04/06/2026
In tempi migliori🐬 racconto di Agostina Micciariello
C’era un tempo, un tempo indefinito e universale, un tempo di galassie e di pianeti, un pianeta grigio e triste, che aveva perso i suoi colori e la sua bellezza. Un pianeta talmente desolato, che persino il suo nome era sparito, nessuno sapeva come si chiamasse, nessuno riusciva più a ricordarlo. Un tempo, questo pianeta ospitava tantissimi colori, pieni di vita, che andavano dal verde degli alberi e dei prati, all’azzurro del cielo e del mare, dove specie differenti vivevano insieme in armonia, sincronizzati dai ritmi armonici di questo pianeta, rispettando i suoi tempi e le sue stagioni. Stranamente, nessuno riuscì a spiegarsi come questo ciclo pieno di cascate, fiumi, mari, montagne verdeggianti andò perduto, spogliato della sua vitalità e dei suoi colori, dissacrato della sua sacralità; i fiumi e i mari non scorrevano più, prosciugati del tutto delle loro acque cristalline, mentre, i cieli, avevano perso i loro colori che mutavano dalle tinte del sole alle tinte della luna, diventando grigi e nuvolosi per poi non parlare delle montagne e dei boschi, i cui alberi, improvvisamente, divennero spogli delle loro coloratissime chiome, trasformandosi in arbusti secchi e inceneriti…. tutto andò perduto. Pian piano, la popolazione emigrò verso nuovi pianeti, con la paura dell’ignoto e con la speranza di un tempo migliore, ancorati ancora a questa domanda : perché? Eppure, la risposta era sotto ai loro occhi : da quando avevano ospitato quelle strane creature dalle sembianze aliene, alte, che camminavano a due zampe, tutto andò perduto : non rispettavano i tempi e le stagioni del pianeta, sfruttando qualsiasi elemento naturale a loro vantaggio, preoccupandosi benché minimo se non della loro stessa sopravvivenza, non vivendo in armonia con chi li aveva ospitati. Per chi ancora non lo avesse inteso, questo pianeta era popolato soltanto da animali, a parte le strane creature a due zampe che avevano sciupato e deturpato il loro prezioso pianeta.
Ebbene, nonostante questo, tale pianeta non era del tutto desolato. Erano rimaste ancora soltanto due creature : un delfino bianco come la Luna, dalle guance come Marte, chiamato Whistle e un pesciolino tondeggiante, bianco e nero come le fasi lunari, suo inseparabile amico, chiamato Flippy. Abitavano ancora lì, le creature del mare, speranzose di poter salvare il loro amato pianeta ma, oramai, compreso che non era più possibile riportarlo in vita come una volta così come il mare in cui erano nati, erano lì, nella parte più in cima del pianeta, dove uno splendido panorama spaziale si affacciava davanti ai loro occhietti : stelle luminosissime ammantavano l’intero universo, pianeti di varie grandezze e vari colori ruotavano intorno alla Grandissima Stella Rossa, galassie infinite dove ti teletrasportavano chissà dove, meteoriti e stelle comete infuocate sfrecciavano sulle loro testoline, atterrando chissà dove... ammirarono silenziosamente tale panorama, uno affianco all’altro, pronti, pronti a partire.
Sì, anche loro, gli ultimi di quel pianeta, stavano lasciando la loro illusa ancora di speranza per volgere la loro rotta altrove… verso il pianeta che stavano guardando davanti a loro: il pianeta Madre Oceano, perfetto per loro, essendo specie marine; dalle fattezze simili a Saturno, gli anelli erano corallini rossicci che ruotavano incessantemente attorno ad Essa, pieno d’acqua salata in cui nuotare in nuovissime avventure, spume ondose che s’intravedevano persino da lontano per quanto fossero imponenti. Un pianeta straordinariamente oceanico. Chissà, forse, laggiù avrebbero incontrato le altre creature marine che prima abitavano questo pianeta. Come avevano fatto fin d’ora a non scoprirlo prima? Lì sì che c’è da esplorare!
Così decisero : si parte verso il pianeta Madre Oceano. Fortunatamente, avevano elmetti subacquei per respirare e per restare comunque in acqua durante questa missione spaziale, sembrando per tutto degli astronauti. Però, prima di partire, Whistle prese fra le sue pinne, una campanella di vetro, dove di solito si collezionano oggetti preziosi o cari, per proteggerli dal tempo che scorre o da possibili spaccature, all’interno, custodiva qualcosa di molto più prezioso di ciò che si potrebbe comunemente pensare, qualcosa di vitale… un piccolo rametto di corallo rosso. E’ molto più di un semplice rametto di corallo rosso, molto più. Whistle lo aveva trovato nell’ultimo restante corallo pieno di vita e prima che si potesse imbiancare, lo aveva reciso e custodito in questa campana di vetro, nutrendolo e innaffiandolo ogni singolo giorno passato lì, con la speranza di ripiantarlo una volta che il pianeta fosse ritornato come prima. Adesso, le carte erano cambiate. Dentro il cuore e la mente di quel delfinotto, nacque una nuova promessa; appena lui e Flippy poseranno le loro pinne su quel Pianeta, avrebbero piantato il rametto di corallo per poi lasciarlo fiorire lì, farlo crescere con le sue radici, forti e vitali, più di prima… lì sarebbe stato felice e pieno di vita, esattamente come prima. Per ora, il compito di Whistle è proteggerlo in quel che sarebbe stato un viaggio cosmico. Lo avvolse nella sua tipica sciarpetta rossa che amava indossare ogniqualvolta che partiva per una lunga avventura or ogni qualvolta che faceva freddo, come a proteggerlo da tutto e da tutti. In quel gesto, così semplice e scontato, era racchiuso la speranza di quel viaggio che stavano per affrontare, la promessa di portare un pezzo di questo pianeta nel nuovo pianeta, a memoria di ciò che si è.
Erano pronti. Pronti per andare e abbandonare questo pianeta inospitale, pronti in questa avventura che, stavolta, non avrebbero fatto più ritorno a questa casa, pronti per il pianeta Madre Oceano, la loro futura casa. Avevano tutto. Non avevano bisogno di valigie o passaporti come faremmo noi. Bastavano un paio di pinne, la campanella di vetro, gli elmetti subacquei e via, via con le loro speranze e immancabilmente, con le loro paure.
E noi, lo so lo so, che vorreste sapere come andrà a finire questo viaggio, se giungeranno sani e salvi nel pianeta Madre Oceano, se il rametto di corallo verrà piantato come promesso in questo oceanico pianeta ma, sapete, sarebbe troppo lungo come racconto, quindi, servirebbe soltanto un capitolo a parte per raccontarlo nella sua interezza… li lasciamo così, mentre iniziano a mettere i loro primi passi di pinna verso lo spazio infinito stellato, abbandonando ogni legge di gravità e di fisica esistente, diventando dei perfetti astronauti marini, nuotando in direzione del Pianeta Madre, voltando le pinne a quel pianeta che ora non era più presente ma passato. Aspettate, adesso sì che Whistle e Flippy si ricordavano come si chiamasse questo pianeta passato : Terra.
⚜️ fine del racconto ⚜️
Ringraziamo Agostina Micciariello per aver condiviso con tutti gli amici di un'altra avventura di Whistle_the dolphin ! 😊
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