PREMESSA
Tra le varie collaborazioni universitarie intrattenute da Andrea Benetti, nel corso degli anni, quella col Dipartimento delle Arti dell'università di Bologna è una tra le più proficue. Nata anni fa, ha come ultima tappa la mostra a Palazzo D'Accursio, in sala Ercole, nel 2013, in collaborazione con la Johns Hopkins University. Intitolata “Colori e suoni delle origini”, ha beneficiato di
ampio risalto sui media e di critiche positive, nonché un ottimo afflusso di visitatori. L'attuale progetto presenta lo studio stilistico, che caratterizza l'ultima collezione di opere di Benetti, intitolata “Il colore della luce” (sottotitolo: “opere in bianco”). Il lavoro è una sintesi, basata sulla riduzione minimale dello stilema, che fino ad oggi ha connotato gran parte della produzione artistica del pittore bolognese. La scelta del luogo, ove allestire la mostra e gli eventi collaterali, è molto importante per Benetti e lo staff del Dipartimento delle Arti, che promuove l'iniziativa culturale. In primis la curatrice della mostra, la professoressa Silvia Grandi. L'ambiente idoneo ha visibilità ed una struttura, atta a contenere la mostra e svolgere le performance di “ISTANT FILM project - Basmati Film”, che con Andrea Benetti metterà in opera una performance installativa di animazione dal vivo, accompagnata dalle improvvisazioni sonore di Frank Nemola. I disegni, i suoni saranno creati in tempo reale animandosi e dando vita ad un film istantaneo sulla volta dello spazio ospitante. LE OPERE
La collezione in mostra è composta da una ventina di opere, che misurano dai cm 50x50, ai cm 100x150. La tecnica usata è nata da una sperimentazione di Benetti, che consiste nella realizzazione su tela di un bassorilievo in fondo gesso bianco, lavorato con incisioni e stampi. Successivamente è coperto da una resina acrilica, che lo protegge e ne caratterizza la rifrazione luminosa. I soggetti rappresentati sulle tele sono stilizzati ed ispirati ad un'iconografia preistorica (bisonti, cavalli, uri, ecc.), mescolati ad un'iconografia contemporanea (aerei, automobili, scooter, barche, ecc.), sempre circondati da figure geometriche, che mutuano un puro astrattismo formale. Le simbologie mescolano i soggetti preistorici e contemporanei, creando un ponte ideale tra passato e presente, tra l'origine dell'arte e la sua contemporaneità. IDEE E CONTENUTI
Andrea Benetti, che da sempre ispira e lega concettualmente la propria creatività alla pittura rupestre, cioè all'origine dell'arte, percepisce spesso i locali dove espone, specie se sono al grezzo, come fossero “novelle grotte artificiali”, che nell'immaginario gli evocano la preistoria dell’uomo. Le opere della collezione “Il colore della luce” esprimono simbolicamente un ritorno alle origini, attraverso un ponte con la contemporaneità. Laddove la metafora dell’azzeramento e del ritorno all'arte primigenia (anche grazie alla simbologia del bianco totale, visto come atto di purificazione) ci riporta alla nascita dell'homo sapiens. Situazione dalla quale dobbiamo ripartire, per ripensare la concezione globale dell'umanità. Per l'artista bolognese, così facendo, nascerà e crescerà una coscienza innovatrice, che ispirerà una nuova volontà, in grado di costruire un mondo migliore, che abbia come punti cardine il rispetto dei diritti umani e la tutela dell’ambiente. Ecco che Andrea Benetti scrive testualmente nel suo “Manifesto dell’Arte Neorupestre”, presentato alla 53. Biennale di Venezia, presso l’università Ca’ Foscari, nel padiglione “Natura e sogni”:
“Noi dobbiamo ripartire dagli albori dell'uomo e dall'arte primigenia, per ricostruire un nuovo mondo, in cui il rispetto per la natura e per la dignità umana siano finalmente al centro dell’azione dell'uomo. (…) Ricreiamo le condizioni per “avvolgere” il mondo di amore e di pace.”