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fabulinis fabulinis raccoglie tante belle fiabe e favole da leggere ai tuoi bambini
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fabulinis è un piccolo laboratorio di idee con cui vogliamo proporre ed esplorare tutto un mondo di fiabe, racconti e fantasia. Abbiamo preparato per te:

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ne piene di fantasia e che vogliono coccolare il bambino che è in loro;

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In tempi migliori🐬 racconto di Agostina MicciarielloC’era un tempo, un tempo indefinito e universale, un tempo di galass...
04/06/2026

In tempi migliori🐬 racconto di Agostina Micciariello

C’era un tempo, un tempo indefinito e universale, un tempo di galassie e di pianeti, un pianeta grigio e triste, che aveva perso i suoi colori e la sua bellezza. Un pianeta talmente desolato, che persino il suo nome era sparito, nessuno sapeva come si chiamasse, nessuno riusciva più a ricordarlo. Un tempo, questo pianeta ospitava tantissimi colori, pieni di vita, che andavano dal verde degli alberi e dei prati, all’azzurro del cielo e del mare, dove specie differenti vivevano insieme in armonia, sincronizzati dai ritmi armonici di questo pianeta, rispettando i suoi tempi e le sue stagioni. Stranamente, nessuno riuscì a spiegarsi come questo ciclo pieno di cascate, fiumi, mari, montagne verdeggianti andò perduto, spogliato della sua vitalità e dei suoi colori, dissacrato della sua sacralità; i fiumi e i mari non scorrevano più, prosciugati del tutto delle loro acque cristalline, mentre, i cieli, avevano perso i loro colori che mutavano dalle tinte del sole alle tinte della luna, diventando grigi e nuvolosi per poi non parlare delle montagne e dei boschi, i cui alberi, improvvisamente, divennero spogli delle loro coloratissime chiome, trasformandosi in arbusti secchi e inceneriti…. tutto andò perduto. Pian piano, la popolazione emigrò verso nuovi pianeti, con la paura dell’ignoto e con la speranza di un tempo migliore, ancorati ancora a questa domanda : perché? Eppure, la risposta era sotto ai loro occhi : da quando avevano ospitato quelle strane creature dalle sembianze aliene, alte, che camminavano a due zampe, tutto andò perduto : non rispettavano i tempi e le stagioni del pianeta, sfruttando qualsiasi elemento naturale a loro vantaggio, preoccupandosi benché minimo se non della loro stessa sopravvivenza, non vivendo in armonia con chi li aveva ospitati. Per chi ancora non lo avesse inteso, questo pianeta era popolato soltanto da animali, a parte le strane creature a due zampe che avevano sciupato e deturpato il loro prezioso pianeta.
Ebbene, nonostante questo, tale pianeta non era del tutto desolato. Erano rimaste ancora soltanto due creature : un delfino bianco come la Luna, dalle guance come Marte, chiamato Whistle e un pesciolino tondeggiante, bianco e nero come le fasi lunari, suo inseparabile amico, chiamato Flippy. Abitavano ancora lì, le creature del mare, speranzose di poter salvare il loro amato pianeta ma, oramai, compreso che non era più possibile riportarlo in vita come una volta così come il mare in cui erano nati, erano lì, nella parte più in cima del pianeta, dove uno splendido panorama spaziale si affacciava davanti ai loro occhietti : stelle luminosissime ammantavano l’intero universo, pianeti di varie grandezze e vari colori ruotavano intorno alla Grandissima Stella Rossa, galassie infinite dove ti teletrasportavano chissà dove, meteoriti e stelle comete infuocate sfrecciavano sulle loro testoline, atterrando chissà dove... ammirarono silenziosamente tale panorama, uno affianco all’altro, pronti, pronti a partire.
