La Fiaccola dell'Anarchia

La Fiaccola dell'Anarchia Pagina web sociale no profit di cultura storica, letteratura, poesia,cinema, attualità e satira.

IOLANDA BRUCIATA VIVA DAI FASCISTI.
18/06/2026

IOLANDA BRUCIATA VIVA DAI FASCISTI.

Nelle piazze si beve, si urla, si canta. Il Partito Comunista Italiano ha fatto il colpo grosso alle amministrative: duecentoventottomila...

Il 16 giugno 1988 muore Andrea Pazienza
16/06/2026

Il 16 giugno 1988 muore Andrea Pazienza

6 giugno 1988. Andrea Pazienza muore. Trentadue anni appena. Un lampo che si spegne. Un cratere che si apre nella controcultura. Muore e...

TORINO, DUE MORTI E IL PESO DELLA REPRESSIONE.
15/06/2026

TORINO, DUE MORTI E IL PESO DELLA REPRESSIONE.

Si sono tolti la vita a poche settimane di distanza l’uno dall’altro.Due giovani compagni denunciati a Torino nell’ambito delle indagini...

15/06/2026

Giuridicamente il femminicidio è un omicidio, sia esso commesso da un uomo verso una donna e viceversa. Non è proprio così, non è affatto così. l'illustre Vannacci sostiene in sostanza che siano la stessa cosa. A mio avviso sarebbe come equiparare il cervello di Einstein a quello dello stesso Vannacci.

DEMETRIO LA VOCE.
13/06/2026

DEMETRIO LA VOCE.

Muore Demetrio Stratos. Aveva 34 anni. Mille voci. Mille corde in gola. E nessuna uguale all’altra. Demetrio Stratos, nome d’arte...

L’11 giugno 1888 nasce a Villafalletto (CN) Bartolomeo Vanzetti.
11/06/2026

L’11 giugno 1888 nasce a Villafalletto (CN) Bartolomeo Vanzetti.

L’11 giugno 1888 nasce a Villafalletto (CN) Bartolomeo Vanzettida Giovanni Battista e Giovanna Nivello, pescivendolo. Primo di quattro...

L’11 giugno 1888 nasce a Villafalletto (CN) Bartolomeo Vanzetti da Giovanni Battista e Giovanna Nivello, pescivendolo. P...
11/06/2026

