30/08/2026
Guardate questa foto. Due vasi su un asse di legno, sullo sfondo il disordine autentico e operoso di una bottega. Non è un render, è polvere vera. E quei vasi sono ceramica, materia che ha la pretesa di essere eterna ma che si frantuma se la guardi storto.
Il punto non è solo che sono fatti a mano, che oggi sembra essere diventato il claim per vendere qualsiasi cosa. Il punto è come sono stati pensati. A sinistra abbiamo la purezza, una forma solida, monolitica, quasi un richiamo a certi altari cicladici o a quella semplicità grezza che ci fa sentire tutti un po’ architetti. Un omaggio al non detto, all’essenzialità.
A destra, la stessa identica forma, ma che accetta la sfida del decoro. E non un decoro a casaccio, badate bene. Ci sono cerchi che si intersecano, linee spezzate, campiture a grana grossa e sottili tratteggi. Vi ricorda qualcosa? Certo che sì. C’è il secondo Futurismo, che incontra anche un po’ il Cubismo, un’eco di quell’arte che non si vergognava di essere geometrica e decorativa allo stesso tempo. Stilemi storici, si direbbe. Ma non è antiquariato, è archeologia dell’avanguardia.
La magia sta proprio qui, in questo cortocircuito tra la materia grezza e la geometria colta. Questi due oggetti sono un dialogo aperto. Uno dice: "Meno è meglio", l’altro risponde: "Sì, ma con garbo e un po’ di colore". E non è un colore pastello e caramelloso, è un gioco di grigi e bianchi sporchi, di texture che chiedono di essere toccate, quasi una sintesi tattile della ricerca condotta in questa bottega.
Il fatto a mano non come banale replica del passato, rifugio nostalgico in un tempo che non c’è più. Ma come un laboratorio vivo dove la tradizione non è un peso, dove si prende una forma antica, la si reinterpreta, la si pulisce e poi, con pazienza certosina ci si disegna sopra una mappa per il futuro. Una mappa che, miracolosamente, incontra il gusto di oggi, un gusto che forse, dopo tanta plastica liscia e tanta perfezione digitale, ricomincia ad avere fame di imperfezione colta e di decoro intelligente. Ben tornata, mano. E ben tornato, decoro. Ci eravamo mancati.
I vasi li ha foggiati Dario Bevilacqua. Il decoro e’ di Clara Biagi.