Sì, anche loro, gli ultimi di quel pianeta, stavano lasciando la loro illusa ancora di speranza per volgere la loro rotta altrove… verso il pianeta che stavano guardando davanti a loro: il pianeta Madre Oceano, perfetto per loro, essendo specie marine; dalle fattezze simili a Saturno, gli anelli erano corallini rossicci che ruotavano incessantemente attorno ad Essa, pieno d’acqua salata in cui nuotare in nuovissime avventure, spume ondose che s’intravedevano persino da lontano per quanto fossero imponenti. Un pianeta straordinariamente oceanico. Chissà, forse, laggiù avrebbero incontrato le altre creature marine che prima abitavano questo pianeta. Come avevano fatto fin d’ora a non scoprirlo prima? Lì sì che c’è da esplorare!
Così decisero : si parte verso il pianeta Madre Oceano. Fortunatamente, avevano elmetti subacquei per respirare e per restare comunque in acqua durante questa missione spaziale, sembrando per tutto degli astronauti. Però, prima di partire, Whistle prese fra le sue pinne, una campanella di vetro, dove di solito si collezionano oggetti preziosi o cari, per proteggerli dal tempo che scorre o da possibili spaccature, all’interno, custodiva qualcosa di molto più prezioso di ciò che si potrebbe comunemente pensare, qualcosa di vitale… un piccolo rametto di corallo rosso. E’ molto più di un semplice rametto di corallo rosso, molto più. Whistle lo aveva trovato nell’ultimo restante corallo pieno di vita e prima che si potesse imbiancare, lo aveva reciso e custodito in questa campana di vetro, nutrendolo e innaffiandolo ogni singolo giorno passato lì, con la speranza di ripiantarlo una volta che il pianeta fosse ritornato come prima. Adesso, le carte erano cambiate. Dentro il cuore e la mente di quel delfinotto, nacque una nuova promessa; appena lui e Flippy poseranno le loro pinne su quel Pianeta, avrebbero piantato il rametto di corallo per poi lasciarlo fiorire lì, farlo crescere con le sue radici, forti e vitali, più di prima… lì sarebbe stato felice e pieno di vita, esattamente come prima. Per ora, il compito di Whistle è proteggerlo in quel che sarebbe stato un viaggio cosmico. Lo avvolse nella sua tipica sciarpetta rossa che amava indossare ogniqualvolta che partiva per una lunga avventura or ogni qualvolta che faceva freddo, come a proteggerlo da tutto e da tutti. In quel gesto, così semplice e scontato, era racchiuso la speranza di quel viaggio che stavano per affrontare, la promessa di portare un pezzo di questo pianeta nel nuovo pianeta, a memoria di ciò che si è.
Erano pronti. Pronti per andare e abbandonare questo pianeta inospitale, pronti in questa avventura che, stavolta, non avrebbero fatto più ritorno a questa casa, pronti per il pianeta Madre Oceano, la loro futura casa. Avevano tutto. Non avevano bisogno di valigie o passaporti come faremmo noi. Bastavano un paio di pinne, la campanella di vetro, gli elmetti subacquei e via, via con le loro speranze e immancabilmente, con le loro paure.
E noi, lo so lo so, che vorreste sapere come andrà a finire questo viaggio, se giungeranno sani e salvi nel pianeta Madre Oceano, se il rametto di corallo verrà piantato come promesso in questo oceanico pianeta ma, sapete, sarebbe troppo lungo come racconto, quindi, servirebbe soltanto un capitolo a parte per raccontarlo nella sua interezza… li lasciamo così, mentre iniziano a mettere i loro primi passi di pinna verso lo spazio infinito stellato, abbandonando ogni legge di gravità e di fisica esistente, diventando dei perfetti astronauti marini, nuotando in direzione del Pianeta Madre, voltando le pinne a quel pianeta che ora non era più presente ma passato. Aspettate, adesso sì che Whistle e Flippy si ricordavano come si chiamasse questo pianeta passato : Terra.

