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Ricreartisti La nostra missione: ridare una nuova vita ad oggetti considerati da qualcuno inutili... cambiarne la destinazione d'uso e magari dargli un nuovo look :)

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07/21/2026

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Nel 1963, a Feltham, in Inghilterra, il sedicenne Brian May desidera ardentemente una chitarra elettrica. I modelli dei suoi idoli, come la Fender Stratocaster o la Gibson Les Paul, sono però talmente costosi da risultare inaccessibili per le finanze della sua famiglia. Suo padre Harold, un ingegnere elettronico appassionato di modellismo, gli propone allora un'alternativa f***e ma affascinante: progettarne e costruirne una interamente da soli, partendo da zero nel laboratorio allestito all'interno della loro casa.
Il lavoro dura due anni e viene portato avanti quasi interamente con materiali di recupero e attrezzi improvvisati. Il legno del ma**co viene ricavato dal corrimano in mogano di un vecchio caminetto dell'Ottocento che un amico di famiglia stava per buttare; Brian lo modella a mano, nonostante il legno fosse parzialmente intaccato dai tarli, i cui fori vengono riempiti con dello stucco. Per il corpo della chitarra utilizzano un pezzo di robusto legno di quercia, accoppiato a pannelli di compensato e rifinito con un impiallacciato in mogano. I segnatasti sulla tastiera vengono realizzati intagliando vecchi bottoni di madreperla presi dalla scatola del cucito della madre.
Ogni singolo dettaglio tecnico riflette l'ingegno ingegneristico della coppia. Il sistema del ponte e della leva del vibrato viene assemblato utilizzando la molla della sella di una vecchia motocicletta, un blocco di metallo sagomato a mano e la punta di un ferro da calza per la manopola della leva. Per la parte elettronica, acquistano tre pickup Burns Tri-Sonic, ma papà Harold e Brian decidono di modificare radicalmente il circuito standard: collegano i pickup in serie anziché in parallelo e installano sei interruttori individuali. Questo sistema consente di attivare o disattivare ogni pickup e di invertirne la fase elettrica, generando una gamma di combinazioni sonore inedite e quel caratteristico timbro graffiante, simile a un violino, che diventerà il marchio di fabbrica dei Queen.
Al momento di verniciare lo strumento, Brian applica numerose mani di una lacca trasparente nota come Rustins Plastic Coating. Il legno assorbe la finitura assumendo una calda tonalità rossastra e bruna, che darà ufficialmente alla chitarra il nome di "Red Special", sebbene in famiglia venga affettuosamente chiamata anche "The Fireplace" (il caminetto).
Per completare la sua ricerca sonora, Brian scopre che i tradizionali plettri di plastica sono troppo flessibili per il suo stile; decide così di utilizzare una moneta da sei penny britannici, la cui zigrinatura metallica conferisce alle corde un attacco unico e una ricchezza di armoniche incomparabile. Quello strumento artigianale, nato dalla povertà di mezzi e dal genio casalingo, accompagnerà May per tutta la vita, risuonando in ogni singolo album dei Queen e definendo assoli immortali come quelli di Bohemian Rhapsody, We Will Rock You e Killer Queen.

07/08/2026

Scambiare (o donare) i tuoi oggetti inutilizzati in Shwop.io non è soltanto risparmiare, fare spazio e divertirsi. 🥳
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06/30/2026

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La vicenda ALAB non può essere liquidata come una mera questione fiscale. I laboratori ALAB sono nati per promuovere l'arte e l'artigianato nel centro storico e riqualificare spazi abbandonati da tempo. Oltre 300 tra artigiani e artisti, 28 botteghe, 15 anni di attività, un intero pezzo di città sottratto al degadro e alla speculazione. Le botteghe di ALAB hanno dato nuova vita e opportunità a tanti giovani, che non si sono rassegnati ad abbandonare la propria terra ma hanno scelto, caparbiamente, di restare, e investire tempo, energie e risorse per costruire qui il proprio futuro.
Il 19 giugno 17 botteghe sono state poste sotto sequestro dalla guardia di finanza, per presunte irregolarità fiscali.
Gli accertamenti fiscali sono doverosi e se qualcosa non ha funzionato va corretto.
Tuttavia, riteniamo errato usare la scure della burocrazia invece del dialogo e della collaborazione. Un simile atteggiamento è solo punitivo e serve solo a far percepire lo Stato come un nemico. La rete delle botteghe di ALAB rappresenta una straordinaria esperienza di ecologia sociale e rigenerazione dal basso, portatore di valori che vanno salvaguardati.
Se questa vicenda dovesse segnare la fine di ALAB, Palermo perderebbe un pezzo importantissimo del proprio patrimonio culturale e produttivo, in una zona della città in cui il vuoto lasciato sarebbe immediatamente colmato dalla speculazione selvaggia, o dal totale abbandono. Economia circolare, riuso, recupero di antichi mestieri, filiera corta del manufatto artistico, sono elementi essenziali, che hanno dato nuova vita alle vie del centro storico, e non si possono spazzare via con la scure della norma fiscale.
Per questi motivi Alleanza Verdi e Sinistra auspica che il tavolo tecnico coinvolga tutte le istituzioni e porti ad una soluzione concreta, che contemperi le varie esigenze, al fine di salvaguardare l'esperienza di ALAB, del patrimonio culturale e sociale che rappresenta per la città e per la tutela l'idea stessa di città che vogliamo rappresentare, lontano dalle logiche predatorie della turistificazione selvaggia.


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06/10/2026

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Mia madre m'insegnò l'estremismo anti-consumista: invece del «nulla si crea e nulla si distrugge» di Lavoisier, lei praticava il «nulla si compra e nulla si getta». Conservava qualsiasi cosa e riempiva i mobili di casa di oggetti completamente inutili: rocchetti di cotone senza cotone, scatole di medicine scadute, mozziconi di matite, pile consumate, boccettine di profumo senza profumo, agendine obsolete, pezzi di spago di varie dimensioni e via dicendo. Su una delle scatole degli spaghi aveva scritto: «Spaghi troppo corti per essere usati». A chi la prendeva in giro per questa sua mania, rispondeva sorridendo: «Po' servi», può servire. La sua felicità raggiungeva l'apice quando qualcuno della famiglia le chiedeva:
«Tieni per caso un pezzetto di pelle marrone?».
«Di vitello o scamosciato?»
«Scamosciato.»
«Ce l'ho, ce l'ho: vedi tu stesso nel secondo cassetto del comò, in fondo a tutto, sotto la scatola dei calendari scaduti.»


Tratto da: Sembra ieri 1997 Mondadori

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