La Fiaccola dell'Anarchia

La Fiaccola dell'Anarchia Pagina web sociale no profit di cultura storica, letteratura, poesia,cinema, attualità e satira.

02/09/2026

Mercoledì 26 Agosto 2026 il governo statunitense ha inserito Autistici/Inventati in una lista di “organizzazioni terroriste globali”.

Autistici/Inventati è un collettivo che da 25 anni fornisce gratuitamente mezzi di comunicazione informatica sicuri ad attivisti di tutto il mondo.

La decisione del governo statunitense è un tentativo di scalare a livello internazionale la guerra che la sempre più autoritaria amministrazione di Washington ha dichiarato ai movimenti sociali.
Non è una mossa simbolica ma un attacco diretto a un mezzo utilizzato quotidianamente da decine di migliaia di persone per tutelare le proprie comunicazioni dallo sguardo delle varie agenzie di spionaggio, profilazione politica e commerciale.

Il provvedimento colpisce tutti i movimenti: siti, mailing list, blog di gruppi, collettivi, etc. sono in parte fuori uso.

Non potendo attaccare su un piano tecnico l’infrastruttura di Autistici/Inventati l’esecutivo USA ha deciso di utilizzare lo strumento delle sanzioni che bloccano la possibilità di avere rapporti economici con il collettivo. Questo significa impossibilità di ricevere donazioni, e A/I si poggia su donazioni e sottoscrizioni, ma anche di registrare domini, affittare e comprare server e tutte le operazioni tecnicamente richieste per operare dei servizi su internet.
Non va sottovalutato che ci sono molti gruppi di attivisti che vivono negli USA, che usano i servizi di A/I per la loro lotta contro il governo statunitense.

Il governo Trump nell’ultimo anno si è scontrato con una forte ed estesa reazione popolare caratterizzata dall’azione diretta contro l’aumento dei raid dell’ICE che colpiscono i lavoratori e le lavoratrici senza documenti.

L’amministrazione MAGA sta preparando l’affondo contro l’aborto, ha attaccato in modo pesante le condizioni di vita delle persone LGBTQ+, ha dato mandato alle procure federali di perseguire chi si è opposto alla campagna di deportazioni.
Sta provando ad imporre il negazionismo climatico come dottrina di Stato.
Il governo statunitense sta attuando, passo dopo passo, una nuova caccia alle streghe degna della trista memoria dei McCarthy e Thayer.

Non ce ne stupiamo: la classe dominante deve mostrare di avere il tallone di ferro di fronte a chi osa sfidare il suo tentativo di irreggimentare la società in nuovi sistemi autoritari che eliminino ogni opposizione ad un’organizzazione sociale incardinata alla logica capitalista e patriarcale.
L’ondata di lotte che hanno segnato i mesi scorsi potrebbe ripetersi a breve: padroni e gendarmi hanno paura e per questo attaccano preventivamente le infrastrutture di comunicazione nevralgiche dei movimenti sociali.

Non solo. L’attuale amministrazione è diretta espressione degli oligarchi delle piattaforme digitali, i robber barons del 21° secolo, quelli che hanno riempito i propri conti in banca con l’imposizione di un’oligopolio dei mezzi di comunicazione digitale e tramite la costruzione di un nuovo complesso militare-industriale basato sui servizi informatici.
Microsoft, Amazon, Meta, Alphabet, Palantir sono le aziende che si riempiono i portafogli con i contratti del Ministero della Guerra statunitense. Tutto quello che è fuori dalle reti controllate da queste piattaforme è di per se da guardarsi con sospetto e timore e va schiacciato.

Non ci stupiamo.
Negli anni Venti del secolo scorso il fascismo bruciava tipografie e redazioni dei giornali, oggi prova a chiudere siti e blog. L’attacco parte dagli States, il governo Meloni tace.

Esperienze come quella di Autistici/Inventati e di tanti altri collettivi dimostrano che è possibile costruire sistemi informatici che rispondano alle nostre esigenze e non alle esigenze del padronato vecchio o nuovo. Sono esperienze che con la loro stessa esistenza contrastano la volontà di dominio dei vari Thiel e Bezos.

La Federazione Anarchica Italiana esprime la propria solidarietà al collettivo di Autistici/Inventati e invita tutti e tutte a sostenere le esperienze di autogestione che garantiscono, con il proprio impegno costante, i mezzi di comunicazione a chi lotta per un mondo radicalmente diverso da quello dei vari Trump e Rubio e dei loro servi.

Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana

Il 1° settembre 1846 nasce a Barletta Carlo Cafiero da Ferdinando e Luigia Azzariti. La famiglia, assai facol­tosa, poss...
01/09/2026

Il 1° settembre 1846 nasce a Barletta Carlo Cafiero da Ferdinando e Luigia Azzariti. La famiglia, assai facol­tosa, possiede terre e trae redditi dal commercio dei grani. Un fratello maggiore di Cafiero, Pietrantonio (1836-1911), politi­camente conservatore, sarà deputato per tre legislature. Cafiero segue gli studi nel seminario di Molfetta, dove gli fu condiscepolo Emi­lio Covelli, più tardi suo compagno d’idee e di sventura. Il seminario di Molfetta ha una tradizione scolastica prestigiosa (vi aveva studiato Andrea Angiulli e lo frequenterà G. Salvemini), ma Cafiero ne esce, come i nominati, senza continuare la carriera ecclesiastica. A 18 anni è a Napoli dove s’iscrive alla facoltà di giurisprudenza; laureatosi ed entrato in possesso d’un notevole patrimonio in seguito alla morte del padre, si trasferisce a Firenze, allora capitale del regno, per intraprendere la carriera diplomatica. Ma altri interessi – per l’occultismo, l’etnologia, le civiltà orientali – lo attraggono. Dopo una sosta in Francia (1870) presso il pittore Giuseppe De Nittis, suo coetaneo e con­terraneo, si reca a Londra dove i contatti culturali e la conoscenza diretta della con­dizione operaia in una società industriale lo avvicinano alle idee socialiste, in parti­colare all’Associazione internazionale dei lavoratori che a Londra ha la sua sede con il Consiglio generale, fortemente in­fluenzato da Marx e da Engels. Entra per­sonalmente in contatto con il secondo che, allora incaricato dei rapporti dell’orga­nizzazione con l’Europa meridionale nella primavera del 1871, proprio i giorni della Comune di Parigi, affida al Cafiero la missione di recarsi in Italia per coordinare le file dell’Asso­ciazione e contrastare nel movimento ope­raio italiano l’influenza di Mazzini e di Bakunin.

Partito da Londra ai primi di maggio del 1871, Cafiero si ferma anzitutto a Fi­renze dove ha vecchie amicizie (fra gli altri il pittore “macchiaiolo” Telemaco Signorini) e, grazie ad esse, può introdursi nei circoli demo­cratici. Conosce Luigi Castellazzo, presi­dente di una Società Democratica Inter­nazionale che, fra l’altro, ha preso netta­mente posizione a difesa della Comune di Parigi. Dopo un breve soggiorno nella na­tia Barletta, si reca a Napoli per stabilire rapporti diretti con la sezione dell’Inter­nazionale che opera in quella città da al­cuni anni. La sezione si trova in crisi a causa delle scorrettezze del suo presidente Stefano Caporusso, ora esautorato ed e­spulso. Cafiero cerca di rimediare a questa situazione, ricollegando gli elementi mi­gliori, fra i quali Carmelo Palladino, stu­dente pugliese trapiantato a Napoli, quan­do il 20 agosto l’autorità scioglie con de­creto prefettizio la sezione. Cafiero stesso viene arrestato, la sua casa perquisita con sequestro di carte e di documenti. Rila­sciato dopo pochi giorni, mentre si istrui­sce il processo, Cafiero è impegnato nella partecipazione al Congresso operaio di Roma (xii congresso delle Società ope­raie italiane, 1-6 novembre 1871), nel corso del quale guida la esigua pattuglia di op­posizione alla maggioranza mazziniana, fa­cendo sentire la voce dell’Internazionale e poi ritirandosi clamorosamente dall’assemblea. In questo periodo collabora al ­giornale «La Campana» di Napoli, uno dei più importanti fogli internazionalisti. Cu­ra sempre la sua corrispondenza con En­gels, anche se in seguito alla conferenza di Londra (settembre 1871) che ha dato un nuovo indirizzo – nel senso di una maggiore politicizzazione e centralizzazio­ne – all’AIL, i rapporti fra il Consiglio ge­nerale di Londra e la sezione napoletana, influenzata da Bakunin e dai suoi amici, cominciano a guastarsi. Cafiero, rimasto in un primo tempo neutrale nella disputa, si sposta nei primi mesi del 1872 verso le posizioni di Bakunin e, dopo un incontro con questo in Svizzera, ne abbraccia com­pletamente le idee. Da qui la rottura con Engels, giustificata con una lunga lettera nella quale per la prima volta Cafiero enuncia il suo orientamento anarchico (12-19 giu­. 1872).