⚜️ fine del racconto ⚜️

Ringraziamo Agostina Micciariello per aver condiviso con tutti gli amici di un'altra avventura di Whistle_the dolphin ! 😊

Se anche tu o il tuo bimbo avete una fiaba nel cassetto, e vorreste vederla pubblicata qui su , inviacela all'indirizzo mail [email protected] , la pubblichiamo volentieri! 😄

La ragazza sotto incantesimo 🐑 racconto scritto da Sanja Rotim   Quel giorno la maga Luana era giù di giri. Aveva cercat...
04/06/2026

La ragazza sotto incantesimo 🐑 racconto scritto da Sanja Rotim

Quel giorno la maga Luana era giù di giri. Aveva cercato tutto il giorno la sua bacchetta magica e alla fine l’aveva trovata in casa. Semplicemente l’aveva lasciata nel posto sbagliato, ma non riusciva ad accettare che le potessero succedere cose del genere. Era così arrabbiata che si disse che al più presto avrebbe dovuto fare un dispetto a qualcuno.
Il caso volle che proprio quel giorno incontrasse per strada una signora che passeggiava e che era in dolce attesa. La maga Luana decise che sarebbe stata la vittima della sua stregoneria e della sua giornata storta. Preparò una pozione magica e con un brutto ghigno sul viso iniziò a mescolarla. Si raccomandò che la signora in questione avrebbe dato presto alla luce una bellissima bambina che crescendo sarebbe diventata nientemeno che una pecora. L’incantesimo poteva finire solo nel preciso momento in cui la ragazza si sarebbe sposata, il che era assai improbabile.
“Non devo più perdere la mia bacchetta perché altrimenti divento proprio malvagia”, si disse la maga corrugando la fronte.
Così dopo un mese dall’accaduto nacque una bellissima bambina come previsto dalla maga. La chiamarono Amelia. I genitori della neonata erano felicissimi e naturalmente ignari della profezia che incombeva sulla figlia.
La bambina oltre che bella era dolcissima. Ma da subito invece di piangere faceva il verso delle pecore. In pratica, belava.
“Beee, beee.”
“Che pianto strano che ha vostra figlia. Sembra il verso di una pecora”, diceva la gente stupita ai genitori.
“Ogni bambino piange a modo suo”, i genitori non sembravano preoccuparsi troppo.
Ma presto sul corpo della bambina iniziarono a crescere peli strani e bianchi che ricordavano la lana. I genitori, sgomenti e increduli, la portarono dal dottore che vedendo la bambina quasi non svenne e disse che non aveva un rimedio perché non aveva mai visto una cosa del genere.
A questo punto i genitori capirono che c’era qualcosa di strano e diverso nella loro figlia. Infastiditi dalle chiacchiere e dalla curiosità della gente iniziarono a vestirla abbondantemente per nascondere quella strana peluria. Per fortuna la bambina aveva almeno iniziato a parlare normalmente e non belava più come prima. Così passarono gli anni, Amelia arrivò all’età di sei anni e iniziò a frequentare la scuola. Era molto intelligente, le pesava essere sempre coperta tanto anche durante i mesi estivi ma i genitori le ripetevano che era meglio così per non dare un pretesto a pettegolezzi o commenti fastidiosi.
Fino a dodici anni Amelia ebbe una vita più o meno normale. Ma dopo le sue braccia iniziarono a cambiare e a trasformarsi in un altro paio di gambe e si ritrovò a camminare da quadrupede. Da allora non poté più nascondere il suo aspetto. Smise di andare a scuola e continuò la sua istruzione a casa. I suoi genitori erano persone facoltose e la aiutarono a continuare gli studi in modo autonomo. La curiosità della gente era enorme. Tutti parlavano di questa ragazza- pecora, si fermavano davanti alla loro casa per cercare di vederla o sbirciavano dalla finestra. La vita della ragazza era diventata insopportabile. Solo la sua testa non era cambiata, in tutto il resto del corpo sembrava una pecora. Ormai era diventata grande, aveva compiuto diciotto anni.
La ragazza non usciva più di casa perché tutti la guardavano e additavano. Non aveva più amici. I genitori pensarono che sarebbe stato meglio trasferirsi altrove, dove le persone non li conoscevano per poter fingere che la ragazza fosse veramente una pecora. La gente di solito non si interessa alle pecore. Almeno così avrebbe potuto uscire di casa e stare un po’ all’aria aperta. Anche Amelia era d’accordo con loro, le pesava passare la vita in casa da reclusa.