L’11 giugno 1888 nasce a Villafalletto (CN) Bartolomeo Vanzetti da Giovanni Battista e Giovanna Nivello, pescivendolo. Primo di quattro fratelli, frequenta le scuole elementari del paese e a tredici anni compie le sue prime esperienze lavorative a Cuneo e poi a Torino e provincia, dove entra in contatto con ambienti socialisti non ben definiti. Dopo la morte della madre, alla quale è molto legato, decide di emigrare negli Stati Uniti. L’arrivo a New York nel giugno del 1908 è raccontato da V. nella sua autobiografia Una vita proletaria, nella quale descrive dettagliatamente il suo pellegrinare alla ricerca di un lavoro dignitoso e le condizioni in cui sono costretti a vivere gli emigranti. Si adatta a qualunque tipo di lavoro, lavapiatti, bracciante, operaio, finché, nella primavera del 1919, compra a Plymouth (Massachusetts) l’attrezzatura per diventare pescivendolo da un connazionale che vuole ritornare in Italia. Questa attività prosegue fino alla vigilia di Natale; in seguito, V. alterna la vendita del pesce, non sempre reperibile nei mesi invernali, a lavori saltuari, fino al 5 maggio 1920, giorno del suo arresto per furto e omicidio insieme al compagno anarchico Nicola Sacco. Ai due non viene spiegato il reale motivo dell’arresto e, il tipo di domande poste loro durante i primi interrogatori, li porta a credere di essere stati arrestati a causa delle loro attività anarchiche e, di conseguenza, a mentire su tutto ciò che avrebbe potuto mettere in difficoltà i compagni anarchici. L’11 giugno 1920 V. viene incriminato per aggressione con intento di rapina e di omicidio a Bridgewater (Mass.), dove il 24 dicembre 1919 alle ore 7,30, tre uomini hanno tentato invano di derubare il furgone che trasporta i salari dei dipendenti del calzaturificio L.Q. White Shoe Company. Il processo inizia il 22 giugno 1920 a Plymouth. I difensori di V. sono gli avvocati John P. Vahey e James M. Graham, il procuratore è l’avvocato Katzmann e Webster Thayer il giudice. L’alibi del villafallettese è eccellente e inattaccabile e la difesa porta in aula parecchi testimoni che, con decisione, lo confermano. Sono testimoni più credibili di quelli oculari presentati dall’accusa, ma sono tutti italiani. Il 1° luglio, la giuria emette il verdetto di colpevolezza e il 16 agosto la sentenza, pronunciata dal giudice, condanna l’italiano a una pena tra i dodici e i quindici anni. L’11 settembre dello stesso anno, V. viene incriminato, insieme a Nicola Sacco, per rapina a mano armata e duplice omicidio a South Braintree (Mass.), dove, il 15 aprile 1920 alle ore 15, il calzaturificio Slater & Morrill Shoe Company viene preso d’assalto da una banda armata che ruba più di 15.000 dollari e uccide il cassiere dello stabilimento e la sua guardia del corpo. La difesa chiede di separare i processi dei due imputati, ma il giudice Thayer non accoglie l’istanza. Il processo ha inizio il 31 maggio 1921, presso la Corte di Dedham (Mass.). Rispetto al primo, non cambia il giudice, che, presumibilmente, ha richiesto l’assegnazione, né il procuratore. Vengono invece sostituiti i difensori che diventano gli avvocati Fred Moore, i fratelli McAnarney e William J. Callahan. L’avvocato Moore è scelto per le sue idee radicali dal “Sacco-Vanzetti Defense Committee”, sorto nel frattempo in difesa dei due italiani ad opera di Aldino Felicani, editore anarchico e loro amico. Il procuratore sviluppa l’accusa su tre linee principali: l’identificazione dei due italiani da parte di numerosi testimoni oculari; i proiettili rinvenuti sul luogo del delitto e riconducibili all’arma di Sacco; la “consciousness of guilt”, secondo cui i due sono colpevoli, perché il loro comportamento, al momento dell’arresto, è tipico degli uomini criminali. La difesa cerca di smontare le tesi dell’accusa, presentando anch’essa parecchi testimoni, non solo italiani, che possono confermare gli alibi di Sacco e V., elaborando una nuova teoria sui proiettili e portando gli imputati sul banco dei testimoni per permettere loro di dare delle spiegazioni sul loro “background” e sulla loro fede anarchica in modo da giustificare il loro misterioso comportamento nella notte dell’arresto. Così, senza badare a spese e facendo il gioco dell’accusa, Moore trasforma il processo per omicidio in processo politico. La giuria si ritira a deliberare il 14 luglio 1921, sapendo di dover giudicare due italiani riconosciuti da alcuni testimoni, radicali, renitenti alla leva, bugiardi e dal comportamento sospetto. In poche ore, emette un verdetto di colpevolezza per ogni capo d’imputazione ed entrambi vengono condannati a morte sulla