07/07/2017
36 ORE ZINGARI
L’esercizio che proponiamo è di passare una settimana tra i fratelli
zingari. I più bravi e dotati impareranno subito a rubare agli
zingari tutto ciò che oggi ci manca. La voglia di libertà,
il politicamente scorretto, il gusto di non fare ciò
che è obbligatorio, quello di fare ciò che è vietato, la
possibilità di non integrarsi, di non stare al passo con
tempi, mode, redditi minimi e posizioni sociali. Il risultato
sarà una nuova energia fantastica, un’inquietudine
perennemente in pace con se stessa.
Vivere da zingari fa paura a tutti quelli che non
hanno il coraggio di cogliere l’attimo. Li odiamo, gli
zingari, perché ci fanno vedere la parte di noi che non
abbiamo il coraggio di essere. Lì non ci sarà questo problema:
una volta nel campo, non potrete che lasciarvi
prendere per mano. Siccome gli zingari tendono a essere
anche pigri, voi non vi perdete d’animo e insistete
a muso duro perché vi portino in centro, sui tetti, alle
feste ubriache e ai combattimenti a pugni nudi. Tenete
un diario (attenti a dove lo nascondete di notte!) e
annotate tutto quello che fate. Vedrete come ogni singola
pagina, ogni aneddoto e riflessione vi tornerà utile
nelle piccole scaramucce in ufficio.
Ps: In casi di agiatezza acuta e/o cronica, è consigliabile
aumentare il numero di giorni di permanenza.
Il calcolo esatto è facile, basta applicare la seguente
formula:
giorni = [reddito mensile + mq (abitazione) + hp
posseduti (automoto) x tot (bollette) / 1 – (mutui e ipoteche)
+ n. di carte di credito + (n. mogli x n. figli) / 3
+ h(tv + web + telefono) + (tentati suicidi)2] / minuti
(dire, fare, baciare, nuotare, ballare, saluti, autostop).
Liberamente tratto da "Dire, Fare, Baciare, La creatività è dall'altra parte del vento"
di O. Toscani e M. Rubiola.