Intanto in Italia da mesi si parla di un congresso che raccolga tutte le forze democratiche d’estrema sinistra, dai nascenti fasci operai ai circoli del Li­bero pensiero, dalle associazioni raziona­liste alle sezioni dell’Internazionale. L’ini­ziativa è patrocinata da Garibaldi, ma nel suo sviluppo viene a coordinarsi e poi a coincidere con la riunione di fondazione della Federazione italiana dell’ail che si svolge a Rimini nei giorni 4-6 agosto 1872. Di questa “conferenza” costituente Cafiero è il presidente (A. Costa il segreta­rio) e il maggior ispiratore. La conferenza adotta una serie di risoluzioni politiche e organizzative, fra le quali la più importante è quella che proclama la rottura col Con­siglio nazionale di Londra e in pratica la secessione delle sezioni italiane. Cafiero si reca come osservatore al congresso del­l’Aia, promosso dalla maggioranza marxi­sta, nel corso del quale è decisa l’espul­sione di Bakunin e di Guillaume e la con­danna dei dissidenti. Cafiero è ora fra i più intransigenti fautori della scissione e torna in Svizzera presso Bakunin, a Zurigo, per poi partecipare insieme al congresso internazionale di Saint-Imier, nel Giura Svizzero, dove si costituisce la cosiddetta Internazionale “antiautoritaria” (16-17 settembre 1872). Egli entra contemporaneamen­te a far parte, insieme con Costa, Fanelli, Malatesta e Nabruzzi, di una organizza­zione segreta, detta Alleanza Internazio­nale, che è stata promossa da Bakunin fra gli intimi con speciali statuti e con finalità cospirative. Da questo momento la vita di Cafiero si confonde con la storia del movimento in­ternazionalista in Italia. Egli è incaricato anzitutto dalla Federazione italiana di con­durre un’inchiesta sulla condotta dell’in­ternazionalista torinese Carlo Terzaghi, sospettato di essere in relazione con la po­lizia. Si reca a Torino, interroga Ter­zaghi e i suoi accusatori e conclude con una relazione di condanna di Terzaghi che viene espulso dalle file della Federa­zione italiana. In occasione del secondo congresso del­la Federazione italiana dell’ail, convocato a Mirandola ma svoltosi a Bo­logna (15-16 mar. 1873), è arrestato, sot­toposto a interrogatori ma poi prosciolto in istruttoria.

Nella seconda metà del 1873 si reca in Svizzera e intrattiene stretti rapporti con Bakunin, aiutandolo finan­ziariamente per l’acquisto e la sistema­zione della villa detta La Baronata, presso Locarno. La villa avrebbe dovuto servire come rifugio per gli amici del ri­voluzionario russo, impegnati nell’attività cospirativa in vari paesi d’Europa, ma controversie sull’impiego dei fondi messi a disposizione dal Cafiero e sperperati con leg­gerezza da Bakunin finisce per com­promettere i rapporti fra i due. Questa vicenda personale si intreccia con la pre­parazione dei moti dell’agosto 1874 in Ita­lia (Bologna, Toscana, Puglia), alla quale Cafiero partecipa con contributi finanziari e con impegno personale. Ma la crisi in­tervenuta nei suoi rapporti con Bakunin (mentre questi sta per partire per l’Ita­lia) e il successivo fallimento dei moti lo distaccano per qualche tempo dal movi­mento attivo. In autunno Cafiero è a Pietroburgo, dove sposa davanti al con­sole italiano di quella capitale Olimpia Kutusov, una giovane russa conosciuta in Svizzera, sembra per sottrarla, grazie al­l’acquisita cittadinanza italiana, alle per­secuzioni e ai divieti delle autorità russe che vorrebbero impedirle di lasciare il paese.

Tornato in Svizzera, procede a ulte­riori vendite dei suoi averi e nel 1875 è nuovamente in Italia, soggiornando prima a Milano, dove entra in contatto con il gruppo de «La Plebe», poi a Bologna, dove visita gli internazionalisti detenuti per i fatti del ’74, e infine a Firenze e Roma. Le sue condizioni economiche, dopo tante elargizioni, sono critiche e deve, per vivere, lavorare come fotografo. Da Roma invia al «Bulletin de la Fédération Jurassienne» di Chaux-de­-Fonds una serie di corrispondenze, a fir­ma “Gregorio”, sulla situazione italiana, tratteggiando episodi e personaggi della cronaca del tempo. A metà del 1876, conclusisi quasi do­vunque con verdetti assolutori i grandi processi per i fatti del ’74, si inizia una nuova fase di ripresa per la Federazione italiana, con la preparazione e lo svolgi­mento di alcuni congressi regionali e del congresso nazionale di Firenze-Tosi: un’assise che, a causa delle misure re­pressive delle autorità, si tiene in aperta campagna e in forma quasi itinerante per sfuggire alle ricerche della polizia. Cafiero partecipa ai lavori e contribuisce a orien­tare il movimento verso un nuovo impe­gno insurrezionale, nel senso della cosid­detta “propaganda del fatto”: cioè l’or­ganizzazione di azioni dimostrative esem­plari, capaci di attirare, indipendentemen­te dal loro successo, l’attenzione dell’opi­nione pubblica sul programma dell’Inter­nazionale. Cafiero e Malatesta vengono in­caricati di affermare e illustrare questo indirizzo all’imminente congresso inter­nazionale che si svolge a Berna dal 26 al 29 ottobre 1876. Un altro tema dibattuto in questo periodo è la formulazione di un nuovo programma, in sostituzione di quello federalista-collettivista, seguito nei primi tempi dell’Internazionale “antiautoritaria”, ai tempi di Bakunin (che è morto il 1° luglio 1876, dopo che fra lui e Cafiero è intervenuta una riconciliazione). La differenza consiste in un’accentuazione anarchica quanto ai problemi politici e in una impostazione dei rapporti economici che poco più tardi sarà definita “comunista” (“a ciascuno secondo i suoi bisogni”, anziché “a ciascuno secondo il suo lavoro”). Cafiero è il teorico di questo nuovo corso che elaborerà successivamente in modo organico in un discorso rimasto famoso.