Così si trasferirono in un altro paese e comprarono una casa con un giardino grande. La madre era brava a lavorare ai ferri e le preparò un bel cappellino di lana bianca che indossava per nascondere il suo viso umano. Almeno in quella maniera non destava curiosità nella gente. Nessuno era interessato a guardare bene in faccia le pecore.
Ma la ragazza continuò a sentirsi molto sola non avendo né amici né tantomeno un fidanzato e con la consapevolezza che non li avrebbe mai trovati. Si chiedeva perché fosse successo proprio a lei di nascere in un corpo che non era e non sentiva suo. Le uniche persone con le quali comunicava da tempo erano i suoi genitori. Per consolarla le dicevano che era nata come una bambina qualsiasi e non come una pecora, la trasformazione era avvenuta per qualche motivo sconosciuto con il passare del tempo. Questa spiegazione, per quanto fosse vera, non cambiava comunque la sua triste situazione.
Amelia aveva voglia di passeggiare un po’, di superare il cancello di casa e sentirsi libera. Disse ai genitori che ormai era adulta e maggiorenne per uscire da sola e chiese il loro permesso. I genitori dispiaciuti le permisero di uscire raccomandandosi di non togliersi mai il suo cappello per non farsi vedere in faccia perché in quel caso avrebbero dovuto riprendere in considerazione un nuovo trasferimento. Temevano che la gente curiosa e invadente li avrebbe p***eguitati ancora.
Così quel giorno Amelia uscì e si diresse verso il bosco. Le piaceva correre, guardare intorno e annusare il profumo della natura così inebriante. Almeno un po’ le placava la malinconia che la affliggeva da sempre.
Nello stesso paese dove si era trasferita Amelia abitava la famiglia reale. Il re era molto preoccupato per il suo unico figlio che sembrava non avesse alcuna intenzione di fidanzarsi. Il re cercava in tutti i modi di farlo incontrare con qualche ragazza aristocratica ma senza successo. Invitava a casa conti e baroni accompagnati dalle loro figlie, organizzava balli convocando fanciulle dal sangue blu. Ma il figlio non sembrava mai interessato a nessuna di loro, sembrava sempre così annoiato in quelle occasioni. Il re aveva paura che il suo regno sarebbe potuto rimanere senza un successore. Anche i sudditi non vedevano l’ora di avere una principessa.
Il principe aveva l’abitudine di fare lunghe passeggiate nella natura che circondava il posto in cui viveva. Un motivo era anche perché così stava un po’ fuori dalla reggia e lontano dai continui rimproveri del padre.
Quel giorno Amelia era uscita come al solito. Aveva portato con sé nella borsa una coperta e un libro. Aveva promesso ai genitori che sarebbe stata molto attenta a non farsi vedere da nessuno mentre leggeva. Loro dispiaciuti sempre di più per la sua triste condizione non le negarono il permesso. Così dopo aver fatto una bella passeggiata nella radura Amelia stese in terra la coperta, si sedette sopra e appoggiò la schiena a un tronco di un albero. Non passava mai nessuno da lì e si mise a leggere tranquillamente il suo libro.
Il destino portò su quel sentiero proprio il principe. Era di cattivo umore, non sopportava più le pressioni del padre anche se lo comprendeva in qualche modo. Era giusto che un regno avesse un successore ma lui non poteva farci niente visto che non gli piaceva nessuna di quelle ragazze che il padre gli presentava. Assorto così nei pensieri vide in lontananza una pecora seduta sopra una coperta e messa in una posizione molto strana.
“Chi ha lasciato così una pecora qui?” si chiese incuriosito.
Si avvicinò di più. Amelia aveva abbassato il suo cappellino di lana pensando che non l’avrebbe vista nessuno. Il principe non riusciva a crederci ai suoi occhi. Una pecora con la testa di una bellissima ragazza dai capelli biondi era appoggiata all’albero e leggeva un libro. Quasi non svenne.
Ma poi si disse che probabilmente la ragazza aveva addosso un costume e si mise a ridere. Decise di avvicinarsi ancora a lei.
“Buongiorno”, le disse.
“Oooh”, lei fu colta di sorpresa.
“Che costume originale, come hai fatto?” le chiese sorridendo.
Anche lei gli sorrise e per la prima volta da tanto tempo si sentì bene. Qualcuno si era rivolto a lei come se fosse una ragazza qualsiasi. E si trattava di un bel ragazzo. Diventò tutta rossa in viso. Lui la osservava con molta attenzione.
