Greta Alberta Tirloni

Greta Alberta Tirloni Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Greta Alberta Tirloni, Kunst, Baselstrasse 101, Riehen.

La mostra dedicata a Yayoi Kusama presso la Fondation Beyeler consente di cogliere con particolare chiarezza il caratter...
08/03/2026

La mostra dedicata a Yayoi Kusama presso la Fondation Beyeler consente di cogliere con particolare chiarezza il carattere radicale della sua poetica: un universo visivo fondato sulla ripetizione, sull’ossessione del segno e sull’idea di infinito. I celebri polka dots e le strutture seriali non sono semplici elementi decorativi, ma dispositivi concettuali attraverso cui l’artista dissolve i confini tra individuo e cosmo.
Il percorso espositivo alterna opere storiche – come le serie delle Infinity Nets e installazioni iconiche quali Narcissus Garden – a esperienze immersive più recenti, tra cui una nuova Infinity Mirror Room, in cui lo spettatore viene letteralmente assorbito in uno spazio percettivo senza limite.
Ciò che emerge con forza è la dimensione autobiografica e insieme universale della ricerca di Kusama: la ripetizione diviene gesto terapeutico, ma anche linguaggio capace di trasformare l’angoscia individuale in una cosmologia visiva condivisa. Sala dopo sala, la mostra restituisce l’impressione di un immaginario coerente e inesauribile, in cui colore, ritmo e proliferazione formale costruiscono un’esperienza estetica al tempo stesso ipnotica e profondamente contemporanea.
In questo senso, l’esposizione non è soltanto una retrospettiva, ma una vera immersione nell’universo mentale dell’artista: un viaggio dove l’arte diventa spazio di espansione della percezione e metafora dell’infinito.
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, questa mostra assume inoltre un valore simbolico particolare: il percorso di Kusama – segnato da determinazione, resilienza e libertà creativa – ricorda come la voce delle artiste abbia saputo trasformare fragilità personali e marginalità storiche in linguaggi radicalmente nuovi, capaci di ridefinire l’immaginario dell’arte contemporanea.

16 febbraio 2026. Rencontres de Nouveau Grand Tour - IIC Paris.E’ Stato davvero un piacere intervenire su un tema che co...
21/02/2026

16 febbraio 2026.
Rencontres de Nouveau Grand Tour - IIC Paris.
E’ Stato davvero un piacere intervenire su un tema che considero centrale nelle politiche culturali contemporanee: quello delle residenze d’artista, e in particolare del loro ruolo nel rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Italia e Francia per progetti come il Nuovo Grand Tour, che seguo come funzionaria storica dell’arte per conto della Direzione generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Le residenze d’artista funzionano perché rispondono a un’esigenza fondamentale della pratica artistica: il tempo. Tempo per la ricerca, per l’ascolto, per l’immersione in un contesto nuovo. Ma funzionano soprattutto perché non sono semplici programmi di mobilità: sono dispositivi culturali complessi, capaci di mettere in relazione artisti, territori, comunità e istituzioni.
ll’interno di questo quadro si inserisce il progetto Nuovo Grand Tour, che rappresenta un modello particolarmente virtuoso di cooperazione culturale bilaterale. Le residenze destinate agli artisti italiani in Francia si articolano secondo tipologie diverse ma complementari: residenze di ricerca, di produzione, territoriali o ibride, che coniugano studio, sperimentazione e momenti di restituzione pubblica.
Ciò che rende questo programma strategico non è soltanto la qualità delle esperienze individuali, ma la sua capacità di generare effetti strutturali: la costruzione di una rete stabile di luoghi e partner, la continuità delle relazioni tra operatori culturali, la circolazione degli artisti e delle idee nei due Paesi. La residenza diventa così uno strumento di diplomazia culturale concreta, non episodica.

21/02/2026
Domani a Parigi, all’Institut Culturel Italien de Paris, Rencontres du Nouveau Grand Tour / Italia: una giornata di dial...
15/02/2026

Domani a Parigi, all’Institut Culturel Italien de Paris, Rencontres du Nouveau Grand Tour / Italia: una giornata di dialogo dedicata alla mobilità artistica, all’incontro tra esperienze creative e alla costruzione di reti culturali europee.

