Missione Artista

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     Il perdono è uno dei temi forse più polarizzanti di sempre, che fanno discutere senza possibilità di conciliazione ...
27/03/2026


Il perdono è uno dei temi forse più polarizzanti di sempre, che fanno discutere senza possibilità di conciliazione tra le parti.
In questa immagine si vede il dettaglio di una splendida opera di Rembrandt, che contemplai per più di un'ora nel visitare la sala 254 dell'Ermitage di San Pietroburgo, e che raffigura l'episodio del "figliol prodigo", abbracciato dal padre che lo perdona nel momento in cui rientra a casa dopo un periodo dissenato.
A parte il fatto che l'episodio del figliol prodigo ha profondamente infastidito la mia innocenza di bambino sin dalla prima volta in cui al catechismo mi raccontarono la famosa storia biblica.
Ricordo che pensai immediatamente quanto poco educativo fosse il padre nel far passare per co****ne l'altro figlio che invece di andare a spassarsela come quello "prodigo" - parola aulica e potabile per significare scialaquatore delinquente e puttaniere - era rimasto a mandare avanti le sorti dell'azienda paterna, a "fatturare" anziché dilapidare il patrimonio come fanno i p***a.
Col senno di poi, ossia di adesso, penso che essendo le sacre scritture frutto di innumerevoli... riscritture, è tranquillamente lecito considerare che il tema del perdono come valore ammantato di sublime dignità sia una polpetta avvelenata infilata dai sagaci estensori per avere mirabili effetti ingegneristici sui comportamenti del popolo dei lettori e degli osservanti.
Se ti convinco infatti a perdonare sempre e comunque, al punto che tu lo insegni alla tua progenie, avrò ottenuto di creare, con poche parole in una storiella ben propinata, una intera popolazione di umani mansueta, mungibile e tosabile a piacimento, il più produttivo gregge immaginabile, insomma.
La cosa esula dall'ingegneria sociale di matrice religiosa, per abbracciare le propagande di ogni epoca e provenienza.
Con la stessa innocenza di bambino - che ogni artista dovrebbe serbare dentro di sè come il sacro graal da cui scaturisce ogni singolo atto coscienziale/creativo della sua vita - vedo ancor oggi che la stortura che si produsse ai tempi del figliol prodigo avviene con pressoché simili cortocircuiti cognitivi anche nella distopica fase storica che stiamo attraversando.
Per parlare di un fatto di cronaca emblematico, qualche giorno fa un tredicenne si è organizzato con coltello, imbrago pettorale per telefono cellulare e sceneggiatura da aggressore, per pubblicare come "contenuto" in diretta su un canale social l'accoltellamento della sua professoressa di francese, ossia un REATO. Era consapevole che alla sua età di 13 anni non sarebbe andato in prigione perche lo ha scritto prima dell’aggressione filmata.
Ora, grazie al cielo la donna è sopravvissuta all'aggressione, perpetrata con pianificati fendenti dal minorenne.
Essendo di animo pacifico e benevolente, dopo lo scampato pericolo ha dichiarato "Non provo rancore. Stiamo accanto al ragazzo che mi ha colpito, forse senza neanche sapere il perché".
Benissimo. Felicitazioni per lo scampato pericolo, professoressa. E congratulazioni per la sua bontà d'animo, di cui in moltissimi di noi certamente non sarebbero capaci.
Ma ora al problema della violenza, de facto istigata dai meccanismi di viralità che sono spina dorsale degli algoritmi social, si aggiunge quello della "incitazione pubblica al perdono" che ha la medesima pericolosità sociale di quella che - spesso peraltro pretestuosamente - viene identificata come "incitazione pubblica all'odio": ne è il contraltare solo suppostamente virtuoso.
Ora, quello del perdono è davvero un meccanismo psicologico affascinante, evolutivo e consigliabile nel percorso evolutivo di noi tutti, ma lo è solo a livello intimo personale.
Non lo è a livello esteriore collettivo, pubblico. Poiché in tale forma si risolve in una legittimazione al ripetersi della violenza ed al contempo una dichiarata dimostrazione di debolezza (quando invece perdonare tacitamente a livello interiore lo è di forza).
Un mix socialmente devastante, che conduce unicamente a derive di decadenza.
Forse utilizzare come parola chiave anziché nei programmi di ingegneria sociale a cui siamo giornalmente sottoposti da media e social eviterebbe il peggio, in prospettiva storica.
Perché delle responsabilità i tutta questa vicenda ci sono, ed andrebbero trattate secondo giustizia, e non con il colpo di spugna, peloso e buonista, del "perdono".
A vario titolo, e misura, ma ci sono. Sia dei gestori delle piattaforme, che cominciano a prendere pesanti condanne in tribunale, con lauti risarcimenti alle vittime, per aver provocato dipendenza sugli utenti più giovani e psicologicamente indifesi, sia tali utenti che, seppur vittime da un lato, sono comunque attori di quello che è un reato grave dall'altro. E poi, gli ineffabili giornalisti, che si fanno megafoni di quella che dovrebbe essere una dinamica intima e diventano - consapevolmente, perché lo sanno quel che stanno facendo, incitatori al disordine sociale tramite incauto perdono pubblico.
Insomma per tornare all'Arte, da cui siamo partiti, ho una vaga idea che un giorno o l'altro mi confronterò con l'inarrivabile Rembrandt dedicando una tela non al figliol prodigo e p***a, ma al figliolo serio, che ha diritti almeno pari a quello che è andato a sputtanarsi tutto.
Dei perdoni pelosi abbiamo piene le saccocce.