Intanto tutto l’inverno fra il 1875 e il 1876 passa nella preparazione del moto insurrezionale progettato per la primavera nella zona appenninica del Matese, fra Caserta e Campobasso: zona prescelta oltre che per le sue caratteristiche geografiche che si prestavano alla guerra per bande, per la sua tradizione di rivolte contadine all’epoca del “brigantaggio”. Cafiero e Malatesta sono promotori, insieme al romagnolo Pietro Cesare Ceccarelli, del tentativo insurrezionale che passerà alla storia con il nome di “banda del Matese”. Cafiero, che è stato uno degli animatori del movimento e che, a turno con Malatesta e Ceccarelli, ha anche tenuto il comando della banda, è imprigionato prima nelle carceri di Santa Maria Capua Vetere e poi in quelle di Benevento. Durante la detenzione si ap­plica alla traduzione e al riassunto del primo libro de Il Capitale di Carlo Marx, che ha potuto avere nell’edizione fran­cese, curata dal Roy e edita in dispense da Lachâtre. Si tratta di un lavoro di buona fattura che lascia trasparire, oltre la forma didascalica, la passione politica dell'autore.

Al processo per i fatti del Matese che si celebra a Benevento nel­l’agosto 1878, Cafiero, difeso dal giovane F.S. Merlino, ha modo di perfezionare l’opera di propaganda avviata sui monti del Matese con la simbolica occupazione di Letino e Gallo, pronun­ciando una accalorata autodifesa politica nel corso della quale illustra il significato dei “termini del nostro programma: comunismo e anarchia”, intendendo per co­munismo non distribuzione di proprietà da privati a privati, ma messa in comune e uso collettivo dei beni e dei capitali, “nella federazione universa delle asso­ciazioni produttrici”, e per anarchia l’op­posto di gerarchia, di centralizzazione e di violenza, “uno stato verso cui tutta l’umanità s’incammina”. Cafiero e i suoi compagni vengono tutti liberati alla fine del processo, in parte per assoluzione, in parte per sopravvenuta amnistia. Cafiero lascia quasi subito l’Italia per la Francia, dove prende dimora nel paese di Les Molières, non lontano da Versailles. Ha consegnato al Bignami il manoscritto di un Compendio del Capitale che esce nella Biblioteca socialista nel 1879. L’autore ne invia due copie a Marx stesso che risponde con benevoli apprezzamenti del lavoro, lodandone l’efficacia divulgativa.

La moglie Olimpia, dopo una dramma­tica fuga dalla Siberia, riesce a tornare in Svizzera. Cafiero partecipa ora al movi­mento in Francia, stante la difficile situa­zione in Italia, dove, dopo l’attentato Pas­sannante, è in corso una dura repressione con nuovi processi contro gli affiliati al­l’Internazionale, che è praticamente messa fuori legge. Per aver preso parte a una riunione pa­rigina, nel corso della quale è malmenato un funzionario di polizia, viene espulso dalla Francia insieme con Malatesta (18 novembre 1879). Si reca prima a Ginevra, dove prende contatto col gruppo del «Revolté», il periodico fondato e redatto da Petr Kropotkin, poi a Berna, e infine si sta­bilisce a Lugano. La vendita de La Ba­ronata gli procura un po’ di denaro con cui contrae un vitalizio con una compagnia di assicurazioni di New York. Il periodo del soggiorno luganese del Cafiero è uno dei più intensi sotto il profilo politico. A Lugano si è infatti raccolto un nucleo di internazionalisti esuli, fra i quali Gaetano Grassi, Florido Matteucci, Egisto Marzoli, Filippo Boschiero, insie­me con altri fuorusciti di varie naziona­lità. Qui egli scrive il saggio Rivoluzione, pubblicato in parte su «La Révolution so­ciale» di Saint-Cloud (dal 20 feb. al 31 lug. 1881), che è, per originalità e or­ganicità, il suo più importante lavoro teo­rico.