Il programma è articolato in tre momenti: una prima sessione con gli artisti laureati delle residenze, una seconda dedicata ai rappresentanti delle strutture francesi che accolgono i progetti, e una terza di confronto tra professionisti del settore, per riflettere insieme su pratiche, collaborazioni e prospettive future.
Sarò presente come rappresentante Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, per condividere il valore strategico di questo progetto di cooperazione e diplomazia culturale.

Bordeaux è la città del vino non soltanto per produzione, ma per visione: qui il gusto è cultura, il calice è racconto, ...
11/02/2026

Bordeaux è la città del vino non soltanto per produzione, ma per visione: qui il gusto è cultura, il calice è racconto, il terroir diventa narrazione identitaria. I sapori sono pieni, generosi, talvolta volutamente goderecci — ma sempre sorretti da una misura francese che li rende eleganti.

Ai Bassins des Lumières l’archeologia industriale si trasfigura in esperienza immersiva: l’acqua moltiplica le immagini e lo spettatore diventa parte di un paesaggio visivo stratificato.
La Cité du Vin traduce in architettura la fluidità del vino, restituendone la dimensione storica, antropologica e simbolica.
Il Musée des Beaux-Arts de Bordeaux custodisce la profondità della tradizione, mentre il Musée Mer Marine e il Muséum de Bordeaux - sciences et nature ampliano l’orizzonte tra cultura marittima e scienze naturali.

Al CAPC Musée d’art contemporain de Bordeaux l’ex magazzino coloniale diventa spazio critico, luogo di sedimentazione e di tensione contemporanea. Qui l’intervento di Keith Haring irrompe con la sua energia grafica e politica: segno pulsante, ritmo urbano, iconografia immediata e universale. In quel contesto architettonico severo, la sua linea vibrante introduce una dimensione di urgenza e di apertura democratica dell’immagine, riaffermando la capacità dell’arte di parlare a tutti senza perdere complessità.

E poi gli atelier. Le visite agli studi di Maire Benoit - grazie caro Simon ! hanno rivelato la trama più autentica della città: laboratori di ricerca, dialogo, progettualità condivisa.

A Bordeaux la rete tra artisti e professionisti non è enunciazione teorica ma pratica quotidiana. Solida, generosa, operativa. Una comunità capace di trasformare la bellezza in relazione e la relazione in futuro.

L’esposizione dedicata a Beato Angelico a  Palazzo Strozzi restituisce con straordinaria chiarezza la profondità spiritu...
30/01/2026

L’esposizione dedicata a Beato Angelico a Palazzo Strozzi restituisce con straordinaria chiarezza la profondità spirituale e la modernità silenziosa del suo linguaggio pittorico.
La qualità delle opere, il ritmo del percorso e la misura curatoriale permettono una lettura intima e insieme rigorosa di un artista capace di coniugare luce, fede e invenzione formale con una grazia senza tempo.

Palazzo Strozzi

Arrivare a Gernika non è come arrivare in una città qualunque. Il paesaggio verde e ordinato entra subito in tensione co...
25/01/2026

Arrivare a Gernika non è come arrivare in una città qualunque. Il paesaggio verde e ordinato entra subito in tensione con ciò che si sa: qui, il 26 aprile 1937, il cielo non portò pioggia ma fuoco. Tutto è stato ricostruito, ma nulla è innocente. Ogni pietra è una sostituzione.

Nel centro della città, il mosaico del Guernica non è un monumento, ma una ferita esposta. All’aperto, sotto la pioggia e la luce, l’immagine torna alla sua origine: una città reale distrutta da un atto deliberato di terrore. Non un danno collaterale, ma un esperimento. Qui nasce la guerra moderna contro i civili.

L’opera non racconta un evento: ne distilla la logica. Corpi spezzati, animali urlanti, madri senza redenzione. Il bianco e nero della cronaca diventa tragedia universale. Nessun eroismo, nessuna consolazione.

Quel mosaico resta lì mentre la città vive. Non come memoria del passato, ma come dispositivo attivo. Perché ogni volta che una città viene bombardata, Gernika accade di nuovo.

