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06/02/2026

Jeffrey e gli inquietanti episodi a casa della nonna.

05/31/2026

Un ancora irrisolto, il killer di

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05/29/2026

Era il 29 dicembre 2000 a Roma, nel quartiere Quadraro, Maria Scarfò, una donna di 36 anni, bella, energica e piena di vita, stava chiudendo come ogni sera il bar che gestiva insieme al fratello Alfonso.

Maria era una persona semplice, madre di famiglia con una vita dedicata al lavoro e alla casa.

Quella sera, intorno alle 20:15, uscì dal locale e salì sulla sua Golf nera.
Secondo i testimoni che la videro in quei momenti, alla guida dell’auto non c’era lei, ma un uomo sconosciuto.

Maria appariva visibilmente tesa e preoccupata. Poco dopo, ricevette una telefonata dal marito Sandro: la donna gli disse brevemente che avrebbe fatto tardi, che c’erano dei problemi.
Fu l’ultima volta che la sua famiglia sentì la sua voce.

Da quel momento Maria Scarfò scomparve. Le ricerche iniziarono immediatamente, ma senza risultati.

La mattina seguente, in una piazzola di sosta dell’autostrada A1 Roma-Napoli, all’altezza di Caianello (in provincia di Caserta), venne ritrovato il corpo di una donna. Era massacrato: il cranio fracassato da decine di colpi (circa 40) inferti con un oggetto pesante, probabilmente un cric o un attrezzo simile.

Maria era stata vio**ntata e aveva segni di difesa (il tacco di uno stivale rotto, escoriazioni sulle ginocchia). L’assassino l’aveva portata per oltre 200 chilometri, aveva abusato di lei, l’aveva uccisa brutalmente e poi aveva fatto ritorno verso Roma.

L’auto di Maria, la Golf nera, fu ritrovata bruciata poco distante dal Quadraro, nel tentativo evidente di distruggere prove. La borsa e il cellulare della vittima erano spariti. Il delitto presentava caratteristiche di un’aggressione pianificata, con un livello di violenza fuori dal normale.

Il caso rimase irrisolto per sette lunghi anni. Le indagini della Squadra Mobile di Roma, coordinate con tenacia dalla vice-questore Giovanna Petrocca, non si fermarono mai.

Grazie al recupero di un un assorbente della vittima, la Polizia Scientifica riuscì a estrarre un profilo genetico maschile completo.
La svolta però arrivò nel 2007.

Nell’agosto di quell’anno, un uomo ai domiciliari, Sabatino D’Alfonso (all’epoca 45 anni), rapì sotto minaccia di pi***la quattro studentesse di medicina a Roma. Le costrinse a guidare fino in provincia di Caserta, legandole e tentando di abusare di una di loro. Le modalità del crimine erano incredibilmente simili a quelle usate nel 2000: spostamento forzato verso il Casertano, violenza sessuale, controllo totale sulle vittime.

Il DNA di D’Alfonso venne confrontato con quello isolato sul corpo di Maria Scarfò e coincise perfettamente.

L’uomo era un violentatore seriale con un curriculum criminale pesante: già arrestato nel 1991 per violenze sessuali di gruppo, nel 1999 per rapina e violenza sessuale in provincia di Latina, e con vari episodi di aggressioni a donne.

Quando gli fu notificato l’arresto per l’omicidio di Maria, D’Alfonso si trovava già in carcere e rispose: «Non ricordo nulla».

Non confessò mai esplicitamente, ma le prove scientifiche, i collegamenti modali tra i delitti e la sua storia furono schiaccianti. Venne condannato per l’omicidio, la violenza sessuale e il sequestro di persona ai danni di Maria Scarfò.

Il suo caso resta uno dei piĂą emblematici: un delitto efferato, risolto solo grazie alla perseveranza investigativa e alle moderne tecniche di indagine genetica, che hanno permesso di fermare un mostro che avrebbe potuto continuare a colpire.

Maria aveva 36 anni. Lasciò un marito, una figlia e un fratello distrutti.

05/28/2026

Jeffrey in Germania.

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All’età di 17 anni, Jeffrey   iniziò ad aumentare drasticamente la frequenza dell’autoerotismo, arrivando a praticarlo a...
05/23/2026

All’età di 17 anni, Jeffrey iniziò ad aumentare drasticamente la frequenza dell’autoerotismo, arrivando a praticarlo anche più di tre volte al giorno.

Si eccitava sfogliando riviste per omosessuali, ossessionato soprattutto dai torsi maschili nudi, sudati e privi di peli.