sedia elettrica. La sentenza finale non è pronunciata fino al 9 aprile 1927, quando si esauriscono tutti i ricorsi presentati dalla difesa per ottenere un nuovo processo. Nel 1924, l’avvocato Moore si ritira a causa dei suoi contrasti con i condannati e con il Defense Committee, che, nel frattempo, inizia una campagna di raccolta fondi e di pubblicità intorno al caso a livello mondiale. Subentrano l’avvocato William Thompson e il suo giovane associato Herbert B. Ehrmann, i quali raccolgono in mozioni tutti i fatti nuovi, compresa la confessione del portoghese Celestino F. Madeiros che scagiona Sacco e V. dalla partecipazione alla rapina di South Braintree, alla quale dichiara di aver preso parte. I ricorsi vengono respinti dal giudice Thayer che nega un nuovo processo, dalla Corte Suprema del Mass., dalla Corte Suprema Federale e dalla Corte d’Appello. Dopo la sentenza di aprile, V. inoltra il 4 maggio la richiesta di grazia al governatore Alvan T. Fuller. Tale richiesta, basata sul comportamento pregiudizievole che il giudice tenne sia durante il processo, sia nel considerare gli appelli successivi, permette a V. e ai suoi avvocati di domandare la costituzione di una commissione, con il compito di revisionare il materiale sul caso. Il 1° giugno il governatore nomina il “Lowell Committee”, che in poco tempo si pronuncia contro la concessione di un nuovo processo, nega la grazia e fissa la data dell’esecuzione in agosto. Giovedì 23 agosto 1927, dopo essersi proclamato innocente per l’ennesima volta, V. viene giustiziato sulla sedia elettrica della Charleston State Prison e alle ore 0,26 viene ufficialmente dichiarato morto. Alla notizia dell’esecuzione, si scatena in tutto il mondo un’ondata di proteste e di scioperi anche in forma violenta. Le dimostrazioni proseguono pure il giorno del funerale, domenica 28 agosto. Il corteo funebre viene seguito da una folla immensa di circa 200.000 persone. Le salme vengono cremate e le ceneri mescolate e divise in tre urne, una delle quali rientra in Italia insieme alla sorella di V., giunta negli Stati Uniti per visitare il fratello un’ultima volta. A Villafalletto le ceneri vengono ulteriormente divise, un’urna prosegue per Torremaggiore, paese natale di Sacco, l’altra viene tumulata il 5 ottobre nel cimitero del paese. Non ci possono essere dubbi sul fatto che Sacco e V. siano stati vittime dei pregiudizi contro gli italiani e contro i radicali. Certamente però sulla condanna pesa maggiormente il loro attivismo all’interno della comunità anarchica italiana, a causa del quale Sacco e V. sanno di essere schedati dal ministero della Giustizia e quindi a rischio di deportazione. L’adesione di V. alle idee anarchiche avviene negli USA, dove, emigrato non per motivi strettamente economici, si trova ben presto a constatare lo sfruttamento della classe operaia da parte del sistema capitalistico e la condizione di povertà dei lavoratori. L’incontro con Luigi Galleani, fondatore di «Cronaca Sovversiva», è per lui di notevole importanza e lo porta a frequentare assiduamente il gruppo dei galleanisti, condividendone filosofia e attività. Nel 1916 V. partecipa direttamente allo sciopero degli operai della Plymouth Cordage Company, nella quale ha precedentemente lavorato per circa diciotto mesi. Senza far parte di alcun sindacato di quelli presenti, prende parte ai turni di picchettaggio, tiene discorsi, raccoglie denaro e invia regolarmente, con lo pseudonimo "Nespola", articoli sul progresso dello sciopero a «Cronaca Sovversiva», cui è abbonato dal 1912. Terminato lo sciopero, V. è inserito nella lista nera dello stabilimento in quanto pericoloso radicale e ciò gli procura una continua sorveglianza da parte della polizia. L’entrata in guerra degli USA nell’aprile del 1917 e l’approvazione il 18 maggio del “Military Conscription Act”, che obbliga alla registrazione anche molti immigrati come V., che hanno già richiesto la cittadinanza americana, spingono Galleani alla pubblicazione il 26 maggio dell’articolo Matricolati!, nel quale avverte i suoi lettori della pericolosità di questa legge e li esorta a rifiutare la registrazione. L’appello viene accolto da molti anarchici, la maggior parte dei quali sceglie di riparare in Messico fra la primavera e l’autunno del 1917, assumendo una falsa identità. Il gruppo più numeroso è quello dei galleanisti, che si stabilisce nei pressi di Monterrey, dopo aver pianificato la fuga con alcuni incontri, durante i quali il piemontese incontra Sacco divenendone amico. V., diventato per l’occasione Bartolomeo Negrini, ritorna negli USA in settembre, ma si ristabilisce