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     di Gaia Serena Simionati81 Mostra del Cinema di VeneziaIl geniale, carismatico e trasversale Brady Corbet  è il reg...
26/09/2024








di Gaia Serena Simionati

81 Mostra del Cinema di Venezia

Il geniale, carismatico e trasversale Brady Corbet è il regista del film The Brutalist.

Presentato in Concorso Internazionale alla 81° Mostra del Cinema di Venezia, e premiato da me in il film è scritto da Corbet e da Mona Fastvold, sua partner di vita.

L’architettura è la vita nella sua costruzione

Finalmente qualcuno che capisce che la settima arte si chiama cosi perché include anche gli occhi!!!

Un film sublime, poetico, lattiginoso, con una fotografia decentrata, opaca come nei quadri di Edward Hopper . E’ tipicamente anni 30.

Tipicamente ‘Nighthawk’.

Tipicamente da bar, con uomini con la cravatta slacciata, su camicie gialle e completi verdi. Grandissimo lavoro elegante e concreto della Mise–en–scène.

Solo che qui di tipico non c’è assolutamente nulla! Questa vita è come uno sbando in un tornante. Gli pneumatici non rientrano mai volentieri nel loro asse.

Cosi Brody spaventa da quanto è magro, bravo e a suo agio con l’accento di un ungherese ebreo, scappato negli Usa per ritrovare quella fortuna che aveva perso come architetto Brutalista, appunto a causa dei N**i.

Rozzo, non finito in opposizione al razionalismo, il brutalismo è il nuovo tipo di architettura concepita negli anni 40, 50.

Ma brutalista e delabrè lo è anche un pò il protagonista Lazlo, (ispirato nel nome dall’artista e architetto László Moholy-Nagy). ( Eccelso anche per l’accento perfetto Brody)

Scollacciato e sfinito dalla vita e dalla sua dose di eroina che gli toglie settimanalmente il dolore al naso rotto da dei pugni che la vita e dei nazisti gli hanno dato.

Gli Usa rappresentano la speranza, il rinnovo, l’eticità della cultura, la possibilità di un nuovo inizio, si come migrante, ma anche come creatore, esperto di architettura e bellezza.

Lazlo si scontra però con l’arroganza del denaro, del mecenatismo e con l’ignoranza di chi ha il potere, sia per costruire ambienti, ma spesso anche per costruire film.

Ora come allora, sempre di idee si tratta. Spesso bloccate, alterate, riviste da chi ha il potere di pagarle, ma l’ignoranza di non capirle.

In realtà qui Corbet mi racconta che per il film, dopo una gestazione di sette anni, è stato infine supportato da produzioni eccelse come Kaplan Morrison.

Lo hanno lasciato totalmente libero di creare un capolavoro di 3ore e mezzo che, in realtà, volano in un secondo.

Quello dello scorrere complicato della vita di un migrante, artista, ungherese, ebreo, geniale.

Film imperdibile !!!

La storia del film e i blocchi covid

Nonostante un grave ritardo dovuto al Covid19 e un totale riassetto del cast, il film è uscito indenne e più forte che mai.

Peccato per Joel Edgerton, Marion Cotillard, Mark Rylance che sono stati brillantemente sostituiti da un Adrien Brody, perfetto dimesso, spettinato, dimagrito reale e drogato.

Ammansito e castrato da Guy Pierce. Amato da Felicity Jones, ora nuovi e potenti protagonisti di questa pellicola girata vecchio stile.

La trama

La storia è imperniata sui 30 anni di vita alla ricerca del successo di László Toth. Architetto brutalità ebreo ungherese che si trasferisce negli Stati Uniti nell’immediato dopoguerra insieme alla moglie Erzsébet. László inizialmente sopporta povertà soprusi e come rassegnato al dolore. Il suo genio sembra però essere riconosciuto dall’industriale Harrison Lee Van Buren. Egli offre un sogno americano e lo incarica di progettare un monumento modernista plasmando il paesaggio del paese. Progetto ambizioso produrrà esaltanti risultati e momenti di luride bassezze.

