Dsm - discorso sul Mito

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«Fu mio padre, Francesco Conte (1920-1986), che mi spiegò il significato dell’affresco di argomento mitologico dipinto s...
14/04/2026

«Fu mio padre, Francesco Conte (1920-1986), che mi spiegò il significato dell’affresco di argomento mitologico dipinto su un tondo nel soffitto della camera dove dormivo, in quello sconfinato e decaduto appartamento dove passai l’infanzia nel piccolo paese ligure di Porto Maurizio. Papà veniva dalla Sicilia, aveva fatto studi classici, da cui i parenti liguri si erano tutti tenuti rigorosamente lontani.
L’affresco rappresentava il carro di Elio, dio del Sole, trainato da due cavalli che scalpitavano tra le nuvole e schiumavano fuoco dalle froge. Alla guida del carro, ma ormai incapace di governarlo, c’era il giovane auriga Fetonte. Figlio di Elio, quel giorno aveva a tutti i costi voluto sostituire il padre, e non aveva seguito i suoi consigli: aveva disobbedito, aveva portato il carro del Sole prima troppo lontano dalla terra, provocando micidiali tempeste di ghiaccio, e poi troppo vicino, facendo scoppiare incendi spaventosi. Ora stava per essere sbalzato rovinosamente a terra, soltanto così il cosmo avrebbe ritrovato il suo ordine. Era una storia che adombrava chissà quali sconvolgimenti cosmici primordiali, e nello stesso tempo l’eterna disobbedienza dei figli al padre.» (Giuseppe Conte, Il mito greco e la manutenzione dell’anima, 2021)

IMG: Jan Carel van Eyck, La caduta di Fetonte (1636-38) - Museo Nacional del Prado, Madrid

13/04/2026

«[…] la madre tua cara che eccelle nel conoscere astuzie.
Sono già tre anni e presto saranno quattro,
da quando nel petto agli Achei ella l’animo offende.
Tutti illude, promette ad ognuno,
e manda messaggi, ma la sua mente ad altro pensa.
Questo altro inganno escogitò nell’animo suo.
Impiantò un grande telaio in casa, e tesseva,
un tessuto sottile e smisurato, e si affrettò a dirci:
‘Giovani, miei pretendenti, giacché il divino Ulisse è morto,
aspettate, sebbene impazienti di giungere alle nozze,
fino a che io finisca il tessuto, perché i fili non vadano persi:
è il sudario per l’eroe Laerte, per quando
lo prenda il destino funesto di dolorosa morte,
e che tra la gente nessuna delle Achee mi rimproveri,
che senza un sudario giaccia morto, lui, che tanti beni acquisì’.
Così disse e restò convinto il nostro animo altero.
Allora, durante il giorno tesseva la grande tela,
ma la notte, sistemate accanto le torce, la disfaceva.
Così per tre anni con l’inganno eluse gli Achei e li convinse.
Ma quando venne il quarto anno e ritornò la stessa stagione,
allora una delle donne, che sapeva bene le cose, parlò
e noi la sorprendemmo a disfare lo splendido tessuto.
Così completò il lavoro, pur non volendo, per necessità.
Ed ecco la risposta che i pretendenti ti danno, perché tu
stesso lo sappia
nell’animo tuo e lo sappiano tutti gli Achei.
Manda via tua madre, e ordina che sposi
quello che vuole suo padre e che a lei piaccia.» (Omero, Odissea II vv.88-114)

Video: estratto da Ulisse di Mario Camerini - Ita (1954)

«Le sirene sono giovanette marine, che seducono i marinai con le loro splendide forme e col miele del canto. Dal capo a ...
11/04/2026

«Le sirene sono giovanette marine, che seducono i marinai con le loro splendide forme e col miele del canto. Dal capo a metà del tronco hanno corpo femminile, e in tutto e per tutto sono identiche alle donne: però hanno le code squamose dei pesci, che tengono sempre ben nascoste sott’acqua, fra le onde.» (Anonimo, Liber monstrorum de diversibus generibus, Libro delle mirabili difformità, a cura di Corrado Bologna, 1977)

