25/05/2026
Marcia di Barbiana
Qui di seguito il messaggio inviato dalla presidente del Comitato del Centenario Don Milani Rosy Bindi alla Marcia di Barbiana, letto dalla consigliera regionale Serena Spinelli.
Care ragazze e cari ragazzi,
La Marcia di Barbiana giunge alla sua venticinquesima edizione e il fatto che ogni anno, su quei sentieri che don Lorenzo ha percorso nell’esilio e nella fedeltà alla sua missione, si ritrovino donne e uomini di buona volontà è la risposta migliore a chi pensa che la testimonianza del Priore appartenga al passato. Barbiana non è un museo. È un luogo vivo, aperto al mondo e voi ne siete la prova.
Il tema di quest'anno — Alla pace ci si educa a partire dalla scuola — non potrebbe essere né più urgente né più milaniano. Don Lorenzo sapeva con una lucidità che ancora oggi appare profetica che senza la parola non c’è dignità, non c’è emancipazione, non c’è
libertà. E proprio qui, insegnando ai suoi ragazzi, ha dimostrato che fare scuola significa educare al dialogo e alla comprensione reciproca, primi passi indispensabili per crescere in pace e far crescere la pace.
Viviamo un tempo in cui il primato della forza si sta sostituendo al primato del diritto. Le guerre non sono più echi lontani, le televisioni e i sociali rimandano ogni giorno immagini di stragi e devastazioni che pensavamo non più ripetibili. La guerra, questo lo scandalo, ci viene presentata come inevitabile, come una necessità da accettare e da finanziare, sottraendo così risorse importanti ai beni essenziali. Le parole difesa e riarmo si accolgono come la logica conseguenza di guerre che non vogliono evitare mentre si tagliano i fondi per la salute, l'istruzione, la casa, l’assistenza agli anziani e ai più fragili.
Di fronte a questa deriva, è forte la tentazione di cedere alla rassegnazione o, peggio, all’indifferenza silenziosa. Don Milani non ci ha indicato né l'una né l'altra come scelte praticabili. Ci ha lasciato invece il primato della coscienza: quella coscienza critica, libera e responsabile che si forma sui banchi di scuola, nelle relazioni tra insegnanti e ragazzi, nella curiosità di scoprire il mondo che ci circonda, nella capacità di riconoscere una menzogna e di indignarsi di fronte all’ingiustizia.
Il suo I care — mi sta a cuore, mi importa — è l'antidoto più potente che abbiamo contro l'indifferenza e l’egoismo individualista, contro quel me ne frego fascista che il priore non sopportava. I care non è uno slogan. È un metodo, una scelta di vita, una pedagogia all’impegno civile. Prendersi cura dell'altro, sentirsi responsabili di tutto, rifiutare la logica
dell'amico e del nemico, del patriota e dello straniero sono le fondamenta di qualunque autentica convivenza pacifica e democratica.
Sono stati appena pubblicati gli Atti del Centenario che, come ricorderete, si è svolto sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Nei due volumi - dedicati rispettivamente alla politica e alla Costituzione; e alla Chiesa e alla scuola - sono raccolti gli interventi più significativi dei tanti studiosi, sindacalisti, intellettuali e amici che hanno contribuito alla riuscita dell’anno milaniano. Chi vorrà consultarli troverà conferma del compito che il Comitato nazionale intendeva assolvere: restituire don Lorenzo alla verità della sua testimonianza. Non solo il maestro di Barbiana, ma il cappellano di San Donato, il cittadino che amava la Costituzione come Vangelo laico, il profeta che denunciava l’insensatezza della guerra.
Abbiamo portato la sua voce - quella voce che le autorità civili e religiose del suo tempo avevano cercato di mettere a tacere - in Parlamento e in Vaticano, nelle università e nelle borgate di periferia, alla scuola di pace di Marzabotto e tra i sindacati a Bergamo. Non per addolcirla né per renderla inoffensiva, ma perché risuonasse con la stessa radicalità e coerenza morale, in un tempo che ne ha disperatamente bisogno. L’impegno del Centenario – documentato anche negli Atti e confermato dalle decine di migliaia di persone che in tutta Italia vi hanno partecipato - è stato quello di indicare la straordinaria attualità del Priore.
Eravamo e siamo convinti che la sua testimonianza si è rivelata generativa perché non è rimasta il tesoro geloso di pochi eletti ma ha varcato i confini del Mugello per diventare davvero eredità collettiva.
Perché don Lorenzo non è un autore da studiare e mettere nel cassetto: è un testimone che parla ancora alle nostre coscienze di cittadine e cittadini, di credenti e non credenti e ancora ci chiede da che parte stare.
Care amiche e cari amici, venticinque anni di Marcia sono venticinque anni di resistenza civile e spirituale. Il mio augurio e che non ci stanchiamo di camminare insieme per costruire un modo più giusto e più libero.
Buona Marcia a tutti
Rosy Bindi, Presidente del Comitato nazionale per il Centenario di don Lorenzo Milani