The Brutalist esalta una vita d’artista senza mezze misure né compromessi. Aiuta la costruzione di una nazione da parte di una generazione di immigrati. E inoltre fa vivere l’unione e la potente storia d’amore di una coppia che deve lottare per proteggere amore e tutto ciò che ha costruito dalle oscure minacce di un mecenate basico.

Corbet è stato fin da giovane anche attore di successo lavorando con Michael Haneke. Ha supportato la madre rimasta senza soldi e lavoro a causa dei mutui subprime. Come ogni artista che si rispetti ha ben chiaro il rapporto con il denaro, la sofferenza economica. Anzi forse è proprio questa, vissuta in prima persona, ad alimentare la figura di un artista come László Toth che, di sicuro, diventerà indimenticabile nella storia del cinema. E nei nostri cuori!

Il cast

Adrien Brody: László Tóth

Felicity Jones: Erzsébet Tóth

Guy Pearce: Harrison Lee Van Buren

Joe Alwyn: Harry Lee Van Buren

Raffey Cassidy: Zsófia

Alessandro Nivola: Attila

Stacey Martin: Maggie Van Buren

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BRADY CORBET’S “THE BRUTALIST”

Meet the beauty with ‘Ups and Down’ of an artist’s life by Gaia Serena Simionati

Since it is called the ‘Seventh Art’, Great Cinema should include - like in this case - Photography, Acting, Writing, Architecture, Editing, Music, 'mise-en-scène' all extension of space and time, according to Ricciotto Canudo’s 1921 definition.
That’s why this movie is excellent. Corbet in seven years time has produced a perfect script of a migrant architect, László Tóth highlighting all the difficulties a Jewish and Holocaust Survivor goes through in life, while dealing with question of freedom of expression and art. Especially avoiding compromises of production, imbalance of power between artists and patrons.
To keep up with an architectural lavish term, ‘The Brutalist’, an epic drama Corbet co-wrote with his wife, Norwegian filmmaker and actress Mona Fastvold, is simply ‘palatial’.
Wide in scope, but also very intimate, it has perfection in it.
From costume and production design, editing, score, cinematography, actor casting and performances, screenplay, all is so curated, gorgeous multilayered craft.
An excellent cast works perfectly together. Unforgettable the Adrien Brody touching performance which should have deserved Best Actor Prize in Venice, but went unnoticed.
Brody together with Guy Pierce, Alessandro Nivola and Felicity Jones are simply perfect and witness stellar acting.
A24, who has bought the movie, will get many satisfactions out of it, and so do we as viewers. The Brutalist is aiming at many Oscars, thanks to the great producers Kaplan Morrison who left Corbet completely free.
“Architecture is life in its construction”
From this sentence at the beginning of FIPRESCI and Silver Lion Prize Winner, one is immediately ‘kidnapped’ by its strong truth.
Art. Beauty. Life.
And the difficulties of ‘building’ a carrier through artistic vision is the main ‘draft’, the ‘sketch’ on which Brady Corbet set this amazing film/project.
It is three hours and a half movie on craftsmanship, knowledge, sensitivity of being an artist. Most of the time built with a price in suffering and a difficult past.
1
At the end “The Brutalist” is great art expressed through a movie explaining what it implies to be an artist.
No matter if this art is going to be cinema, painting, sculpture, dancing, singing or strictly the form of brutalist architecture the film deals with. The highlighting idea underneath the movie is the inner conscience of it.
If you are a genuine artist you normally have no money.
To do money you have to have a patron.
The patron normally has no art. That’s why he calls you.
But when the artist proposes his ideas, patrons always want to say something, altering, blocking, ruining one initial project.
This can happen between editors and writers. Among painters and collectors/gallerists. Even with filmmakers and producers.
The reality is always the same!
Culture against any form of money power, often not paired by elegance.
Especially when, as an architect, you have to build something huge, with different aims, such as the building commissioned in the movie.
The most difficult things in life for an artist is then to find someone who is visionary like him. Or at least that trusts him and let him the necessary freedom for doing what he envisions.
Let’s do a concrete example. A great architectural model city is Vicenza.
Vicenza is near Venice and it’s famous for the amazing 16th centuries villas of Andrea Palladio (1508- 1580).
Palladio was born extremely humble. He was very lucky when, at a very young age, he met his great patron: Gian Giorgio Trissino. If Gian Giorgio had not invested in Andrea, paying his studies, bringing him to Rome and finding the money to build villas, today we would not have the amazing worldwide famous masterpieces. And the new style he invented, matching civilization with nature, later known as ‘palladiano’. He left Basilica Palladiana, Villa Capra, ‘La Rotonda’ or the sumptuous theatre, known as ‘Teatro Olimpico’.
This story leads to the great power of this movie: elegiac, epic and monumental.
Brady Corbet’s hyperbolic story, written with Mona Fastvold, cements a monumental parable about the false promises of the American dream. Specially those of migrants.
The actor-turned-director has put together a sprawling narrative on the disgusting corrupting influence of extreme wealth.
In doing so he used Judy Becker’s superb and unforgettable scene design, filmed by an amazing cinematographer such as Lol Crawley, already met in ‘Vox Lux’.
To all this the result is a grany, milky photography, délabré like an Edward Hopper greenish painting, set in the 40’s on a rising America which is soon to collapse instead, with all its turned-out-fake dreams.
It’s also a movie on solitude and disillusion, shot and projected in 70 mm, many images of which are really unforgettable. Captured on to the depth of each frame, stunning is the new born library, conceived under a ‘special light’ by the talent of a poor immigrant, insulted and kicked out by the arrogant millionaire and house owner.