IMG: ©️Jenny Kaiser, Dinner (2018)

«Cassiopea affermò che la bellezza di sua figlia Andromeda era superiore a quella delle Nereidi: per questo Nettuno otte...
09/04/2026

«Cassiopea affermò che la bellezza di sua figlia Andromeda era superiore a quella delle Nereidi: per questo Nettuno ottenne che Andromeda, figlia di Cefeo, fosse esposta a un mostro marino. Una volta esposta, si dice che Perseo, volando con i calzari di Mercurio, giungesse in quel luogo e la liberasse dal pericolo; e siccome voleva portarla via con sé, suo padre Cefeo e Agenore, con il quale era fidanzata, tramarono di ucciderlo di nascosto. Quello, compresa la situazione, mostrò loro la testa della Gorgone e tutti da uomini furono trasformati in pietra. Perseo tornò in patria insieme ad Andromeda. Polidette, resosi conto che Perseo aveva un così grande potere, ebbe una gran paura e tramò per ucciderlo di nascosto; compresa la situazione, Perseo gli mostrò la testa della Gorgone e quello da uomo fu trasformato in una pietra.» (Igino, Fabulae)

IMG: John Edgar Mitchell, Perseus and Andromeda (1905) - Shipley Art Gallery, Gateshead, UK

«Nella primavera del 1972 Jesi inizia quel “lavoro molto complicato sull’origine del fatto mitologico” che lo occuperà a...
08/04/2026

«Nella primavera del 1972 Jesi inizia quel “lavoro molto complicato sull’origine del fatto mitologico” che lo occuperà a lungo e che avrà come esito l’elaborazione del “modello macchina mitologica”. […]
Da un lato, Jesi vi svolge un’indagine che “potrebbe propriamente, e paradossalmente, essere intitolata ‘𝐼𝑛𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ della festa’”: esamina la nostra attuale impossibilità di contatto col mito genuino o di un’autentica esperienza festiva, e studia le modalità di “non conoscenza” della festa, ovvero le modalità e le occasioni di funzionamento della macchina.
Dall’altro, dopo la resa dei conti col “luogo comune” (a cui preferisce il concetto di “simbolo riposante in se stesso”), egli mette in atto una tecnica di 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 secondo la quale “usufruire”, “studiare”, “citare”, “adoperare” sono perfetti sinonimi, e coincidenti con l’espressione benjaminiana: “Impadronirsi del ricordo come esso balena nell’istante del pericolo” […]» (dalla Nota a 𝐼𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑒𝑠𝑡𝑎 di Furio Jesi a c. di Andrea Cappelletti, Nottetempo, 2023)

«Non è rimasto niente. Solo la Sfinge di pietra sulla rocciafuori delle porte di Tebe, indifferente, indisturbata –non p...
07/04/2026

«Non è rimasto niente. Solo la Sfinge di pietra sulla roccia
fuori delle porte di Tebe, indifferente, indisturbata –
non pone più quesiti. L’inutile clamore s’è acquietato. S’è vuotato il tempo.
Un’interminabile domenica con le finestre chiuse. È incredibile
che le sere d’estate annaffino ancora i giardini.» (Yannis Ritsos, Ismene, 1966-71)

IMG: Georg von Rosen, The Sphinx (1907)

«Eravamo quasi donnenel poco che mancavalucertole, uccelli, meduse,tempeste,orsi e serpenti.La cosa più vicinaall’essere...
06/04/2026

«Eravamo quasi donne
nel poco che mancava
lucertole, uccelli, meduse,
tempeste,
orsi e serpenti.
La cosa più vicina
all’essere perfette.» (Ivonne Mussoni da 𝑆𝑖𝑟𝑒𝑛𝑒, 2021)

