15/03/2026
Il "Altrove 1915-1918 promossa dalla Fondazione Carigo di Gorizia e dal Consorzio Culturale Monfalconese " non ha certo detto che furono deportati, il loro titolo era di "rifugiati" per i meno abbienti, poichè i benestanti potevano andare ad abitare dove gli pareva. I più ricchi espatriarono nei Paesi neutrali. Qualche famiglia mista addirittura in Gran Bretagna, altri presso parenti nell'Impero; bastava che dichiarassero la loro residenza per ricevere notizie dal campo e dal fronte.
Perchè non dicono che l'Italia fece ben di peggio, avendo realmente "deportato" gli abitanti del Litorale austriaco e del Tirolo tirolese? Furono rapiti dei cittadini lelaliti alla Corona, come ad esempio Rodolfo Brunner. Furono rapiti e deportati in Italia quasi 1/4 degli abitanti di Grado, tra Aquileia e Cervignano circa 1/3 della popolazione (calcolo proveniente dal numero di abitanti prima e poi la guerra), furono rapite e deportate molte donne di Cortina.
Ma i primi ad essere deportati furono i sacerdoti del Litorale austriaco, che erano sloveni ed alcuni friulani oltre ad abitanti della Slovenia, come ad esempio i sei Paesi ai monti del monte Krn, ai quali avevano fucilato gli uomini, bruciato le case e deportato la popolazione.
Non lo diciamo solo noi, il fatto è risaputo anche in Italia, vedi chat gpt che ci ha scritto: "Durante la prima guerra mondiale, la popolazione slovena, in particolare quella residente nel Litorale austriaco (Istria, Gorizia e Gradisca), subì massicci fenomeni di spostamento forzato, profugato e internamento, segnando un'esperienza traumatica di massa" citando come fonte: https://www.atlantegrandeguerra.it/
Li chiamarono profughi.
Ma non avevano scelto di andarsene. Non erano fuggiti dal nemico. Non avevano fatto le valigie di notte sentendo i cannoni avvicinarsi.
Nel maggio 1915, l'Austria ordinò l'evacuazione forzata di decine di migliaia di civili dall'area di Gorizia e dall'Isontino. Destinazione: Wagna, un campo di baracche in Stiria costruito in fretta su un terreno pianeggiante vicino alla ferrovia Trieste-Leibnitz.
Il campo era stato progettato per 10.000 profughi polacchi. Lo raddoppiarono. Nell'inverno 1915-1916 arrivò a ospitare quasi 21.000 persone.
In baracche da 400.
I goriziani credevano di tornare in un mese, due al massimo. Portarono poco, quasi niente. Trovarono freddo, sovraffollamento e igiene inesistente. Le baracche di legno prefabbricato non erano isolate. L'inverno fu duro.
E arrivarono le epidemie.
Difterite. Tifo. Scarlattina. Solo tra ottobre 1915 e settembre 1916 morirono 1.946 persone — soprattutto anziani e bambini. Tra il 1915 e il 1918 il totale salì a quasi 3.000.
Il dettaglio che cambia tutto è questo.
Quei civili non stavano scappando da uno stato nemico. Venivano deportati dallo stato a cui appartenevano, dentro i confini dello stesso Impero che li governava. L'Austria li aveva allontanati per motivi strategici — liberare una zona di confine sensibile — e li aveva ammassati in un campo senza le condizioni minime per sopravvivere a un inverno.
La parola "profughi" implica una fuga. Una scelta, anche disperata. Qui non c'era stata nessuna scelta.
La mostra documentaria "Altrove 1915-1918", promossa dalla Fondazione Carigo di Gorizia e dal Consorzio Culturale Monfalconese, ha raccolto fotografie, testimonianze e registrazioni che ricostruiscono la memoria di Wagna. Il Ministero della Cultura ha dedicato al campo una sezione nel portale Gorizia Grande Guerra.
Comunque.
Wagna non è nei libri di storia delle scuole medie. Non è una delle tappe canoniche della Prima Guerra Mondiale. Ma in quel campo di baracche stiriano, tra il 1915 e il 1918, si consumò qualcosa che la parola "profughi" non riesce a contenere.
In breve:
Nel maggio 1915 l'Austria deportò forzatamente decine di migliaia di civili dall'Isontino al campo di Wagna, in Stiria.
Il campo raggiunse quasi 21.000 persone in baracche da 400: epidemie di difterite, tifo e scarlattina uccisero 1.946 persone in un anno.
Non erano profughi in fuga dal nemico: erano cittadini dell'Impero allontanati dallo stesso stato che li governava.