Or in the beginning where the symbol for USA freedom, its Liberty Statue, is seen upside down by the point of view of a crowded ship full of immigrants.
Set over several decades, Brady Corbet's post-World War II saga is — like the architectural achievements of its protagonist — constructed with metic**ous zeal, is the result of miscellaneous technique and touching humanity.
Resurrecting what it means being human, more and more missing lately, the so called empathy At the end The Brutalist reverberates the motto ‘Stay hungry. Stay foolish’!
And especially do not ever dare to betray your dreams or let anybody else thread on them. Not even when, Majors knock at the door, even if insistently.
The Synopsis
Adrien Brody stars in an epic drama as László Tóth, a Jewish Hungarian architect of the brutalist school. Hoping to rebuild his life and work, after surviving the World War II devastation he emigrates to the United States. Initially forced to toil in poverty, he wins a contract from Harrison Lee Van Buren (Guy Pearce). This wealthy client will change the course of his life. Felicity Jones co-stars as Tóth’s wife Erzsébet. Raffey Cassidy, Stacy Martin, Emma Laird, Isaach De Bankolé, and Alessandro Nivola co-star.











Mostra del Cinema Venezia     Finalmente qualcuno che capisce che la settima arte si chiama cosi perché include anche gl...
01/09/2024

Mostra del Cinema Venezia






Finalmente qualcuno che capisce che la settima arte si chiama cosi perché include anche gli occhi...

Un film sublime poetico, lattiginoso, con una fotografia decentrata, opaca come nei quadri di Edward Hopper tipicamente anni 30. Tipicamente 'Nighthawk'.

Tipicamente da bar con uomini con la cravatta slacciata, su camicie gialle e completi verdi.

Cosi Brody spaventa da quanto è magro, bravo e a suo agio con l'accento di un ungherese ebreo scappato negli Usa per ritrovare quella fortuna che aveva perso come architetto Brutalista, appunto a causa dei N**i.
Rozzo, non finito in opposizione al razionalismo è il nuovo tipo di architettura degli anni 40, 50.
Ma brutalista e delabrè lo è anche il protagonista Lazlo, (ispirato da László Moholy-Nagy) scollacciato e sfinito dalla vita e dalla sua dose di eroina che gli toglie settimanalmente il dolore al naso rotto da dei pugni che la vita e dei razzisti gli hanno dato.

Gli Usa rappresentano la speranza, il rinnovo, l'eticità della cultura, la possibilità di un nuovo inizio, si come migrante, ma anche come professore ed esperto di architettura e bellezza.