PORNOTIMÌA DELL'IMMAGINE GENERATIVA.L'A.I. non è il futuro (se la usi così).L’AI usata solo per l’effetto wow non è inno...
26/03/2026

PORNOTIMÌA DELL'IMMAGINE GENERATIVA.
L'A.I. non è il futuro (se la usi così).
L’AI usata solo per l’effetto wow non è innovazione, è intrattenimento usa-e-getta travestito da qualcos'altro: immagini perfette, video surreali, contenuti “mai visti”. Solo pochi mesi fa il semplice fatto di usare la AI nel creare contenuti per social portava automaticamente attenzione, commenti, condivisioni.
Già oggi no, o almeno non più come prima, perché il pubblico si è già abituato e quello che ieri sembrava incredibile oggi è semplicemente… normale.
Quando tutto è "wow" niente lo è davvero.
Ma molti continuano a usarla come un moltiplicatore di apparenza invece che di significato, producendo contenuti sempre più patinati ma sempre più vuoti. Insomma una scorciatoia creativa che funziona solo all’inizio, perché evita la parte più difficile: avere qualcosa da dire che meriti di essere detto. E così si entra in una spirale in cui ogni contenuto deve superare il precedente, diventare più spettacolare, più perfetto, più artificiale… finché resta solo rumore.
Nel frattempo, chi costruisce messaggi, identità e connessioni vere, anche usando meno “effetti speciali”, inizia a sembrare più autentico, più credibile, più umano.
Questa dinamica è già ampiamente in corso. Perché come ogni altro strumento la AI non ti rende interessante. Amplifica quello che sei già.
Se hai qualcosa da dire, ti aiuta a dirlo meglio. Se non hai niente da dire, rende solo più evidente il vuoto.
Guardando i social e le tonnellate di immagini "pornotimiche" come quella di questo post, frutto del prompt "crea l'immagine più banale possibile", la conclusione è che la maggioranza degli utenti non ha nulla da dire che meriti di essere ascoltato, ahimé.
E allora la domanda non è se stai usando l’AI.
La vera domanda è: stai creando qualcosa che resterebbe interessante anche senza effetto wow… oppure stai solo cercando di nasconderti dietro di esso?

25/03/2026


Abbiamo doppiato in italiano questa conferenza di Ralph Ammer perché parla del disegno come azione fondamentale per l'essere umano.
Proprio ora che robot umanoidi entrano nel nostro mondo, l'importanza di quanto dice è ancora maggiore di quando nel 2018 fu pubblicato il video originale.
Da vedere fino in fondo!

15/02/2026

14/02/2026

Clue n. 2
Indizio n. 2

Parlano di “Mythos”, mostra evento al Museo Palazzo Bellini a Firenze…
18/09/2025

Parlano di “Mythos”, mostra evento al Museo Palazzo Bellini a Firenze…

La mostra Mythos, alla ricerca dell'essenza del mito contemporaneo - presentata dall'Associazione Elite Mundilive della dottoressa Chiara Immordino Doria e

15/09/2025

I giorni del mito si avvicinano…
Per gli artisti presenti e per le opere esposte questa mostra può essere un punto di riferimento. Sarò presente con mie opere tra cui un inedito assoluto.

Sarò presente a "Mytos", Viaggio nel Mito Contemporaneo.A Firenze, Museo Bellini, Lungarno Soderini 5, dal 24 al 30 sett...
14/09/2025

Sarò presente a "Mytos", Viaggio nel Mito Contemporaneo.
A Firenze, Museo Bellini, Lungarno Soderini 5, dal 24 al 30 settembre 2025. Siete invitati ad una mostra che, per gli autori e per i contenuti, è assolutamente da non perdere!

DISALLESTITO!Ieri sera abbiamo smontato “ESSENZE SEMBIANTI” una mostra che ci ha regalato grandi soddisfazioni. Solo poc...
18/08/2025

DISALLESTITO!
Ieri sera abbiamo smontato “ESSENZE SEMBIANTI” una mostra che ci ha regalato grandi soddisfazioni.
Solo poche ore la solenne Sala delle Pietre che ci ha accolto per tre settimane è rimasta vuota e silente, carica solo della sua storia.
Stamane è già iniziato l’allestimento della prossima mostra, di Ian Davenport.
Un arrivederci carico di gratitudine a Todi!

Grazie a RaiNews per il servizio su “Essenze Sembianti” personale antologica in corso a Todi
16/08/2025

Grazie a RaiNews per il servizio su “Essenze Sembianti” personale antologica in corso a Todi

le opere del pittore, architetto e designer Gustavo Alberto Palumbo esposte con un focus su volto e figura umana e uno sguardo alla tradizione

Vi aspetto Martedì 12 a Todi ore 19, Sala delle Pietre.
08/08/2025

Vi aspetto Martedì 12 a Todi ore 19, Sala delle Pietre.

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