“Ma questo non è un costume! Sei nata così?”, le sue parole avevano un tono di incredulità ma nello stesso tempo sembravano dolcissime.
Lei non resistette e gli raccontò la storia della sua vita. Le scappò qualche lacrima, iniziò a singhiozzare. Il principe rimase a bocca aperta. Si fermò un po’ con lei consolandola e si rese conto che gli piaceva parlare con lei. Sembrava molto più intelligente delle ragazze che gli presentava suo padre anche se in effetti aveva un aspetto particolare. Ma aveva un viso angelico di cui si innamorò all’istante.
Si diedero un appuntamento per il giorno dopo, e dopo e dopo ancora… Anche il principe le raccontò tutto di sé. Né Amelia né il principe rivelarono a nessuno la loro relazione segreta. Sapevano che nessuno li avrebbe compresi. Ma i genitori della ragazza notarono il cambiamento della figlia, all’improvviso era diventata molto serena. Attribuirono il suo stato d’animo al tempo che la ragazza trascorreva in contatto con la natura. Anche loro si sentivano meglio vedendo il sorriso sul viso della figlia.
Il re non riusciva a capire dove andava il figlio tutto il giorno. Anche lui aveva notato il suo cambiamento d’umore. Quando rientrava in casa canticchiava e fischiettava e il re si insospettì. Aveva paura che il figlio si fosse innamorato di qualche contadinella. Non avrebbe potuto digerire questa cosa con tutte le ragazze aristocratiche che gli presentava.
Non sapendo cosa fare ordinò a un suo fedele servitore di seguire il principe e di stare attento a non farsi scoprire. Il servitore ubbidì e con sgomento scoprì durante questa missione segreta che il principe si incontrava con una pecora. E non solo questo, le parlava e la baciava. Quando riferì al re l’accaduto lui non gli credette e si mise a ridere a crepapelle. Ma il servitore sembrava serio mentre raccontava il fatto e giurava sulla vita dei suoi figli che era vero quello che aveva visto. Il re perplesso gli disse di portargli delle prove, di fotografarlo. Così il servitore scatto una fotografia in cui si vedeva il principe abbracciare una pecora.
Il re si mise le mani tra i capelli e guardando la fotografia ripeteva:
“Oh, povero me. Il mio unico figlio è andato fuori di senno”.
Diede ordine ai suoi uomini di chiudere il figlio nell’edificio ausiliare e controllare che non uscisse. Al servitore ordinò di uccidere la pecora in questione. Il figlio rientrato in casa non capiva perché la servitù gli diceva che doveva seguirli. Non sospettando nulla entrò nell’edificio ausiliare che era sempre dedicato agli ospiti di poca importanza. Lo chiusero dentro e lo sorvegliarono in modo che non uscisse. Urlava la sua innocenza, gridava che era tutto un equivoco, ma nessuno gli diede ascolto.
Nel frattempo, il servitore prese un fucile e andò a cercare la pecora. Amelia era sempre allo stesso posto chiedendosi come mai il suo innamorato fosse in ritardo.
“Avrà avuto qualche contrattempo”, si disse e si mise a leggere il libro.
Il servitore del re la vide e si avvicinò. Rimase colpito dalla scena che stava davanti a lui. Una pecora che leggeva un libro!
“Perbacco”, disse ad alta voce.
Amelia lo vide e si spaventò. Il suo cappellino cadde in terra e scoprì una testa bellissima con una capigliatura lunga e bionda.
“Oh, mio Dio, ma tu sei una ragazza! E che bella ragazza! Adesso capisco tutto”, disse il servitore.
“Capisce cosa?” gli chiese Amelia spaventata con un filo di voce.
A questo punto il servitore le raccontò tutto. Naturalmente non aveva il coraggio di uccidere una ragazza.
Amelia tornò a casa molto triste questa volta. Pensava che non avrebbe più rivisto il suo amato.
“Mi sono illusa. Come potevo pensare che gli altri avrebbero approvato e permesso la nostra unione”, pensava sconsolata.
Nel frattempo, il servitore trovò una vera pecora, la uccise e portò le sue spoglie al re. Disse al re che aveva ucciso la pecora con la quale il principe amoreggiava. Il re contento ordinò la liberazione del principe.
“Abbiamo ucciso quella bestia per la quale avevi perso la ragione. Stasera la mangiamo per cena”, disse il re al figlio.
“No, Amelia, no… non era una pecora, era una ragazza. L’unica che mi piaceva a questo mondo”, si disperava il principe.
Continuò a piangere e urlare per giorni non mangiando né bevendo. Finì in ospedale e i medici dissero che la sua vita era in pericolo. Non si lasciava neanche curare, aveva voglia solo di morire. A quel punto il re capì che aveva commesso un grande errore.