Lazlo si scontra però con l'arroganza del denaro, del mecenatismo e con l'ignoranza di chi ha il potere, sia per costruire ambienti che per spesso per costruire film. Ora come allora, sempre di idee si tratta

In realtà qui Corbet è stato supportato da produzioni eccelse che lo hanno lasciato totalmente libero di creare un capolavoro di 3ore e mezzo che, in realtà, volano in un secondo.

Quello dello scorrere complicato della vita di un migrante artista ungherese geniale.

Film imperdibile !!!

28/08/2024

CHIEDO SCUSA A TUTTI .. FACEBOOK MI TOGLIE AMICI, VIDEO e PURE l' AUDIO ... F**K FACEBOOK .... e credo scusa a tutti...VOI SANTI.

https://www.redcarpetmagazine.it/art-entertainment-red-carpet-magazine-italia/omaggio-a-puccini-allauditorium-con-suor-a...
01/06/2024

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Non perdete questa opera meravigliosa








di Gaia Serena Simionati

«La grazia è discesa dal cielo... Già tutta, già tutta mi accende! Risplende, risplende! Già vedo, sorelle, la meta!»

«Grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate, i soliti gridi solitari di bis fatti apposta per eccitare ancor di più gli spettatori, ecco, sinteticamente, qual è l'accoglienza che il pubblico della Scala fa al nuovo lavoro del maestro Giacomo Puccini. Dopo questo pandemonio, durante il quale pressoché nulla fu potuto udire, il pubblico lascia il teatro contento come una pasqua![11]»

I festeggiamenti per i 100 anni dalla morte di Giacomo Puccini arrivano all’Auditorium di Milano.

Venerdì 31 maggio (ore 20) e domenica 2 giugno (ore 16). In programma Suor Angelica in forma di concerto, con l'intenso Vincenzo Milletarì alla testa di Orchestra Sinfonica, Coro Sinfonico e Coro di Voci Bianche di Milano.

Che Milano non fu da subito magnanima verso il geniale Puccini, lo conferma quello che il compositore descrisse nella reazione del pubblico come "Un vero linciaggio!"

«con animo triste ma forte ti dico che fu un vero linciaggio. Non ascoltarono una nota quei cannibali. Che orrenda orgia di forsennati, briachi d'odio. Ma la mia Butterfly rimane qual è: l'opera più sentita e suggestiva ch'io abbia mai concepito. E avrò la rivincita, vedrai, se la darò in un ambiente meno vasto e meno saturo d'odi e di passioni»

Il 17 febbraio 1904, Butterfly esordì alla Scala dimostrandosi, purtroppo per i rozzi e provinciali milanesi, un solenne fiasco.

La sorella Ramelde ricorda così.

«Alle due siamo andati a letto e non posso chiudere occhio. E dire che tutti eravamo tanto sicuri! Giacomo, poverino, non l'abbiamo mai veduto perché non si poteva andare sul palcoscenico. Siamo arrivati in fondo non so come. Il secondo atto non l'ho sentito affatto e, prima che l'opera finisse, siamo scappati dal teatro.»

La prima fu una tragedia, e spesso la vita del compositore fu difficile e incompresa. A partire dalla scuola dove veniva mal considerato dai professori.

Ecco forse perché dopo quella débâcle milanese, Suor Angelica, su libretto di Giovacchino Forzano, fu portata al Met di New York, nella esaltante prima del 14 dicembre 1918.

Suor Angelica, fin da subito piacque molto al compositore. Tanto che per trovare l'ispirazione per la musica, Puccini si recò più volte presso il convento di Vicopelago, dove sua sorella Iginia era madre superiora. Essa fa parte del trittico, assieme a Tabarro e Gianni Schicchi, e rimase la sua preferita.

E anche la nostra!. Per quella vicinanza al femminile, oggi sempre più rara. Quella capacità magnetica e spirituale di Puccini di capire l'essere madre, l'essere orfana, l'essere donna e sola. Dote rarissima in un uomo che invece amò attorniarsi di sorelle e donne

Non a caso si tratta di un’opera particolarmente significativa e interessante che merita di essere conosciuta e approfondita. Suor Angelica, data 1918, rappresenta senza dubbio una delle vette del Puccini sperimentatore.