Quasi ogni giorno, davanti alla sua abitazione passava un runner senza maglietta, il corpo lucido di sudore.
Per Jeffrey quel torso bagnato era pura estasi.

Desiderava toccarlo, baciarlo, possederlo. Ma non aveva il coraggio di avvicinarlo, non conosceva nemmeno il suo nome.

Così cominciò ad appostarsi in punti diversi per spiarlo mentre si masturbava.

Presto però non gli bastò più. Voleva quel corpo tutto per sé: un oggetto da venerare, completamente sotto il suo controllo. Voleva catturarlo.

Un giorno prese una mazza da baseball e si nascose a lato della strada, nello stesso punto in cui il runner passava abitualmente.

Quell’uomo non arrivò. La roulette russa della vita lo salvò.

Jeff tornò a casa più frustrato che mai, con le sue fantasie e ossessioni ancora più vive e corrosive.

Quell’episodio fu solo un preludio.

Jeff non lo dimenticò mai.

Jeffrey   non ammazzò mai animali, la sua passione era andare a cercare carcasse lungo i grandi raccordi stradali.Le vit...
05/21/2026

Jeffrey non ammazzò mai animali, la sua passione era andare a cercare carcasse lungo i grandi raccordi stradali.

Le vittime stradali includevano cani, volpi e opossum. Una volta portò a casa il ca****re di un cane molto grande, probabilmente un San Bernardo, lo lasciò nel bosco poco oltre e aspettò che la carne si decomponesse, poi raccolse le ossa e le sbiancò. Aveva intenzione di ricomporle, ma non ci riuscì mai.

Molti anni dopo, la carcassa di un altro cane sarebbe diventata famosa in tutta l’America. Jeff la trovò, la portò a casa, dichiarò: «Volevo dare un’occhiata all’interno, quindi l’ho aperto».

In seguito infilzò il cranio del cane su un palo nel bosco, come una sorta di gesto rituale. Il corpo lo appese su un ramo.

Non molto tempo dopo, alcuni vicini, Jim Klippel con la sua fidanzata e il suo fratellino di quattro anni, stavano facendo un’escursione nel bosco quando si imbatterono in quello spettacolo raccapricciante.

Klippel vide che il corpo del cane penzolava da un ramo spezzato di un pino; era stato completamente sventrato, con le interiora drappeggiate intorno all’albero. Poco distante, la testa era impalata su un bastone.
Rimaserono profondamente scossi da quella vista, com’era naturale.

Klippel raccontò l’accaduto a un amico, Clark Secard, che il giorno dopo tornò nel bosco con una macchina fotografica e lo fotografò: l’immagine venne pubblicata sulla stampa nazionale quando Jeffrey Dahmer fu arrestato sedici anni dopo.

05/20/2026

La storia di Mr Button

Alla periferia di Ames, Iowa, c’era un centro di ricerca dove venivano tenuti animali da fattoria per gli studi,   aveva...
05/19/2026

Alla periferia di Ames, Iowa, c’era un centro di ricerca dove venivano tenuti animali da fattoria per gli studi, aveva 6 anni e passava spesso il tempo lì a osservare e fissarli.

Col senno di poi capì che si trattava di una specie di luogo in cui si effettuavano test sulle radiazioni, ma all’epoca per lui era solo un mondo magico di creature viventi.

Gli uomini che lavoravano lì indossavano guanti di gomma fino alle ascelle, e una volta vide un uomo con il braccio infilato completamente nel didietro di una mucca, andava così in fondo che gli sembrava potesse sbucare dalla bocca dell’animale.

Poi un giorno notò un grande edificio lungo e abbandonato, i cui gradini erano ricoperti di topi e topolini morti.

La curiosità ebbe il sopravvento, dichiarò al Dr Smail durante un’intervista: ”Sono salito e volevo vedere se la porta era aperta. Ho spinto la porta. Non ho mai visto così tanti topi e topolini correre in tutta la mia vita, tutto il pavimento era in movimento, era completamente ricoperto. Sono corso fuori abbastanza in fretta, centinaia di topi sono scappati con me.”

Un altro giorno notò una fessura in uno degli edifici abbandonati, Jeff trovò un nido di calabroni. Disse a un bambino di colore del quartiere di infilare la mano lì dentro per vedere cosa trovava, magari potevano esserci delle coccinelle. Il bambino obbedì e fu punto gravemente, tornò a casa di corsa dalla madre dicendo di essere stato morso dalle coccinelle.

“Quella fu una cosa orribile da fare”, dichiarò Dahmer durante l’intervista al Dr Kenneth Smail.

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