“Non dovevo far uccidere quella pecora. Magari per lui era come amare un animale domestico. La gente si affeziona tanto ai cani e ai gatti. A volte darebbero la vita per loro. Ma ormai è troppo tardi. Rimarrò senza il mio unico figlio. È la mia condanna, sono stato così malvagio”, disse al servitore piangendo.
“Forse non è troppo tardi, Vostra Maestà”, gli disse il servitore e confessò tutto.
Il re contento lo baciò e corse dal figlio a dirgli che la sua pecora era ancora viva. Il principe saltò giù dal letto e si mise in piedi.
“Papà, io voglio sposarla, se mi vuole ancora”, gli disse.
“E sposala, figliolo, basta che tu stia bene. E perdonami se sono stato così stupido. Al cuore non si comanda.”
Ma il principe era ancora privo di forze e si rimise a letto. Doveva mangiare e bere per recuperare le forze. Intanto il re gli disse che i servitori avrebbero cercato Amelia e avrebbero portato a suo nome l’invito a unirsi in matrimonio con suo figlio raccontando tutto l’accaduto.
Così una delegazione del Palazzo Reale arrivò a casa di Amelia. I genitori della ragazza non riuscivano a crederci. Raccontavano che il principe chiedeva la mano della loro figlia che era metà ragazza e metà pecora. Credettero in uno scherzo di cattivo gusto. Ma Amelia sprizzava di gioia e ripeteva:
“Mi vuole ancora, mi vuole ancora”.
I servitori diedero ai genitori una pergamena scritta e firmata dal re. Allora si convinsero che non si trattava di uno scherzo ma che il re veramente voleva che suo figlio sposasse Amelia.
Con grande agitazione cominciarono i preparativi per le nozze. Ad Amelia avevano consegnato dei gioielli della regina e degli indumenti di seta tipo un mantello e un velo da mettere in testa. Il giorno delle nozze il padre della ragazza confuso disse:
“Ma saranno invitate anche le pecore?”.
“Ma, papà, io non sono una pecora, non te lo ricordi forse?”
“Scusami, figliola, è che sono così frastornato per questa storia. Comunque, sono molto felice per te ed emozionato.”
Così arrivò il giorno delle nozze. Nel castello tutti erano avvisati che il principe sposava una ragazza-pecora e ci fu molta curiosità al riguardo. Il re aveva raccomandato a tutti di comportarsi durante la cerimonia come se si trattasse di una ragazza qualsiasi. Ma anche lui e la regina erano preoccupati che sarebbero rimasti impressionati in quanto non avevano ancora visto la futura nuora.
Stava suonando la marcia nuziale. Il principe come da tradizione aspettava sull’altare la sua sposa. Entrarono in chiesa Amelia accompagnata da suo padre e dietro di loro li seguiva la madre. Amelia aveva in testa un velo e la sua testa non si vedeva. Si potevano intravedere solo le sue gambe da pecora. La regina svenne e nella sala si sentirono dei sospiri della gente. Invece il principe sembrava sereno e convinto della sua decisione di sposare questa creatura. Il sacerdote balbettava.
“Vuoi tu, Principe Antonio, prendere in moglie la qui presente Amelia?” chiese come da protocollo.
“Sì, lo voglio.”
Nello stesso momento in cui pronunciò quelle parole si sentirono una serie di tuoni e, contemporaneamente, ci fu un terremoto, le sedie dondolavano, gli oggetti tintinnarono. D’un tratto Amelia si drizzò in piedi e si trasformò in una bellissima ragazza. Anche lei si guardava il corpo trasformato con incredulità. Era una ragazza in tutto e per tutto, con due gambe e due braccia. La gente iniziò ad applaudire e i suoi genitori si abbracciarono felici.
“Adesso puoi baciare la sposa”, disse il sacerdote contento alzando le braccia verso il cielo.
Amelia e il principe ebbero una lunga vita felice insieme.
La loro storia fece presto il giro del mondo e arrivò fino alla maga che si ricordò del giorno in cui p***e la sua bacchetta e fece quella malvagità. Così raccontò tutta la verità ad Amelia che almeno venne a conoscenza del motivo per cui si era trovata a vivere in un corpo che sentiva come sbagliato.
Grazie al loro esempio le persone impararono che bisogna sempre lottare per il vero amore. Non possono esistere barriere di nessuna natura che siano etniche oppure religiose, linguistiche o culturali. L’amore sincero conquistò tutto il mondo e da allora non ci furono mai più neanche le guerre.