Ad anticipare il concerto e spiegare davvero le doti nel profondo di questa opera, la illuminante conferenza introduttiva, tenuta dal Prof. Fabio Sartorelli, ha spalancato le porte al genio.

In modo ironico, profondo e giusto verso la grandezza di Puccini che con quest'opera ha prodotto una musica celestiale e innovativa, unita ad una storia commovente, il professore ha stupito e divertito il numeroso pubblico.

La guida all’ascolto dell'originale professore, intitolata “Suor Angelica”, una introduzione” (ore 18.30, Foyer della Balconata dell’Auditorium di Milano) è stata arricchita da esemplificazioni al pianoforte e videoproiezioni.

Finalmente la natura vera di questo uomo, spesso non capito e succube di diversi fiaschi, è stata restituita alla grandezza che merita.

Il Prof. Sartorelli: “Suor Angelica è ambientata in un tempo indefinito che potremmo però collocare tra il Sedicesimo e il Diciassettesimo Secolo, in un monastero toscano. Al contempo è un’opera estremamente moderna. In primis per il fatto che il complesso di voci è interamente femminile, un fatto assolutamente nuovo e decisamente sperimentale. E non solo. Ambientandola in un monastero, Puccini opta per modalità espressive arcaiche, recuperando la modalità antica, elementi di canto liturgico e canto gregoriano. Il tutto accostato a una musica che potremmo definire naturalistica, rappresentando in musica il ronzio delle vespe, il ragliare dell’asino, il canto dell’uccellino.”

Suor Angelica, soprattutto se comparata alle storie di cronache contemporanea, madri che uccidono i propri bambini di cui sono pieni i giornali, (non ultimo il caso odierno di una quarantenne che ha strangolato il neonato della figlia tredicenne per non mantenerlo) tocca il cuore per la sua impossibilità di aver cresciuto il suo piccolo.
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L'amore puo trascinare ovunque - dicevi SandrinaVola, vola, continua a volare ...Angelo di Luce
30/01/2024

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Vola, vola, continua a volare ...Angelo di Luce




       MA CHI SONO QUESTE POVERE CREATURE? Vantare l'emancipazione o la rinascita di una donna, collocandole in testa il...
18/01/2024






MA CHI SONO QUESTE POVERE CREATURE?

Vantare l'emancipazione o la rinascita di una donna, collocandole in testa il cervello di un feto di 5 cm o è follia o è presa per il c**o.


Dal 25 gennaio nelle sale italiane, il film diretto da Yorgos Lanthimos

Vantare l'emancipazione o la rinascita di una donna, collocandole in testa il cervello di un feto di 5 cm o è follia o è presa per il c**o.

Una delle opere, già dal titolo emblematico sulla considerazione femminile di Alasdair Grey, già autore di Poor things, è:

Mrs. Nanni in white slip and bra and a glass of wine.

In short lo stereotipo!

Nel romanzo, da cui è tratto il film di Lanthimos, Poor things, purtroppo per noi, non ci si discosta per niente da tale banale, piatta visione di donna.

Reggiseno, sesso, vino e mutande!

Se a questo si aggiunge che uno scienziato fa rinascere la protagonista, collocandole in testa il cervello di un feto, grande 5 cm, la follia è compiuta del tutto !!!



Già inspiegabile Leone d’Oro all’80esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove meraviglie come la Bête
di Bonnello non vinsero niente, arriva ora dall'amato regista Yorgos Lanthimos e dalla produttrice Emma Stone, l'incredibile storia e assurda evoluzione? di Bella Baxter (Stone).
Che sembra più un'involuzione, dato il già citato cervello di 5cm.

La giovane donna è riportata in vita dal poco ortodosso scienziato Dr. Godwin Baxter (Willem Dafoe), sotto la cui protezione Bella appare desiderosa di imparare.

Affamata della mondanità che le manca, Bella fugge con Duncan (Mark Ruffalo), un vizioso e dissoluto avvocato, in una noiosa avventura, spesso monocromatica e sessuale, in più continenti.