Da Lugano si allontana nell’ottobre 1880 per prender parte ai congresso della Fédération Jurassienne a Chaux-de-Fonds (9-10 ottobre), dove pronuncia il discorso su Anarchia e comunismo, più volte ristampato. Presiede poi i lavori del con­gresso della Federazione socialista del­l’alta Italia, svoltosi a Chiasso il 5 e 6 dicembre 1880, sostenendovi una linea con­traria alla partecipazione alle elezioni sia politiche sia amministrative. Il congresso decide peraltro di partecipare, a scopo di agitazione, al movimento per il suffragio universale che sta per tenere a Roma il “comizio dei comizi”, manifestazione na­zionale che fa seguito a convegni e discorsi in molte città italiane. Cafiero, insieme con Cipriani, è delegato da alcuni gruppi a parteciparvi ma, in seguito al rinvio del la manifestazione dal 27 gennaio al 10 febbraio 1881, annuncia il ritiro della sua adesione. A Lugano incontra spesso Anna Kuliscioff e si giova della sua collaborazione per preparare una ristampa dei Saggi di Carlo Pisacane, di cui ha ritrovato un esemplare presso la Biblioteca del liceo cantonale: iniziativa avviata, ma poi caduta. Legge e traduce per suo uso De L’autre rive di Alessandro Herzen. In Italia si rafforzano le tendenze favo­revoli alla partecipazione alle elezioni che trovano il loro punto di riferimento in A. Costa, ormai risolutamente av­viato, fin dalla lettera “agli amici di Ro­magna” (luglio 1879), al superamento della tattica insurrezionale. Contro Costa si leva Cafiero con una veemente lettera agli internazionalisti Vittorino Valbonesi e Ruggero Moravalli, pubblicata sul gior­nale napoletano «Il Grido del popolo», diret­to da Merlino.

Cafiero, Malatesta e Merlino sono ora i maggiori esponenti della tendenza rivoluzionaria e tutti e tre cooperano alla preparazione del congresso internazionale di Londra, ma Cafiero si limita a firmare per l’Italia la circolare di convocazione, senza poi par­tecipare alla riunione. Firma anche, in­sieme con Malatesta e con l’internazio­nalista Vito Solieri, romagnolo esule a Londra, la circolare annunziante l’uscita del giornale «L’Insurrezione», che poi non sarà pubblicato. Le sue idee sono infatti in questo periodo decisamente “insurre­zioniste”, ma per un insurrezionismo spo­radico, spontaneo, volontario, contro la rivoluzione organizzata o l’organizzazione della rivoluzione, come spiega in una let­tera a «Il Grido del popolo», in preparazione del congresso di Londra. Il 4 settembre 1881 Cafiero è arrestato dalla polizia svizzera nella sua casa di Ruvi­gliana (Castagnola), presso Lugano, in­sieme con il giovane greco-rumeno Apo­stolo Paolides e con un gruppo di anarchici piemontesi, suoi ospiti. Rilasciato dopo breve detenzione, lascia la Svizzera e si stabilisce nell’inverno 1881-82 a Londra. In questa città vede spesso Malatesta e Kropotkin. Comincia ad accusare in que­sto periodo disturbi cerebrali e mentali che hanno riflessi sul suo comportamento.

Nella primavera del 1882 rientra in Ita­lia e annuncia, fra la sorpresa generale, la sua adesione alla tattica elettorale. Pren­de contatto con Enrico Bignami e Osvaldo Gnocchi-Viani, redattori de «La Plebe», e invia una lettera ad Alcibiade Moneta, direttore de «La Favilla» di Mantova, di­chiarando che di fronte all’indirizzo preso dalla maggioranza dei socialisti egli ha de­ciso di aderirvi, per evitare l’isolamento e mantenere il contatto col movimento reale: “meglio fare un solo passo con tutti i compagni nella via reale della vita che rimanersene isolati a percorrere centinaia di leghe in astratto” (aprile 1882). Ma il 6 aprile, mentre si intrattiene in Gal­leria con lo Gnocchi-Viani e con l’avv. Grilloni, viene tratto in arresto. In car­cere si verifica il suo primo tentativo di suicidio (o di salasso del sangue?), con un taglio praticato col vetro di un flacone di medicinali. Prosciolto da ogni accusa, viene accompagnato dalla polizia al valico di frontiera di Chiasso, ma, per le sue peggiorate condizioni psichiche, vaga sprovvisto di mezzi e di orientamento, alla ricerca di un alloggio. Respinto da vari al­berghi per le condizioni pietose delle vesti e del portamento, si pratica ancora un taglio a scopo suicida: questa volta alla gola col vetro degli occhiali. Accorre in suo soccorso l’amico Emilio Bellerio, che lo ricovera nella sua casa di Locarno. Cafiero vi trascorre tutto il resto dell’anno 1882 e i primi mesi del 1883, salvo una breve parentesi di villeggiatura a Prato Sornico in Val Maggia. Alterna periodi di relativa quiete a periodi di agitazione e depressione. Ormai è politicamente quasi inerte. Scrive solo qualche lettera agli amici. Interviene in una polemica sulla teoria del valore di Marx, in contrasto con Candelari, su «La Plebe» (1° novembre 1882).

