19/05/2026
In questa opera ho lavorato con gesso, acrilici e principalmente con fogli di agenda, materiali che portano con sé una forte relazione con il tempo e la sua organizzazione. Le pagine, segnate da appunti, cancellature e sovrapposizioni, rappresentano la densità della vita quotidiana: impegni annotati, svolti e poi eliminati, in un flusso continuo che spesso lascia poco spazio alla percezione autentica del tempo.
Attraverso l’uso del gesso ho costruito una superficie materica e stratificata, nella quale il tempo sembra sedimentarsi e trasformarsi. Le forme che emergono non seguono una linearità precisa, ma evocano un ritmo irregolare, più vicino all’esperienza interiore che alla scansione ordinata dei giorni.
I cerchi assumono un ruolo centrale nel mio lavoro: li ho concepiti come spazi di interruzione, vuoti intenzionali che interrompono la continuità visiva e simbolica della superficie. Non rappresentano un’assenza negativa, ma un vuoto attivo e necessario. Sono il tentativo di dare forma a quei momenti che ciascuno dovrebbe ritagliarsi, sottraendosi alla frenesia del fare. Con Positività dell’assenza ho voluto riflettere sul valore della sottrazione: credo che proprio nell’interruzione e nella pausa si possa ritrovare una forma più autentica di presenza. Il vuoto, in questo senso, diventa uno spazio fertile, capace di restituire equilibrio e significato al tempo vissuto.
Dal punto di vista stilistico, il mio lavoro si inserisce in una ricerca astratta contemporanea con richiami all’informale materico, dove la materia non svolge soltanto una funzione estetica, ma diventa parte integrante del significato dell’opera. Il collage dei fogli d’agenda e gli interventi di gesso costruiscono infatti una superficie tridimensionale fatta di rilievi, spessori e stratificazioni che in più punti sembrano distaccarsi dalla tela.
La fotografia tende inevitabilmente ad appiattire questi elementi, mentre dal vivo l’opera rivela una presenza più fisica e quasi scultorea: le superfici emergono, si fratturano e creano ombre che modificano continuamente la percezione dell’immagine. Anche il gesto pittorico contribuisce a questa ricerca: abrasioni, cancellature e segni sovrapposti generano un ritmo visivo organico e dinamico, nel quale la materia conserva le tracce del processo creativo e del passaggio del tempo stesso.