⚜️ fine della fiaba ⚜️

Ringraziamo Sanja Rotim per aver condiviso con tutti gli amici di il suo bel racconto! 😊

Se anche tu o il tuo bimbo avete una fiaba nel cassetto, e vorreste vederla pubblicata qui su , inviacela all'indirizzo mail [email protected] , la pubblichiamo volentieri! 😄

Il torneo delle fiabe sta per iniziare domani!!Si svolge nella chat Telegram e partecipa a questo gioco chi viene alla n...
04/06/2026

Il torneo delle fiabe sta per iniziare domani!!
Si svolge nella chat Telegram e partecipa a questo gioco chi viene alla nostra festa nel gruppo
🎆Accendi i fuochi d'artificio

È importante: sarà il modo in cui decidiamo cosa leggere live il 23 giugno, e questo sarà il cuore della festa 🤩

Il torneo sarà fatto a sondaggi: due fiabe si sfidano e passa il turno quella che riceve più voti.

Come abbiamo scelto le fiabe in gara?
Abbiamo preso le 16 fiabe più lette negli ultimi 6 mesi, anche se bisogna dire una cosa: sono anche le più lette nell'ultimo anno, e 150.000 famiglie al mese non possono sbagliare 😉

Per far parte di questo gioco ti basta entrare in
🎇Accendi i fuochi d'artificio
Il link è in bio

Domani si inizia, non vedo l'ora 🤩🤩🤩

Il professore con cui ho seguito il master in Musicoterapia diceva sempre che, per entrare davvero in contatto con una p...
03/06/2026

Il professore con cui ho seguito il master in Musicoterapia diceva sempre che, per entrare davvero in contatto con una persona, bisognava cantare il suo nome.
Perché il nostro nome è forse la cosa più nostra che abbiamo.
E' una cosa a cui rispondiamo senza rendercene conto, perché si scolpisce dentro di noi fin da quando nasciamo.
Ci definisce, ci riconosciamo in questa parola, sappiamo che è nostra. E sì, per ca**tà, la condividiamo con chissà quante altre persone, ma è comunque totalmente nostra.

Dicendo il nome di una persona ad alta voce si dice innanzitutto che quella persona esiste, c'è, ha la nostra attenzione e noi siamo felici di dargliela.
Il nome detto ad alta voce è segno di vicinanza, in tutto e per tutto.
E' per questo che sentirlo pronunciato ad alta voce è così coinvolgente.
Ci sentiamo riconosciuti, sentiamo che quello che sta per ve**re detto è proprio per noi, chi lo dice sta proprio comunicando con noi e nessun altro.

Quando abbiamo deciso di personalizzare l'introduzione delle fiabe con il nome dei bambini, siamo partiti solo con l'idea di fare qualcosa che ci avvicinasse di più alle famiglie che ci seguono.
Ma mentre andavamo a fondo del perché volessimo avvicinarci proprio così, ci siamo ricordati della potenza del nome, della bellezza di sentirlo dire da chi ogni giorno ci racconta una storia.
E chi ha già avuto l'audio personalizzato ce lo sta dicendo: gli occhi dei bambini si illuminano.

