Vota Franz Josef Immortale

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Storia satirica dei Costumi della Mitteleuropa asburgica e delle terre conquistate dall'Italia

Satirische Geschichte der habsburgischen mitteleuropäischen Bräuche und der von Italien eroberten Länder

Il "Altrove 1915-1918 promossa dalla Fondazione Carigo di Gorizia e dal Consorzio Culturale Monfalconese " non ha certo ...
15/03/2026

Il "Altrove 1915-1918 promossa dalla Fondazione Carigo di Gorizia e dal Consorzio Culturale Monfalconese " non ha certo detto che furono deportati, il loro titolo era di "rifugiati" per i meno abbienti, poichè i benestanti potevano andare ad abitare dove gli pareva. I più ricchi espatriarono nei Paesi neutrali. Qualche famiglia mista addirittura in Gran Bretagna, altri presso parenti nell'Impero; bastava che dichiarassero la loro residenza per ricevere notizie dal campo e dal fronte.

Perchè non dicono che l'Italia fece ben di peggio, avendo realmente "deportato" gli abitanti del Litorale austriaco e del Tirolo tirolese? Furono rapiti dei cittadini lelaliti alla Corona, come ad esempio Rodolfo Brunner. Furono rapiti e deportati in Italia quasi 1/4 degli abitanti di Grado, tra Aquileia e Cervignano circa 1/3 della popolazione (calcolo proveniente dal numero di abitanti prima e poi la guerra), furono rapite e deportate molte donne di Cortina.

Ma i primi ad essere deportati furono i sacerdoti del Litorale austriaco, che erano sloveni ed alcuni friulani oltre ad abitanti della Slovenia, come ad esempio i sei Paesi ai monti del monte Krn, ai quali avevano fucilato gli uomini, bruciato le case e deportato la popolazione.

Non lo diciamo solo noi, il fatto è risaputo anche in Italia, vedi chat gpt che ci ha scritto: "Durante la prima guerra mondiale, la popolazione slovena, in particolare quella residente nel Litorale austriaco (Istria, Gorizia e Gradisca), subì massicci fenomeni di spostamento forzato, profugato e internamento, segnando un'esperienza traumatica di massa" citando come fonte: https://www.atlantegrandeguerra.it/

Li chiamarono profughi.

Ma non avevano scelto di andarsene. Non erano fuggiti dal nemico. Non avevano fatto le valigie di notte sentendo i cannoni avvicinarsi.

Nel maggio 1915, l'Austria ordinò l'evacuazione forzata di decine di migliaia di civili dall'area di Gorizia e dall'Isontino. Destinazione: Wagna, un campo di baracche in Stiria costruito in fretta su un terreno pianeggiante vicino alla ferrovia Trieste-Leibnitz.

Il campo era stato progettato per 10.000 profughi polacchi. Lo raddoppiarono. Nell'inverno 1915-1916 arrivò a ospitare quasi 21.000 persone.

In baracche da 400.

I goriziani credevano di tornare in un mese, due al massimo. Portarono poco, quasi niente. Trovarono freddo, sovraffollamento e igiene inesistente. Le baracche di legno prefabbricato non erano isolate. L'inverno fu duro.

E arrivarono le epidemie.

Difterite. Tifo. Scarlattina. Solo tra ottobre 1915 e settembre 1916 morirono 1.946 persone — soprattutto anziani e bambini. Tra il 1915 e il 1918 il totale salì a quasi 3.000.

Il dettaglio che cambia tutto è questo.

Quei civili non stavano scappando da uno stato nemico. Venivano deportati dallo stato a cui appartenevano, dentro i confini dello stesso Impero che li governava. L'Austria li aveva allontanati per motivi strategici — liberare una zona di confine sensibile — e li aveva ammassati in un campo senza le condizioni minime per sopravvivere a un inverno.

La parola "profughi" implica una fuga. Una scelta, anche disperata. Qui non c'era stata nessuna scelta.

