13/09/2024
LA LUNGA STORIA DEI “PUGLIESI BUGIARDI” DA ROBERTO IL GUISCARDO AI BORBONE DI NAPOLI
- Se li conosci, li eviti -
Se il Vespro Siciliano e le Guerre Napoleoniche (non proprio due note a margine della Storia) dimostrano la fedeltà, la lealtà e l’attaccamento dei Siciliani ai propri Sovrani, lo squallore e il malcostume napoletano ci ha insegnato, amaramente, che il Giuramento davanti a Dio di un Re Cattolico non vale niente.
E se il Giuramento di un Re Cattolico davanti a DIO non vale niente che valore può avere mai il giuramento di un soldato o di un generale!?
Il dissolvimento dell’immenso esercito napoletano davanti a Garibaldini e Piemontesi, tradendo per l’ennesima volta i loro re spergiuri, si spiega anche in questi termini: con questo lugubre malcostume, con la fellonia.
Se al vertice della società napoletana ci sono volgari malfattori dai cognomi illustrissimi come Ferdinando di Borbone e Luigi de’ Medici non vi aspettate di meglio scendendo nella scala sociale, dove appunto vi attendono briganti e lazzari.
Ma questa è una storia antica, che ha in Roberto il Guiscardo la sua prima vittima, non nasce certo con i Borbone di Napoli; lo stesso Muntaner nel narrare la Guerra del Vespro riferisce che persino Carlo d’Angiò non si fidava dei suoi “fedeli” sudditi campani, lucani e pugliesi memore della fine che hanno fatto fare a Re Manfredi e Corradino.
E se Ramon Muntaner non basta c’è sempre Dante Alighieri a raccontarci le infamie e i tradimenti dei Pugliesi, Campani e Lucani.
“a Ceperan, là dove fu bugiardo ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo, dove sanz'arme vinse il vecchio Alardo”
Versi che ancora oggi mettono i brividi e rendono assai bene la misura di questa gente. Ma questi felloni già dai tempi di Roberto il Guiscardo avevano dato prova del loro “valore”.
Leggiamo Norwich:
“Roberto aveva dovuto lottare con un ostacolo formidabile, forse insuperabile: quello rappresentato dai suoi vassalli. Gelosi, insubordinati, insofferenti della sua autorità, furono una vera maledizione per il Meridione e il supremo impedimento al raggiungimento della sua prosperità e della sua coesione.” (Norwich)
Per Norwich i vassalli pugliesi, lucani e campani sono una vera e propria “maledizione”, proprio come lo furono per la Sicilia.
La Riforma Costituzionale del 1812 rispondeva anche a questa esigenza (e lo scrivono): salvaguardare la Corona da questi felloni che passano dalla parte del nemico (Francesi) con una disinvoltura raggelante.
Durante l’accoglienza dei profughi napoletani in Sicilia al tempo dell’occupazione napoleonica del fatiscente regno di Napoli sorse il problema politico dei danni degli “emigrati napoletani”, dal razzismo nei confronti dei Siciliani fino alla malversazione e all’intelligenza con il Nemico.
Il Colpo di Stato del 1816 fu un tradimento, l’ennesimo.
RIFERIMENTI:
- J.J. Norwich, I Normanni nel Sud, MURSIA