I Paesi Baschi e Bilbao rappresentano uno dei casi più emblematici di rigenerazione urbana e culturale dell’Europa conte...
16/01/2026

I Paesi Baschi e Bilbao rappresentano uno dei casi più emblematici di rigenerazione urbana e culturale dell’Europa contemporanea. Dal 1997, l’apertura del Guggenheim Museum Bilbao ha segnato una svolta strutturale non solo per la città, ma per l’intero immaginario del rapporto tra architettura, arte e sviluppo territoriale.

Progettato da Frank Gehry, figura centrale dell’architettura contemporanea, il museo si impone come un organismo plastico, dinamico, capace di dialogare con il fiume Nervión e con il tessuto urbano industriale riconvertito. Le superfici in titanio, cangianti e irregolari, non sono mero virtuosismo formale, ma traducono in architettura un’idea di movimento, di apertura, di trasformazione continua.

Bilbao diventa così paradigma del cosiddetto effetto Guggenheim: non un modello replicabile meccanicamente, ma un esempio riuscito di visione integrata, in cui un’istituzione culturale iconica agisce come catalizzatore di infrastrutture, spazio pubblico, economia creativa e identità collettiva. Il museo non si limita a ospitare l’arte contemporanea, ma diventa esso stesso esperienza estetica, dispositivo urbano, simbolo riconoscibile a scala globale.

A quasi trent’anni dall’inaugurazione, il Guggenheim di Bilbao resta sorprendentemente attuale: non solo per la qualità della programmazione espositiva, ma per la sua capacità di continuare a interrogare il ruolo dell’architettura come agente culturale e politico del territorio.

Accanto al Guggenheim, Bilbao ha costruito negli anni un sistema museale articolato e coerente, capace di restituire la complessità storica, artistica e identitaria della città e dei Paesi Baschi.

Di segno diverso, ma altrettanto significativo, ad esempio, Azkuna Zentroa (ex Alhóndiga), centro culturale polifunzionale ricavato da un edificio industriale riconvertito su progetto di Philippe Starck.

Tiziano Bellomi mi ha colpito per la profondità del suo lavoro, con un approccio iniziale e prima conoscenza quando venn...
11/01/2026

Tiziano Bellomi mi ha colpito per la profondità del suo lavoro, con un approccio iniziale e prima conoscenza quando venne appositamente a Roma a visitare una mostra di giovani artisti da me curata a Kou Gallery.
Fino ad arrivare alla sua mostra nello spazio di Paolo di Capua, HyunnArt Studio, quasi un completamento del rapporto artistico, in uno spazio atipico, una realtà trasversale studio e galleria d’arte, con l’esperienza ulteriore di ospitare l’esposizione di altro artista, con interazione contaminazione e cura.
Bellomi lavora su colore e geometrie. Una doppia anima: il colore - con l’intensità ed esplosività cromatica - e il rigore della geometria, delle linee.
Minimale e concettuale si uniscono ad un colore intenso.

La sua ricerca si è avviata dalla fotografia digitale, scomponendo le immagini in valori tonali e riducendo la fotografia a linee di colori che componevano e rappresentavano il soggetto o il paesaggio.

L’artista ha dedotto astrazione in pitture e sculture, in strisce con geometrie che mostrano sovrapposizioni, quasi un lento viaggio iniziatico. Ogni striscia colorata segue la precedente e anticipa la successiva.

Dalla fotografia digitale Bellomi ha tratto l’idea di scomporre il reale in valori tonali, fino a giungere a una pittura minimale, concettuale e insieme profondamente sensibile. Nelle sue opere convivono echi di Klein, Mondrian, Richter, così come la linea concettuale di Sol LeWitt e la scansione visiva di Buren.

Le strisce diventano ritmo, quasi un rito visivo: invitano lo sguardo a entrare nel colore, a perdersi in una dimensione meditativa, tra finito e infinito, materia e immateriale.
Il colore non è solo superficie, ma spazio fisico da attraversare, vibrazione da sentire, presenza viva con cui dialogare.

La pittura di Bellomi è memoria, sogno, percezione, una pratica che restituisce all’arte la sua sacralità senza rinunciare alla semplicità e all’emozione.

Una pittura che non alza barriere, ma apre spazi.
E che, con rigore e luce, continua a credere nella forza del colore.

Indirizzo

Baselstrasse 101
Riehen
4125

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