In occasione delle elezioni politiche del­l’ottobre 1882, è portato candidato-pro­testa a Corato, Firenze, Torino e in altri collegi, ma non viene eletto pur riportando numerosi suffragi. Scrive nell’occasione un commosso profilo di Emilio Covelli, an­ch’egli candidato-protesta, per il giornale «Tito Vezio» di Milano; invia una lettera d’incoraggiamento a Giuseppe Barbanti Brodano, candidato a Reggio Emilia; e poi, a elezioni avvenute, rivolge ad An­drea Costa, eletto deputato, l’invito a en­trare senza esitazioni e perplessità in Par­lamento. Nel febbraio 1883, partito improvvisa­mente col treno dalla Svizzera, rientra in Italia e, sceso alla stazione di Firenze, si fa condurre in carrozza a Fiesole dove prende alloggio. Poco dopo esce di casa, come fuggiasco, e viene trovato n**o presso una cava dei monti circostanti. È completamente pazzo. Ricoverato nel ma­nicomio di S. Bonifacio, la diagnosi cli­nica conferma lo stato di follia.

Nel corso della sua lunga degenza si abbandona a una serie di stranezze e vaneggiamenti politico-religiosi, che in parte si riallac­ciano alla sua visione rivoluzionaria del mondo e in parte alle sue inclinazioni mistiche e ascetiche. Si recano a visitarlo alcuni vecchi com­pagni fiorentini come Pezzi e Grassi; viene in Italia anche la moglie Olimpia che si adopera per la liberazione del marito dal manicomio. Ottiene prima il trasferi­mento al manicomio di Imola nel luglio 1886 e due anni dopo, il 16 novembre 1888, in seguito a campagne di stampa e a pro­cedure burocratiche, l’affidamento alla sua custodia. Così Cafiero passa alcuni mesi a Imola, in una casa campestre presso il Santerno, circondato dalle cure della mo­glie e dei compagni. Fa anche una appa­rizione nell’estate del 1889 nella casa pa­terna a Barletta, accolto dal fratello e fe­steggiato da grande concorso di popolo. Ma, dopo un breve soggiorno, che gli consente di riprendere l’ultimo contatto con la sua terra e la sua gente, il riacutizzarsi del male impone un nuovo ricovero, questa volta al manicomio di Nocera Inferiore. Olimpia rientra ancora una volta in Rus­sia. Cafiero muore a Nocera Inferiore il 17 luglio 1892, per tubercolosi intestinale, all’età di 45 anni. Dopo la morte si diffonde nel movimento anarchico e in quello socialista il culto della sua memoria, affidato a scrittori, poeti, pittori e soprattutto alla più umile venerazione degli ambienti popolari, per l’esempio di dedizione materiale e morale che l’uomo aveva dato nei dodici anni in cui la sua esistenza si era consumata attraverso le travagliate vicende della Prima Internazionale. (P.C. Masini)

Fonti
E. Zuccarini, Carlo Cafiero, «La Rivendicazione», Forlì, 23 apr. 1887; G. Schiralli, Note su Carlo Cafiero, Trani 1892, ora in G. Schiralli, Note su Carlo Cafiero e altri scritti, Bari 1979; «Carlo Cafiero», n.u. per cura del Fascio Socialista, Ancona, 24 lug. 1892; Carlo Cafiero, «L’Eco del popolo», Cremona, 24 lug. 1892; Carlo Cafiero, «Gazzetta di Napoli», Napoli, 24 lug. 1892; Una nobile esistenza Carlo Cafiero, «L’Etna», Catania, 7 ago. 1892.
Codice identificativo dell'istituzione responsabile
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Bibliografia
Scritti di C.: Il Capitale di Carlo Marx brevemente compendiato da Carlo Cafiero, Milano 1879; Anarchia e comunismo. Discorso tenuto a Chaux de Fonds il 9-10 ottobre 1880, «La Révolte», 13 e 27 nov. 1880; Révolution, «La Révolution Sociale», 20 feb. 1881 e 29 mag. 1881; Bibliografia generale di Carlo Cafiero, a cura di P.C. Masini e G. Bosio, «Movimento operaio», giu.-set. 1951, ora in C. Cafiero, Rivoluzione per la rivoluzione, a cura di G. Bosio, Roma 1970; K. Marx, F. Engels, Corrispondenza con italiani, a cura di G. Del Bo, Milano 1964; Un gruzzolo di lettere familiari di Carlo Cafiero, a cura di F. De Angelis, Piano di Sorrento 1987;