La mostra documentaria "Altrove 1915-1918", promossa dalla Fondazione Carigo di Gorizia e dal Consorzio Culturale Monfalconese, ha raccolto fotografie, testimonianze e registrazioni che ricostruiscono la memoria di Wagna. Il Ministero della Cultura ha dedicato al campo una sezione nel portale Gorizia Grande Guerra.

Comunque.

Wagna non è nei libri di storia delle scuole medie. Non è una delle tappe canoniche della Prima Guerra Mondiale. Ma in quel campo di baracche stiriano, tra il 1915 e il 1918, si consumò qualcosa che la parola "profughi" non riesce a contenere.

In breve:
Nel maggio 1915 l'Austria deportò forzatamente decine di migliaia di civili dall'Isontino al campo di Wagna, in Stiria.
Il campo raggiunse quasi 21.000 persone in baracche da 400: epidemie di difterite, tifo e scarlattina uccisero 1.946 persone in un anno.
Non erano profughi in fuga dal nemico: erano cittadini dell'Impero allontanati dallo stesso stato che li governava.

Tregue d'armi... e ci rubano le si*****te :-)
17/10/2025

Tregue d'armi... e ci rubano le si*****te :-)

La psicopatia dei governanti considera la guerra un’opzione sensata; allora tu che sei carne da macello stabilisci autonomamente una pace bilaterale con l’avversario, ché tanto è carne da macello anche lui. Ma siccome sei italiano, rubi un segone da legna al nemico, profittando del momento di reciproca fratellanza.

09/06/2025
02/06/2025
22/02/2024

BUINE 𝐙𝐎𝐑𝐍𝐀𝐃𝐄 𝐈𝐍𝐓𝐄𝐑𝐍𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀̂𝐋 𝐃𝐄 𝐋𝐄𝐍𝐆𝐇𝐄 𝐌𝐀𝐑𝐈!🌎❤️

Vuê, ai 21 di Fevrâr, o celebrìn la zornade istituide de UNESCO tal 1999 par tutelâ il valôr de lenghe mari e promovi la diversitât culturâl.🕊

O scomencìn cul fâus savê di un progjet che al favorìs la integrazion e il disvilup de identitât tai plui piçui midiant des lenghis.
O cjatais online la prime pontade di "𝐕𝐨̂𝐬 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐦𝐦𝐚𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚", il gnûf program radio📻 dal progjet "Mammalingua", in colaborazion cun Radio LeggiAMO, che al cjape sù leturis in lenghe📖📚, testemoneancis e intervistis.
Une ocasion in plui par capî che dutis lis lenghis a son preziosis e a van trasmetudis ai fruts🧒👧 cence pôre!

Par ducj i detais sul progjet e par scoltâ i podcast dal program:https://bit.ly/35cB9Ei

P.s. Restait in vuaite 👀parcè che no je finide ca: tal dopomisdì us spiete une altre sorprese... internazionâl!😜

22/02/2024

Da un libro di memorie di guerra dei furlans del Friuli austriaco.

"Anche i profughi di Capriva denunciano i maltrattamenti dei soldati italiani al loro parroco.

Gli sfollati da Farra riferiscono che:

"A nus an butàt ju 'il nestri imperator e gi an ciaminàt parsore." [Hanno buttato giù il nostro imperatore e lo hanno calpestato]
..alcuni fatti accaduti nei giorni dell'ignobile invasione italiana dal 3 al 10 giugno 1915 a Gorizia.

Costretti a evacuare il paese, gli abitanti di San Lorenzo di Mossa che arrivano in città a Gorizia in una lunga fila di carri con mobili e masserizie parlano di "violentazioni" da parte degli italiani e di "scherzi e malegrazie" al curato don Giuseppe Caucig.

I profughi friulani sono alloggiati nella Scuola Agraria e nella fabbrica di zolfanelli di via Cappuccini.

La festa del Corpus Domini viene celebrata senza suono di campane; non si tiene la tradizionale processione.

Migliaia di militari arrivano a Gorizia per difenderla vista l'avanzata delle forze italiane.

Le suore orsoline offrono le ciliege del loro pranzo ai militari distaccati presso le suore di ca**tà in attesa di recarsi in trincea.