Che barba. Che noia!


Libera dai pregiudizi del suo tempo, ma prigioniera di altri stereotipi, Bella tenta goffamente di difendere un'inesistente emancipazione.

O millantata uguaglianza/ parità di genere.

Purtroppo l'emancipazione non passa attraverso un bo****lo parigino, dove una donna può sc***re dalla mattina alla sera.
Forse la protagonista si sarebbe evoluta meglio alla Sorbonne, imparando le lingue o con un corso di fisica quantistica.

Ma questo se mi trapianti il cervello di un feto, presumibilmente maschio, cioè grande 5 cm, forse non è contemplato dall'uomo che che lo fa!

Il film seppur visionario, spiazzante come è sempre Lanthimos, ricco di fotografia iridescente e luoghi iconici, in questo caso delude.

Purtroppo per noi e lui, l'emancipazione di una donna non coincide con lo sfruttamento del suo corpo!!!

E ormai siamo anche stanchi di ribadirlo.

L'energia femminile, potente, creativa che dona la vita, ridotta al solo corpo, un mezzo, la priva degli intenti fenomenali per cui è progettata e concepita.

Ed è cosa, nel 2024, fuori moda, obsoleta e anti evoluzionista.



La sceneggiatura di Tony McNamara, che aveva stupito con La favorita, mettendo li splendidamente in scena le vere contraddizioni dell'essere donna nel potere o contro di esso, qui basata sul romanzo di Alasdair Gray, demolisce il perfetto antefatto.

E, nel gioco dell'Oca, (giuliva) come appare la sua visione di Bella, la sua nuova protagonista, lo rimandiamo indietro di 15 caselle.



Ottimo però il lavoro visivo del direttore della fotografia Robbie Ryan, degli scenografi James Price e Shona Heath, dei costumi di Holly Waddington e le acconciature, il trucco prostetico di Nadia Stacey (La favorita, Crudelia) che sviluppa altri tipi di sentimenti altri modi di essere.

Il lungometraggio Searchlight Pictures, vincitore di due Golden Globe® come Miglior film musical o comedy e Miglior attrice arriverà il 25 gennaio nelle sale italiane, distribuito da The Walt Disney Company Italia.


Il cast
Emma Stone, Mark Ruffalo, Willem Dafoe, Ramy Youssef, Christopher Abbott, Jerrod Carmichael, Hanna Schygulla, Kathryn Hunter e Margaret Qualley

..    esce l'11 gennaio https://www.redcarpetmagazine.it/art-entertainment-red-carpet-magazine-italia/enea-del-castellit...
09/01/2024

..






esce l'11 gennaio

https://www.redcarpetmagazine.it/art-entertainment-red-carpet-magazine-italia/enea-del-castellittos-clan

'Enea' e il Castellitto's clan. L'opalescenza romana che non convince


di GAIA SERENA SIMIONATI

L''Enea' di Pietro Castellitto 'and family' è un film che offre modulazioni bifocali

Già in concorso all'80esima Mostra cinematografica di Venezia, il ritorno alla regia di Pietro Castellitto, a tre anni da 'I predatori', esonda con 'Enea'. Il film è infatti scritto, diretto e interpretato da Pietro Castellitto.

Verrà distribuito nelle sale cinematografiche italiane a partire dall'11 gennaio 2024.

I temi. Roma, i Giovani. Il tema primario è quello delle conseguenze del sottobosco criminale, applicate alla vita di tutti i giorni, in una Roma opalescente, smargiassa, piena di figli di papà.

L'opalescenza che è un tipo di dicroismo che appare in sistemi molto dispersi, con poca opacità, come quello descritto, ben si presta a narrare questo materiale filmico che acquista un aspetto bifocale e lattiginoso, pur avendo interessanti rifrangenze e iridazioni.