L'introduzione personalizzata è disponibile solo per chi partecipa alla nostra festa di compleanno in
🎉Lancia i coriandoli e
🎆Accendi i fuochi d'artificio

Non te lo perdere, il link è in bio noi non vediamo l'ora di registrare anche il nome del tuo bambino

02/06/2026

Non vedo l'ora che queste attività entri o nelle vostre case 🤩
Saranno disponibili per chi è abbonato a fabulinis+ e per chi partecipa alla nostra festa di compleanno per i 10 anni di fabulinis 🎉
Basta entrare in
🥳Prendi la trombetta
🎉Lancia i coriandoli o
🎆Accendi i fuochi d'artificio

Il link è nei commenti
Io non vedo l'ora, vi aspetto lì! 🎂🥳🎉🎇

Nella favola originale la formica non aiuta la cicala.Ci può stare: non ci si approfitta del lavoro e della fatica degli...
31/05/2026

Nella favola originale la formica non aiuta la cicala.
Ci può stare: non ci si approfitta del lavoro e della fatica degli altri dopo averli presi in giro.

Ma quando si è bambini, non si conoscono automaticamente le conseguenze delle proprie azioni, non si ha l'esperienza per capirle e nemmeno certe competenze cognitive per comprendere gli altri, che hanno bisogno di tempo per formarsi.

E secondo noi si impara meglio immaginando di avere (e dare) possibilità e fiducia che non avendo paura di soffrire e di essere esclusi.

Ecco perché la nostra versione è diversa: la formica aiuta la cicala, che la prossima volta collaborerà perché ha avuto modo e tempo di imparare.
E tutte e due imparano a fidarsi l'una dell'altra.

"La cicala e la formica" è uno dei tre racconti che puoi personalizzare con il nome del tuo bambino se decidi di ve**re al festa di compleanno per i 10 anni di fabulinis 🥳

Ti basta accedere a
🎉Lancia i coriandoli o a
🎆Accendi i fuochi d'artificio

Ancora per oggi hanno un prezzo speciale, domani diverrà intero.

Il link è nei commenti ⬇️
La festa di compleanno per i 10 anni di fabulinis sta per iniziare, non vediamo l’ora di essere lì con voi ⭐️

28/05/2026

La fiaba di fabulinis più letta e ascoltata in assoluto? I tre porcellini.
E’ per questo che per la nostra festa dei 10 anni compariranno dei laboratori dedicati a lei nella pagina segreta del sito.

Saranno attività da condividere con i vostri bambini, per far sì che una fiaba così amata diventi il fulcro di un momento da vivere insieme e da ricordare, oltre a portare verso il sonno la sera, qualunque sia la versione che decidete di usare.

Ed è per questo che è una delle tre che si possono personalizzare con il nome del tuo bambino:
chi le sta ricevendo ci racconta di come gli occhi dei bambini si riempiano di luce quando sentono “Ciao Anna, sono Silvia e adesso leggo I tre porcellini solo per te”

Per avere le attività su I tre porcellini, basta accedere alla festa di compleanno per i nostri 10 anni, a partire da
🥳Prendi la trombetta
puoi averli

Ma per la fiaba personalizzata devi accedere a
🎉Lancia i coriandoli o a
🎆Accendi i fuochi d'artificio,
per ora non ci sono altri modi per vedere quella luce negli occhi dei tuoi bambini.

Fino al 31 maggio hanno un prezzo speciale, poi salirà.

La festa di compleanno per i 10 anni di fabulinis sta per iniziare, il link è in bio non vediamo l’ora di essere lì con voi ⭐

Chissà che espressione avranno...Chissà quanto saranno emozionati..."Ciao [nome preferito] sono Silvia, e adesso leggo l...
27/05/2026

Chissà che espressione avranno...
Chissà quanto saranno emozionati...
"Ciao [nome preferito] sono Silvia, e adesso leggo la fiaba che hai scelto SOLO PER TE"

Vorrei essere lì e abbracciarli quando accadrà ❤️⭐

27/05/2026

Non conta la velocità a cui si raggiungono gli obiettivi, ma la costanza con cui ci muoviamo mentre andiamo verso di loro.
Concetto difficilissimo per i grandi, che ad un certo punto iniziano a valutare così i bambini.
Allora il podcast per bambini "Il segreto della costanza" fa ancora meglio ai bambini, perché li incoraggia ad essere costanti e non veloci.

Questo podcast è disponibile per gli abbonati a fabulinis+ e per chi viene alla nostra festa di compleanno, che fino al 31 maggio ha un prezzo super speciale:

🥳Prendi la trombetta 5,10€
🎉Lancia i coriandoli 8,10€
🎆Accendi i fuochi d'artificio 12,10€

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