16/11/2022
BIENNALE DI VENEZIA 2022
“Il latte dei sogni”
~Riflessioni generali~
✍🏻
Come diceva William Wordsworth (1770, Cockermouth, Regno Unito - 1850, Rydal Mount, Rydal, Regno Unito) “all genuine poetry takes its origin from emotion recollected in tranquillity” (tradotto “tutta la poesia geunina prende la sua origine dall’emozione ricordata in tranquillità”), così accade anche a me, e non solo presumo, quando visito una mostra, un museo, o una fiera d’arte.
Raccolgo immagini visive, sensazioni e impatti immediati mentre cammino tra i padiglioni e le stanze allestite, e registro quelle che sono le prime impressioni, che nulla hanno a che fare con un pensiero discorsivo, ma piuttosto come un’incisione di stimoli, di impulsi, di percezioni. Non elaboro subito un pensiero, o comprendo all’istante il messaggio che l’artista vuole comunicare con l’opera, o cosa per me può significare e valere quel lavoro. È come quando s’incontrano persone nuove e ci si fa un’idea su di loro dopo averci scambiato sì e no due parole, o forse solo qualche sguardo. Si crea la prima impressione, che col tempo viene raffinata e trasformata in un giudizio critico. Accade esattamente lo stesso nelle esposizioni d’arte, dal momento che le opere non sono altro che una faccia delle persone che le hanno realizzate. Ci mettiamo in relazione con gli artisti, quindi, con il loro pensiero, con la loro sensibilità, con la loro manualità il più delle volte, e diamo vita ad una prima impressione.
Io, corpo in continuo movimento, mi muovo ancora più veloce, come un vortice, in queste occasioni come la Biennale di Venezia, e fagocito tutto ciò che cade sotto ai miei occhi, alle mie orecchie, alle mie mani. Tutto ciò che si manifesta ai miei sensi, viene catturato, immagazzinato e conservato sottoforma di energia potenziale pronta per essere assimilata, digerita e restituita in concetti e parole. Solo nel momento in cui riposo gli occhi e la mente, quindi una volta terminata la visita e tornata a casa, mi appare una sorta di brainstorming di pensieri, immagini e riflessioni scaturiti dalla giornata. Il più delle volte succede quando mi corico a letto la sera, e invece di dormire, comincio a meditare e ad elaborare critiche e pareri personali. Ciò che prima potevano sembrare semplici rappresentazioni all’occhio, ora hanno un senso, un significato, e comincio a costruire un circuito di legami, analogie, emozioni comuni.
La prima cosa che mi è apparsa chiara è il forte desiderio di mostrare il corpo umano fisicamente come mezzo per comunicare un sentimento, un bisogno, una protesta, portandolo spesso ad assumere dimensioni colossali, quasi come gli autori ci invitassero ad entrare o ancora meglio a lasciarci travolgere dai vari organi, relazionandoci direttamente corpo a corpo.
Chiaramente, agente principale degli effetti scaturiti nell’Arte contemporanea oggi è la pandemia, i relativi lockdown imposti nei diversi Paesi del mondo e tutto ciò che abbiamo dovuto subire a livello mentale, oltre che fisico, a causa del Covid-19. Ci siamo sentiti frenati nell’approccio fisico con gli altri, persino delle persone a noi più care. I divieti, la paura, il buon senso, ci hanno frenati per anni ormai nel contatto diretto col mondo. In particolar modo durante le fasi di lockdown e quarantene varie, quando non era consentito nemmeno uscire di casa, gli unici incontri che potevamo avere con la realtà esterna erano quelli virtuali. Per quanto possiamo essere abituati e avere una considerevole dimistichezza con i mezzi digitali (che comunque in parte ci hanno aiutati a non perdere del tutto il rapporto con le altre persone), hanno creato un sentire generale di alienazione, e in molti casi di depressione. L’uomo ha bisogno di contatto diretto, di toccare con mano, di sentire suoni, odori, e sapori reali e concreti. L’uomo per sentirsi vivo completamente, quindi, ha l’esigenza intrinseca di esperire i cinque sensi senza mezzi termini. Il rapporto fisico umano diretto non può essere sostituito con nessun qualsivoglia tipo di media. Tutto il resto, quindi, è una diabolica illusione che qualcuno tenta di farci credere. La Biennale di Venezia 2022 ne è la dimostrazione lampante di questo pensiero. Padiglioni interi sono stati allestiti con parti di corpo, rappresentazioni di apparati umani, macchinismi e congegni che alludevano chiaramente ad organi sessuali. A tal proposito, è inutile dire che anche l’attività sessuale è stata una privazione imposta dal virus.
Accanto alla relazione fisica dell’uomo con l’uomo, sullo stesso piano viene presentato con estrema urgenza il tema del rapporto dell’uomo con la natura. Una dichiarazione aperta che non ha il sapore di attacco offensivo contro l’umanità per la sua devastante attività sulla natura ormai irrimediabile, ma piuttosto si manifesta quasi come un dolce invito a ragionare sui colpi che la natura subisce dall’uomo e soprattutto al recupero del contatto con la natura stessa, comiciando a riapprezzare quello che la terra ci offre e provare a trattarla come lei si cura di noi. Tutto questo si racchiude in una delle stanze dell’Arsenale dove si cammina in mezzo e immersi nella terra vera e propria. La terra siamo noi, e noi siamo terra. Mi è piaciuto come il messaggio, quasi romantico, sia stato messo in atto con questo allestimento, in antitesi con alcune proteste inconcludenti che parlano solo di come ormai siamo alla fine e tutto sia rovinato. Facile dire “ormai il danno è fatto, non c’è più nulla da fare”. È sbagliato. Qualcosa si può sempre fare, qualcosa, anche se una piccolissima parte, si può sempre cambiare.
Di seguito emerge il terzo tema che scaturisce come ripercussione dei primi due: la metamorfosi. Non si tratta altro che di quel mutamento che possiamo intuire come conseguenza in primo luogo di un periodo che ci ha costretti a rimanere fermi e a meditare su noi stessi come mai avevamo fatto prima, e che per assurdo ci ha spinti a muoverci più di sempre, cercando un cambiamento dentro e fuori di noi. D’altro canto è in atto il mutamento repentino della natura che ci induce ad una correzione, un’evoluzione del nostro agire. È palese perciò una metamorfosi che coinvolge ogni sfera della realtà, dove uomo, natura e tecnologia si mescolano, si trasformano, trasmutano, dando vita a nuove forme, non ancora ben definite effettivamente oggi.