Una sorta di rifrangenza è l'amore tra fratelli. Lo è anche l'amore tra due amici e lo è il contrasto di vita agiata, contro vita familiare e quindi criminale improvvisata.
Enea

Un film è come una palafitta. Per stare in piedi si sorregge infatti con tanti 'tasselli'. Musica. Luci. Fotografia. Scrittura. Dialoghi. Doti attoriali. Questi sono i suoi paletti. Come vincastri

La musica però è il palo più grosso. E' come la cornice di un quadro. Se stona, diventa pacchiana, inadatta. Rischia di rovinare anche il quadro stesso. E ahimè, fa crollare il resto. Come una cravatta sbagliata.

Ed è questo il caso del film, che pur avendo buone intuizioni, sia tecniche che visive, eleganza immaginifica, un pò alla Sorrentino, ma è 'sorretto' (si fa per dire) da un accompagnamento musicale totalmente piatto, banale.

Questo riesce ad obnubilare e stordire gli altri sensi dello spettatore, appiattendo gli intenti, seppur buoni.

Il diavolo si nasconde nei dettagli. E, i dettagli sono ciò che fa la differenza. Nel cinema, come nella vita!

Ci fosse stato un Marchitelli qualunque, il film avrebbe tutt'altra piega.

La musica è errata. Qui curata da Niccolò Contessa, è smaccatamente melensa, catchy, un pò furbetta e debole, spesso inconsistente.

I brani noti come 'Maledetta primavera', diventano smargiassi, triti e ritriti, risultando così stomachevoli. E in 'Spiaggie' banalmente si reiterano i temi del film: nostalgia, giovinezza, voglia di vivere, l'estate che finisce. Che noia.

l film colpisce però per molte idee originali, a tratti pixellate. O mal riposte.

Una lettera ben scritta, dinamica e potente. La vitalità e il desiderio di sentirsi vivi.

Originali palme che cascano. Incontrovertibili lezioni di yoga mastermind. E lo sbarramento di auricolari perenni, che confermano la disbiosi tra interno e l'esterno di sti giovani, tra il dentro e il fuori, l'apparire o l'essere. Storditi.

Poi i personaggi crescono, (male) cercando di assumere una forza, per lo più simbolica, mantenendo quella che oggi imperversa: una spesso amorale, inquietudine esistenziale. Che però li annienta.

Si palesa un malessere dei giovani che scalpitano, desiderando potere, avventura, l'indomito.

Gli attori ben diretti. Sorprendente come l'esordiente Giorgio Quadro Guarascio sia più bravo in tale ruolo, che come cantante, suo vero lavoro.

La sinossi. Nome non omen!

Enea, nonostante il nome, è un antieroe.

Rincorre il mito che porta. Lo fa per sentirsi vivo in un’epoca morta e decadente.
Lo fa assieme a Valentino, aviatore appena battezzato. I due, oltre allo spaccio, la coca, le feste, condividono la giovinezza.
Amici da sempre, vittime e artefici di un mondo corrotto, ma mossi da una vitalità incorruttibile. Oltre i confini delle regole, dall’altra parte della morale, c’è un mare pieno di umanità e simboli da scoprire. Enea e Valentino ci voleranno sopra, fino alle più estreme conseguenze.
Tuttavia, droga e malavita sono l’ombra invisibile di una storia che parla d’altro: un padre malinconico, un fratello che litiga a scuola, una madre sconfitta dall’amore e una ragazza bellissima. Un lieto fine e una lieta morte.

È in mezzo alle crepe della quotidianità che l’avventura di Enea e Valentino lentamente si assolve. Un’avventura che agli altri apparirà criminale, ma che per loro è, e sarà, prima di tutto, un’avventura d’amicizia e d’amore.

Il cast è ottimo, ben diretto, vede Pietro Castellitto, Giorgio Quarzo Guarascio, Benedetta Porcaroli Chiara Noschese, Giorgio Montanini, Adamo Dionisi, Matteo Branciamore, Cesare Castellitto, Clara Galante, Paolo Giovannucci e con Sergio Castellitto

La produzione
Lorenzo Mieli per The Apartment, società del gruppo Fremantle, Luca Guadagnino per Frenesy, VISION DISTRIBUTION, SOCIETÀ DEL GRUPPO SKY. In collaborazione con SKY, con PRIME VIDEO e con GIOVANE FILM. Con una distribuzione italiana e internazionale

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