Marcella Boccia Italų poetė

  • Home
  • Marcella Boccia Italų poetė

Marcella Boccia Italų poetė Contact information, map and directions, contact form, opening hours, services, ratings, photos, videos and announcements from Marcella Boccia Italų poetė, Poet, .

31/03/2026
05/11/2025

L’albero di ricino di Marcella Boccia è un viaggio poetico nell’isola e nell’anima — un arcipelago di visioni, ferite e rivelazioni. Ambientato idealmente a Malta, terra di pietra bianca e mare ferrigno, il libro esplora la soglia sottile tra luce e oscurità, tra ciò che cresce e ciò che si disfa.

Il ricino — pianta ambigua, velenosa e sacra — diventa il simbolo centrale di un mondo dove la bellezza non è mai innocente, e la salvezza non esiste senza il rischio della rovina.
Attraverso un linguaggio di straordinaria intensità, Boccia trasforma il paesaggio in una mappa interiore: le crepe del calcare, le piogge che non purificano, le notti che non concedono tregua. Ogni immagine è una lama di silenzio, ogni parola un gesto rituale, un modo per restare sulla soglia che respira tra la vita e la dissolvenza.

Ne emerge una poesia di frontiera — carnale, mistica, ferocemente lucida — dove il corpo diventa tempio e rovina, la memoria una preghiera sommersa, e l’isola una condanna dolce, da cui non si vuole fuggire.
Marcella Boccia scrive con voce magnetica e precisa, fondendo l’incanto visionario di Yeats con l’intensità confessionale di Sylvia Plath, ma sempre oltre entrambi: in un linguaggio che sa di sale, di sangue e di sogno trattenuto.

L’albero di ricino è un libro che non si legge, si subisce.
È il diario segreto di chi ha toccato il fondo delle ore e ha scelto, nonostante tutto, di restare.
È la mappa di una sopravvivenza spirituale — e l’invocazione di chi, nel guardare l’abisso, ha imparato a chiamarlo per nome.

🛒 Su Amazon: https://www.amazon.it/dp/B0FZW6QMZY

02/11/2025

QUANDO NON SONO PIÙ IO

A volte mi sveglio fuori dal mio corpo.
Mi guardo dormire
come si fissa un animale investito sul ciglio della strada:
con disgusto, con pietà, con un filo di curiosità morbosa.

La pelle mi cade addosso larga,
come un vestito rubato a un ca****re.
Mi ci muovo dentro male,
mi sfrega, mi irrita,
vorrei strapparmela via con i denti.

La voce mi si incastra in gola.
Esce un suono che non riconosco,
un rantolo impostore.
Ogni parola che dico puzza di plastica,
di bugia,
di imitazione mal riuscita di un essere umano.

Le persone parlano.
Le loro bocche si aprono e si chiudono,
masticano aria,
ma io non capisco una sola sillaba.
Io non sono lì.
Sono appoggiata da qualche parte,
come un bicchiere mezzo rotto
dimenticato sul lavandino dopo una festa finita male.

Il mondo vibra come carta bagnata:
si sfalda ai bordi,
mi cola addosso.
Non so dove mettere le mani,
non so se le mani sono mie
o se me le hanno cucite stanotte,
mentre dormivo,
per farmi credere di essere ancora qualcuno.

Mi guardo allo specchio fino a farmi male agli occhi:
nessuno.
Solo pelle, ossa,
un guscio preso in affitto.
Vorrei spaccare il vetro per entrare dall’altra parte
e recuperarmi,
acchiapparmi per i capelli
e tirarmi fuori da questa nebbia viscosa
che mi succhia il nome.

E resta lì,
questa sensazione di essere un fantasma abusivo nel mio stesso corpo,
in attesa che l’anima, se ne ha voglia,
decida di tornare.
Di bussare.
Di rientrare.
O di lasciarmi morire così:
in piedi,
senza sangue,
senza identità.


02/11/2025

Ode al Ricinus communis

(Malta, sotto vento salmastro e campane lontane)

Ricino, stella nera degli orti dimenticati,
tu crescevi tra le crepe del selciato,
mentre il sole impietoso
bruciava la pietra bianca delle case.

Io ti guardavo
come si guarda un varco,
una promessa infranta,
una porta socchiusa sul nulla.

I tuoi semi, lucidi come occhi di corvo,
mi osservavano senza giudizio.
Erano parole non dette,
preghiere nascoste nel midollo del giorno.

E io ero stanca —
della carne che pesa,
del sangue che sveglia,
delle albe che arrivano sempre
senza che io le abbia chiamate.

Tu sussurravi:
«Sono qui.
Sono l’ombra dell’ombra.
Sono il confine teso come un filo tra le stelle
e l’abisso.»

Ma io ho scelto di restare.
Di camminare ancora scalza
su questa isola assetata,
dove il mare sa di ferro
e la notte ha denti antichi.

Ti porto con me, Ricino.
Non nella bocca
ma nella memoria.
Come fa chi è sopravvissuto
a se stesso.

Come fa chi ha guardato la soglia
e ha detto:
Non oggi.

