni; la presenza combinata di più marcatori tipici punta invece verso una sostanza a base di oppio contenuta nel vaso.
Il reperto è importante anche per un altro motivo. Gli alabastra egizi iscritti e intatti sono meno di 10 nelle collezioni mondiali: non si tratta quindi di un oggetto comune, ma di una testimonianza rarissima, capace di mettere insieme un’iscrizione regale e una prova materiale invisibile a occhio n**o.
Questo non significa però che sappiamo perché l’oppio fosse lì. Potrebbe essere stato destinato a un uso medico, rituale o di lusso, ma nessuna di queste ipotesi è dimostrata dal vaso da solo. La scoperta conferma piuttosto che sostanze oppiacee circolavano tra le élite egizie e persiane nel V secolo a.C.
E c’è un’ultima correzione importante: il vaso non va presentato come un reperto scavato in Egitto nel 1857. Un oggetto di questo tipo risulta collegato all’area del Mausoleo di Alicarnasso, nell’attuale Bodrum, in Turchia; il pezzo studiato da Yale è conservato nella Yale Babylonian Collection.
In altre parole, non è soltanto un vaso antico con una scritta famosa. È una piccola capsula del tempo: fuori racconta il potere di un re, dentro conserva la firma chimica di ciò che quel potere poteva scambiare, usare o custodire.
💁♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 5 biomarcatori diagnostici dell’oppio identificati
👉 Meno di 10 alabastra egizi iscritti e intatti nelle collezioni mondiali
📚 Fonti: yale, british museum