22/03/2020
Noi ai tempi del Coronavirus
I numeri continuano a crescere. Dicono sia una cosa attesa eppure, quando arriva l ' aggiornamento delle sei, mi oscuro come avessero comunicato l' irreparabile. Talvolta mi viene da piangere pensando al volto di mio padre, alle mani di mia madre, agli occhi grandi di mia sorella. Penso ai miei amici, alle abitudini p***e, mentre mi chiedo, quando e come, tornerà la mia normalità. Quella normalità intrisa di libertà, fatta di abitudini piacevoli e doveri noiosi, di logica avversa e follia estemporanea, di chiasso e ricercato silenzio. Quella normalità che presumevo, come tutti noi, di governare, che vantavo come diritto spettante. Ora, avverto solo una grande mancanza nell' assenza. Mi chiedo quando potrò abbracciare i miei cari e, se davvero staremo tutti bene. Mi chiedo come torneremo a noi e se ci ritroveremo, nell' esatto modo in cui ci siamo lasciati, come fossimo tutti in sospeso in una parentesi quadra da risolvere. Non ho risposte, come nessuno di noi, come i miei vicini che intonano canti stonati nella condivisione di una paura che irrompe forte dal nulla a ricordarci che siamo esseri fragili e improvvisamente soli. Però intravedo la speranza ovunque, nella primavera prepotente, nella gente che ha imparato a sorridere con gli occhi, sotto mascherine inquietanti per coprire bocche e cuori spaventati, nello sguardo dei bambini, sempre volto al domani e nelle parole di chi amo che mi ripete che ce la faremo. E intanto, osservo germogliare vita meravigliosa farsi spazio tra le erbacce incolte dopo un inverno mite e mi convinco che rinasceremo solo sapendoci vestire di rinnovata normalità ❤