Ricino, creatura del margine,
pianta nata dove il mondo non guarda.
Ti ho trovato tra le pietre salate,
sotto un cielo che non concede tregua,
in quest’isola che odora
di mare che marcisce piano.

Ero stanca.
Non del vivere —
ma del trascinarne il peso.

Le mie vene tremavano
come corde tese troppo a lungo,
e la mia voce
non ricordava più
il suono di se stessa.

Tu stavi lì.
Immobile.
Lucido.
Disumano.

Come una promessa
che non si osa dire a voce alta.

I tuoi semi brillavano
come lacrime raccolte e pietrificate,
piccole lune nere
capaci di chiudere il cerchio.

Ed io, con le mani aperte,
ero tempio e rovina,
sacerdotessa e carne ferita,
senza chiedere salvezza
né perdono.

Ti ho guardato
con l’occhio di chi ha smesso di chiedere,
di chi conosce troppo bene
il fondo delle ore.

E tu hai risposto
senza parlare:

«Non c’è liberazione nel dissolversi,
solo silenzio.
E tu sei fatta per la ferita
che ancora sanguina.»

Allora sono rimasta.
Non per fede,
non per coraggio:
ma perché la notte
ha preso il mio nome
e lo ha inciso sul suo fianco
come un debito.

Ricino, fratello oscuro,
ti porto dietro le costole,
come una porta che resta chiusa
ma non smette di pulsare.

E ogni volta che il cuore
batte troppo forte
io ti sento:

come una mano sul vetro,
dall’altra parte
del mondo.


24/10/2025
24/10/2025

Grande partecipazione e forti emozioni ieri pomeriggio al MUVI di Viadana (MN), dove il CPIA ha presentato “L’Altra Faccia”, cortometraggio diretto da Alessandro Zaffanella. L’evento, che ha visto una sala del museo gremita e attenta, si è rivelato un successo sotto ogni punto di vista.

Gli attori protagonisti del corto, studenti e cittadini di origine straniera, hanno ricevuto lunghi e sentiti applausi per la loro interpretazione intensa e autentica. Le insegnanti del CPIA, tutte donne, sono state calorosamente ringraziate per il loro impegno educativo e umano, dimostrando ancora una volta quanto la scuola pubblica possa essere presidio di cultura e inclusione.

Momento toccante è stato anche quello dedicato alla poesia “L’Altra Faccia”, letta in sala e capace di commuovere il pubblico con la sua forza evocativa e il suo messaggio universale.

Il dirigente scolastico del CPIA di Mantova, Massimo Pantiglioni, presente all’evento, ha avuto la lungimiranza di finanziare il progetto.

Tra il pubblico attento, anche il segretario generale della FIOM di Mantova, Marco Massari, che si è intrattenuto a lungo con gli attori e gli altri studenti, complimentandosi per la qualità del lavoro e l’intensità dell’esperienza condivisa.

Nota stonata: assente il sindaco di Viadana, che non ha ritenuto di partecipare all’iniziativa. Ancora più sorprendente la scelta del vicesindaco, che ha preferito mostrarsi nel bar di fronte al MUVI, impegnato in un aperitivo in dolce compagnia mentre all’interno si celebrava la cultura e il valore della scuola.

Nonostante tutto, Viadana ha dimostrato che la cultura è viva. E lo è grazie agli immigrati, agli insegnanti, agli studenti e a chi continua a credere nel potere trasformativo dell’educazione. Anche quando l’amministrazione leghista sembra voltarsi dall’altra parte.

📚 L’Altra Faccia è più di un titolo: è uno specchio che riflette ciò che spesso non si vuole vedere. E ieri, al MUVI, quel riflesso ha brillato.

24/10/2025

古旅程

Antico viaggio

在湘江之畔,
小舟滑过银色的芦苇——
风携远歌的回响,
孤雀立于垂柳枝上。

群星注视着王朝的更迭,
心海寂静中回荡着
那一盏茶倾泻的颤音,
一弯月光碎在掌心。

今日我携一朵米兰的玫瑰,
藏于衣袋之间,
轻启如展古卷,
任花香渗入往昔的诗行。

若时间是一座竹桥,
我愿以笔墨的抚触跨越,
去那天地相接之处——
在那儿,
我的呼吸化为一首诗。

24/10/2025

IN BOCCA AL LUPO 🐺💛

A volte ripetiamo le parole senza conoscerne la storia.
Eppure “In bocca al lupo” è uno degli auguri più belli che esistano.

La lupa, quando deve proteggere i suoi piccoli, li prende delicatamente tra i denti e li porta in un posto sicuro.
Li tiene proprio lì, accanto al respiro, lontani dai pericoli.

Per questo “In bocca al lupo” non è una minaccia.
È una benedizione.

Significa: Che tu possa essere custodito, protetto, accolto e amato.

Da oggi, quando qualcuno ve lo dice, non rispondete più “Crepi”.
Rispondete semplicemente:

“Grazie.”
Con il cuore. 💛



🔥 Hashtag:













Address


Website

Alerts

Be the first to know and let us send you an email when Marcella Boccia Italų poetė posts news and promotions. Your email address will not be used for any other purpose, and you can unsubscribe at any time.

  • Want your establishment to be the top-listed Arts & Entertainment?

Share