È forse la prima giornata di guerra vera in città. Gli abitanti di Straccis e Podgora, zone ormai troppo vicine alla linea del fronte, devono evacuare.

Per tutta la giornata le artiglierie italiane accompagnano la loro fuga battendo impietose il Calvario e il San Valentino.

Gli italiani bombardano anche il Monte Santo, a Straccis la fuga terrorizzata degli abitanti è accompagnata dalle granate incendiarie e dagli shrapnel degli italiani.

Un attacco ancora non violentissimo, visto che si riportano solamente due case danneggiate e una donna ferita, ma un triste presagio del calvario che aspetterà Gorizia nei mesi seguenti.

Bombardamento sulla stazione Transalpina. Continua l'arrivo dei feriti austriaci in ospedale.

Durante la notte primo bombardamento con dirigibili sulla città.

Dall’aeronave viene lanciata una bomba sul mercato degli animali.

Nella stessa giornata un aeroplano passa a bassa quota e tira alcune bombe vicino alla Madonna dei Cappuccini ed un altro bombarda l’officina del Gas di via Usina (odierna via IX Agosto) e i pressi della dogana.

La contraerea gli spara contro colpi di fucile.

Mentre i cannoneggiamenti continuano violentissimi nella zona del Calvario (gli spari iniziano alle 3 del mattino), nel pomeriggio i primi spezzoni di granata vagante cominciano a cadere sulla città a causa di sbagli di puntamento o traiettorie irregolari.

Sono colpite via Macello e via Montecuccoli che viene evacuata perché ormai sistematicamente raggiunta da proiettili di fucile.

Un aeroplano lascia cadere una bomba su un cortile di piazza Bertolini scavando un cratere profondo 50 cm. Tutto il pomeriggio spara l'artiglieria italiana.

Granate italiane sulla Stazione Meridionale; la fabbrica del ghiaccio di Sant'Andrea è in fiamme. Il cielo è pieno degli sbuffi degli shrapnel.

Viene uccisa da una scheggia Francesca Petreucig.

La città piange la sua seconda vittima civile: con un commovente funerale viene affidata al Signore la diciottenne Cristina Bregant di Piedimonte del Calvario ferita da un colpo alla testa e morta il giorno prima all’ospedale femminile di via Dreossi dopo una lunga agonia.

Si ha notizia di morti e feriti a Sant'Andrea e Lucinico nei giorni precedenti....e tutto questo fù solo l'inizio dei primi giorni di assedio per i cittadini di Gorizia che subiranno in seguito circa oltre 7.000 morti e dispersi, oltre la distruzione quasi totale di case, ospedali,chiese, cimiteri, fabbriche.

Dalle testimonianze ricevute, i civili subirono perfino le fucilazioni da parte degli ufficiali dell'esercito italiano sorpresi dall'ostilità nei loro confronti da parte degli abitanti,(altro che liberatori) fucilazioni per futili motivi con l'accusa di spionaggio mentre in realtà la maggior parte dei residenti rimasti vagavano tra le macerie affamati in cerca di cibo (fatti di Lucinico e Fiumicello )

Oppure come la donna di Mossa (Go) sorpresa su un albero a mangiare more a nulla valsero la suppliche del parroco,venne fucilata perche dissero che faceva segnali agli austriac; ,stessa accusa all'anziano sul collio a lavorare nella vigna che si asciugava con un fazzoletto, anche lui fucilato per spionaggio e segnali al nemico eccetera.

Oppure come la famosa "strage dei fassinars"di Villesse dove vennero fucilati e usati come scudi umani i civili.

22/02/2024
22/02/2024

Sulle pagine nazionaliste di FB, si gioisce perché qualcuno avrebbe messo un tricolore sulla torre del Municipio di Trieste il 2 novembre del 1918.

Ma non sanno che prima del loro arrivo, le bandiere che venivano issate sul Municipio, erano molto diverse. E non sanno che Trieste fu annessa appena il 20 marzo del 1921.

22/02/2024

L'imperatore Carlo I e l'imperatrice Zita d'Austria in auto a Gorizia attraversano la città devastata dai "liberatori"1917.

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