IMG: Paul Delvaux, Le village des sirènes (1942) - coll. privata

«[…] Una volta esaminato lo svolgimento del fenomeno, il nostro atteggiamento non è di rimpianto per le feste collettive...
05/04/2026

«[…] Una volta esaminato lo svolgimento del fenomeno, il nostro atteggiamento non è di rimpianto per le feste collettive che immaginiamo si siano svolte nel passato o presso culture diverse dalla nostra: non conosciamo le eventuali qualità positive o negative di quelle feste; il fatto d’essere state presumibilmente esperienze collettive, non attribuisce di necessità a quelle feste un carattere positivo (vi furono e vi sono esperienze e azioni collettive nefaste per gli uomini: sia per quelli che ne erano i protagonisti, sia per quelli che le subivano). Il nostro atteggiamento non può nemmeno accogliere come certa l’ipotesi che in una società diversa da quella borghese […] il grado di collettività […] sia direttamente proporzionale a una recuperata qualità festiva, e ad una maggiore conoscibilità della festa. Le pareti della macchina antropologica restano impenetrabili e impediscono previsioni sensate. Nello stesso tempo, la nostra attuale non conoscenza della festa ci impedisce di valutare se, dal punto di vista politico e sociale, essa sia un bene o un male.» (Furio Jesi, a c. di A. Cavalletti, Il tempo della festa, 2023)

IMG: Chie Yoshii, Persephone (2018)

«Frisso ed Elle, resi folli da Libero, erravano nei boschi. Si racconta che la loro madre Nuvola sia andata a cercarli p...
04/04/2026

«Frisso ed Elle, resi folli da Libero, erravano nei boschi. Si racconta che la loro madre Nuvola sia andata a cercarli portando un ariete dal vello d’oro, figlio di Nettuno e Teofane, e che abbia detto ai suoi figli di montargli sulla groppa per rifugiarsi presso il re dei Colchi, Eeta, figlio del Sole; lì avrebbero dovuto immolare l’ariete a Marte. Dicono che così avvenne. Dopo essere montati, mentre l’ariete li trasportava sopra il mare, Elle precipitò e da lei quel mare fu detto Ellesponto. Frisso invece giunse tra i Colchi; lì, secondo le istruzioni della madre, immolò l’ariete e pose il suo vello d’oro nel tempio di Marte, sotto la custodia di un drago: fu questa pelle che Giasone, figlio di Esone e Alcimede, andò a cercare. Eeta accolse benevolmente Frisso e gli concesse in sposa la figlia Calciope, che poi gli diede dei figli. Successivamente però Eeta ebbe paura di perdere il regno, poiché un oracolo gli aveva predetto, interpretando alcuni portenti, che doveva guardarsi dalla morte per mano di uno straniero discendente di Eolo: così uccise Frisso. Allora i suoi figli, Argo, Frontide, Mela, Cilindro, salirono su un’imbarcazione per tornare dal nonno Atamante. Giasone li raccolse naufraghi sull’isola di Dia e li riportò presso la madre Calciope, che lo raccomandò a sua sorella Medea.» (Igino, Fabulae, II, 1-4, I sec.)

IMG: Affresco con Elle e Frisso (I sec.) - Museo Archeologico Nazionale Napoli

«Anche i Greci naturalmente raccontavano favole del genere, per esempio come Giasone conquistasse Medea, o Pelope ottene...
03/04/2026

«Anche i Greci naturalmente raccontavano favole del genere, per esempio come Giasone conquistasse Medea, o Pelope ottenesse Ippodamia, ma nel periodo classico queste non erano propriamente storie d’amore.[…] Giasone ammalia e seduce Medea, che non è peraltro il premio cercato, quanto lo strumento attraverso cui egli porta a termine un’impresa che gli restituirà il suo patrimonio.» (a.c. di Jean-Pierre Vernant, L’uomo greco, 1997)

IMG: Edmund Dulac, Jason and the Argonauts (1918) - Illustrazione per il volume ''Tanglewood Tales'' di Nathaniel Hawthorne

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