Scritti su C.: M. Nettlau, Michael Bakunin, i-ii, London 1896-1899; J. Guillaume, L’Internationale. Documents et souvenirs, I-IV, Paris, 1905-1910; Id., Carlo Cafiero, «Il Pensiero», Roma, 1° gen. 1911; N. Rosselli, Mazzini e Bakounine. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872), Torino 1927 (rist. 1967); M. Cassandro, Carlo Cafiero nel primo centenario della sua nascita, Barletta 1946; L. Del Pane (a cura di), In memoria di Carlo Cafiero nel primo centenario della nascita, Ravenna 1946; C. Lucarelli, Carlo Cafiero. Saggio di una storia documentata del socialismo, Trani 1947; A. Romano, Storia del movimento socialista in Italia, i-iii, Milano-Roma 1954-56 (rist. ampl. Bari 1966-67); P.C. Masini, Gli internazionalisti. La banda del Matese (1876-1878), Milano-Roma 1958; Archives Bakounine, a cura di A. Lehning, A.F.C. Rüter, P. Scheibert, iisg, Amsterdam, 1961 e sgg. (in italiano Catania 1976-1993, 7 v.); Dizionario biografico degli italiani, Roma [pubbl. in corso], ad nomen; Dossier Cafiero, a cura di G.C. Maffei, Bergamo 1972; V. Emiliani, Gli anarchici. Vite di Cafiero, Costa, Malatesta, Cipriani, Gori, Berneri, Borghi, Milano 1973; P.C. Masini, Storia degli anarchici italiani. Da Bakunin a Malatesta, Milano, 1969, ad indicem; P.C. Masini, Cafiero, Milano 1974 (nuova ed. riv. e ampliata Pisa 2014); F. Damiani, Carlo Cafiero nella storia del primo socialismo italiano, Milano 1974; Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, a cura di F. Andreucci e T. Detti, Roma, 1976-1979, ad nomen.

01/09/2026

Siamo all'apoteosi dell' idiozia umana. Dagli ultimi accadimenti parrebbe che attualmente l'obiettivo principale della guerra in Iran sia quello di fare riaprire lo stretto di Hormuz. Bastava non dichiarare la guerra all' Iran, sbaglio oppure lo stretto prima era aperto? Si sarebbero evitate morti inutili e risparmiato molto denaro. Mi sa tanto che la vecchia favoletta della volpe e dell'uva calzi perfettamente in questa precisa circostanza.

Il 31 agosto 1900, nasce ad Avenza frazione del comune di Carrara (MS) Gino Lucetti da Filippo e Adele Crudeli, lizzator...
31/08/2026

Il 31 agosto 1900, nasce ad Avenza frazione del comune di Carrara (MS) Gino Lucetti da Filippo e Adele Crudeli, lizzatore. Il 24 marzo 1918 è chiamato sotto le armi e trasferito in zona di combattimento il 7 luglio 1918 in forza al 2° Reparto d’Assalto del 60° Reggimento di fanteria. Tecnicamente è un ardito ma, per l’avvicinarsi della fine del conflitto e per il suo ruolo di autista, è improbabile che partecipi a scontri a fuoco. Accusato di furto del fucile e della baionetta d’ordinanza, il 23 maggio 1921 viene processato per “alienazione di oggetti di armamento” ma risulta non colpevole. Il 16 agosto è però denunciato come disertore al Tribunale Militare di Firenze che il 1° marzo 1922 lo condanna ad un anno di reclusione militare con la condizionale (è già in stato di congedo illimitato dal 3 novembre 1921). Tornato ad Avenza decide di abbandonare l’Italia a seguito di scontri avuti con fascisti nella zona di Carrara ed anche allettato dalle possibilità di lavoro offerte dalla Francia dove molti amici libertari hanno già trovato rifugio. Per i lavoratori apuani il modo migliore per raggiungere le coste francesi è l’imbarco clandestino sui navigli che trasportano il marmo dall’Italia ai porti della Costa Azzurra. È molto probabile che anche L. si avvalga di questo metodo per i suoi spostamenti da e per la Francia. Nel 1922 sbarca per la prima volta vicino a Nizza dove è conosciuto e cerca lavoro nelle piccole aziende del marmo presenti in zona alcune delle quali, gestite da italiani di fede libertaria, che non rifiutano aiuti ai compagni in difficoltà. È certo che L. nei primi mesi del 1923 si trova a Marsiglia dove viene multato dalla polizia perché sprovvisto della carta d’identità; qui l’azione libertaria è molto più attiva che non in Costa Azzurra, data la presenza del Comitato pro Vittime Politiche guidato da Dario Castellani e Fosca Corsinovi che lo mettono in contatto con Aurelio Liverani, proprietario nella zona di un laboratorio di marmi. Nel giugno del 1925 L. è in Italia ove rimane fino a ottobre muovendosi in città, dove abitano amici anarchici fidati e, con tutta probabilità, comincia a progettare l’attentato al Duce, piano che subisce una battuta d’arresto la notte del 26 settembre 1925 quando L., coinvolto in uno scontro a fuoco con alcuni fascisti in Avenza, l’indomani ripara di nuovo in Francia, aiutato dal fratello Andrea, a bordo di un’imbarcazione carica di marmo. Rientra in Italia alla fine del maggio 1926 (con ogni probabilità grazie all’aiuto di un compagno ferroviere che lo nasconde in un vagone merci nei pressi di Ventimiglia) e vi rimane per più di tre mesi muovendosi indisturbato o quasi tra Avenza, Roma e probabilmente Viareggio. Durante questi spostamenti si ritiene vengano reperite sia le bombe usate per l’attentato che la pi***la, e vengano informati del progetto E. Malatesta e G. Damiani. La mattina dell’11 settembre 1926 L. è nei pressi del piazzale di Porta Pia a Roma in attesa della vettura che conduce Mussolini dalla sua residenza di Villa Torlonia al Ministero degli Esteri a Palazzo Chigi. È certo che L. conosce i particolari del tragitto della vettura grazie agli appostamenti che Stefano Vatteroni compie direttamente o con l’aiuto di altri nei mesi precedenti. L. attende l’arrivo della macchina presso il bar Nomentano, di angolo fra la via omonima e via Ancona, nascosto dietro un chiosco di giornali e quando passa l’auto presidenziale le lancia contro una bomba sipe che, causa il ritardo e la troppa vicinanza, impatta la fiancata posteriore deflagrando a terra dove lascia visibili tracce sul selciato. Datosi alla fuga L. è bloccato da due carabinieri scesi dalla vettura di scorta, trascinato all’interno di un portone dove, non prima di aver lanciato un secondo ordigno rimasto inesploso contro le guardie, viene arrestato e trovato in possesso di una pi***la Browning con il colpo in canna ed altri sei nel caricatore. Le pallottole ad un successivo esame risultano intaccate ed immerse nell’acido muriatico. L. sostiene di essere un anarchico individualista arrivato direttamente dalla Francia per l’attentato. È certo che nel corso dell’azione è presente un “palo” perciò il 15 settembre, nei locali della Polizia Giudiziaria, Leandro Sorio, factotum dell’albergo dove a Roma pernotta L. nei giorni precedenti l’attentato, viene tratto in arresto in compagnia di Vatteroni, compaesano e amico d’infanzia di L. Al termine dell’istruttoria, Sorio e Vatteroni vengono rinviati a giudizio e a novembre il procedimento passa al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, appena istituito, che emette la sentenza nei confronti dei tre imputati l’11 giugno 1927 condannando L. colpevole dei reati ascrittigli a trenta anni di reclusione, Sorio colpevole di “complicità non necessaria” a venti anni ed infine Vatteroni a diciotto anni e nove mesi. L. il 6 agosto 1927 è trasferito al penitenziario di Portolongone; il 14 febbraio 1930, al termine dei previsti tre anni di reclusione speciale, passa a quello di Fossombrone per giungere, il 20 giugno 1932, al suo ultimo carcere sull’isola di S. Stefano nell’arcipelago Pontino. L’11 settembre 1943 viene liberato dagli alleati che stanno sbarcando a Salerno e trasferito lontano dai combattimenti a Ischia. Napoli però è ancora controllata dai tedeschi che, nell’ambito di una decisa controffensiva, iniziano un violento cannoneggiamento sulla vicina isola ed è proprio nel corso di questo attacco che, colpito da una scheggia di granata, L. muore il 17 settembre 1943. (R. Lucetti)


Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; ivi, Fondi Processuali, Tribunale Speciale, elenchi 1-50 (1925-1927), b. 7; Dir. Gen. Istituti di Prevenzione e Pena, Detenuti Politici, b. 10; Ministero dell’Interno, Direzione generale, Pubblica Sicurezza, Divisione affari generali riservati, Divisione Polizia Politica, f. 738; Archivio di stato Massa, ad nomen; iisg, archivio Ugo Fedeli f. 196.

Bibliografia: La torbida storia del giovane anarchico, «Il Giornale d’Italia», Roma 14 set. 1926; Dichiarazioni di Gino Lucetti, «L’Adunata dei refrattari», 16 ott. 1926; Gino Lucetti: Vindice, ivi, 4 dic. 1926; Gino Lucetti, ivi, 8 gen. 1927; Gino Lucetti di fronte al Tribunale, ivi, 18 giu. 1927; Gino Lucetti davanti al Tribunale fascista, «Il Martello», New York 2 lug. 1927; Tregua per le vittime e all’opera per gli eroi, «L’Adunata dei Refrattari», 9 lug. 1927; Lucetti, ivi, 16 lug. 1927; Lucetti e Terracini, «Il Martello», New York, 6 ott. 1928; Gino Lucetti visto da Giuseppe Mariani nella “Casa dei Morti” di Santo Stefano, «Il Cavatore», Carrara, 31 ago. 1946; Come è stato liberato e come è morto Gino Lucetti, ivi, Carrara, 29 nov. 1946; Il ritorno di Gino Lucetti alla sua terra, «La Voce Apuana», Carrara, 3 mag. 1947; Gino Lucetti è tornato ad Avenza, «L’Amico del popolo», Genova 21 mag. 1947; Gino Lucetti comunista?, ivi Genova 10 giu. 1947; V. D’Andrea, Gloria anarchica, «Remember!», Parigi, 22 mag. 1927; G. Artieri, Tre ritratti politici e quattro attentati, Roma, Atlante, 1953; G. Galzerano, Attentati anarchici a Mussolini, in L’antifascismo rivoluzionario, Pisa 1993; R. Lucetti, Gino Lucetti. L’attentato contro il duce (11 settembre 1926), Carrara 2000.

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