17/08/2026
Quando presentai i miei studi su Antonello da Messina e sulla sua Annunciata, a margine della Tavola Rotonda dissi che l’arte in Sicilia non era “cosa loro”. Mi riferivo a coloro che, in quel momento, sembravano preoccuparsi più di ostacolare il percorso che avevo deciso di intraprendere che di confrontarsi seriamente con il valore degli studi.
Fu una vergogna senza fine. Ancora oggi mi fa male ricordare la bassezza di quei momenti. Non ho mai saputo con certezza se quell’attacco fosse rivolto a me o al professor Mauro Lucco. In ogni caso, decisi di andare avanti.
E andai avanti davvero.
Gli studi furono accolti in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e realizzati sotto l’alto patrocinio del Ministero della Cultura. Qualche settimana dopo, il ministro Dario Franceschini visitò la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, allora diretta da Giocchino Barbera.
Il tempo, però, ha una caratteristica straordinaria: mette ogni cosa al proprio posto.
Quelli che allora cercavano di ostacolare quel percorso sono rimasti legati a una stagione che appartiene ormai al passato. I miei studi, invece, hanno continuato il loro cammino e oggi sono entrati a far parte delle collezioni bibliografiche di università e istituzioni accademiche in diversi Paesi del mondo.
È questa, alla fine, la risposta più eloquente.
Non servono rancori, né vendette personali. Bastano il lavoro, la ricerca e il tempo.
E a chi allora pensava di poter decidere chi avesse il diritto di occuparsi dell’arte siciliana, oggi posso semplicemente dire: l’arte non è “cosa loro”. L’arte appartiene alla storia, alla ricerca e a chi ha il coraggio di studiarla.
Con buona pace di tutti coloro che, allora, tentarono di fermare quel percorso.