a Plymouth solo nella primavera del 1918, dopo aver trascorso alcuni mesi a Youngstown (Ohio). Inizia in questo periodo la sua frequentazione del Gruppo Autonomo di East Boston, all’interno del quale riprende la sua militanza anarchica attiva. Fanno parte di questo circolo anarchico, composto da non più di cinquanta membri provenienti dalle aree limitrofe di Boston, tutti gli anarchici che sarebbero poi stati implicati nel caso Sacco e V. Si tratta del gruppo che, secondo il Bureau of Investigation, ha pianificato e coordinato, forse addirittura durante la permanenza in Messico, gli attacchi dinamitardi del 1919. Il ruolo di V. in questi attentati è ancora oggi materia di studio. Probabilmente non si potrà mai essere certi della sua partecipazione, ma si può ipotizzare che abbia avuto una parte nella cospirazione. Molti indizi, infatti, ve lo collegano: il suo legame con i galleanisti, la fuga in Messico e la permanenza a Youngstown nel 1917, l’appartenenza al Gruppo Autonomo di East Boston e il suo attivismo nel caso Elia e Salsedo, arrestati dal BI in seguito alle indagini sugli attentati dinamitardi. Il 25 aprile 1920 V. è mandato a New York, perché si accerti di persona su cosa stia accadendo ai due. Qui viene consigliato al Gruppo Autonomo di far sparire tutto il materiale anarchico incriminante per evitare che cada nelle mani del BI e, mentre insieme ad alcuni loro compagni sono impegnati in questa operazione, Sacco e V. vengono arrestati. Le menzogne di entrambi durante i primi interrogatori non si spiegano quindi con la teoria del procuratore sulla “consciousness of guilt”, bensì con la loro consapevolezza di essere due militanti anarchici che cercano di proteggere i compagni di lotta. Il loro arresto fornisce al ministero di Giustizia l’opportunità di liberarsi di due scomodi “sovversivi” e, contemporaneamente, di far credere all’opinione pubblica di essere riusciti ad assicurare alla giustizia due assassini. Si spiega così il motivo per cui, cinque giorni dopo l’incriminazione per rapina a mano armata e duplice omicidio a South Braintree, il BI inizia la sua collaborazione con l’accusa. Il caso Sacco e Vanzetti non si conclude comunque con l’esecuzione della loro condanna a morte, che segna invece l’inizio di una lunga battaglia che ha come scopo quello di portare l’autorità statunitense a riconoscere l’errore giudiziario commesso. La richiesta è dello stesso V. che, prima di morire, domanda all’avvocato Thompson “di fare ciò che è possibile per riabilitare la sua reputazione” (William G. Thompson, Vanzetti’s Last Statement: A Record by W. G. Thompson, in «Atlantic Monthly», febbraio 1928). La causa è perorata da diversi comitati, ma il lavoro più importante viene portato avanti, parallelamente, da quello statunitense e da quello italiano, che vede come instancabile animatrice la sorella minore di V., Vincenzina, la quale ha speso la propria vita nel tentativo di dimostrare l’innocenza del fratello, di sensibilizzare l’opinione pubblica e di annullare l’indifferenza che per molti anni ha contraddistinto i villafallettesi nei confronti del loro concittadino. Il cammino si conclude con il Proclama emesso dal governatore del Mass. Michael S. Dukakis il 19 luglio 1977. Presupponendo una forte reazione contraria fra i senatori repubblicani dello Stato del Mass., il governatore evita ogni accenno all’innocenza dei due italiani e l’uso del termine riabilitazione. Inserisce, invece, parecchi richiami al giusto sistema legale in vigore nello stato e conclude dichiarando la rimozione di ogni stigma e onta dai nomi di Sacco e V. e proclamando il 23 agosto 1977 il “Sacco e V. Memorial Day”. Il proclama è accolto dalla famiglia d’origine con immensa soddisfazione e viene festeggiato il 4 settembre a Villafalletto con una cerimonia ufficiale, più volte interrotta dai Gruppi anarchici torinesi del circolo “Eliseo Reclus” che contestano quella che definiscono una mossa ipocrita, perché “Sacco e V. non hanno mai avuto bisogno di essere riabilitati nella coscienza dei popoli” (Camillo Levi, Riabilitazione di stato per un delitto di stato, in «A-Rivista anarchica», ago./set. 1977, p. 14). All’inutilità della riabilitazione di stato viene contrapposto il concetto di memoria storica, una memoria che si rinnova ogni anno intorno al 23 agosto, quando anarchici e libertari si ritrovano presso il cimitero di Villafalletto per ricordare senza cerimonie né discorsi ufficiali Sacco, V. e ogni persona vittima della logica di potere. (C. Signorile)

Fonti: The Sacco-Vanzetti Case. Transcript of the Record of the Trial of Nicola Sacco and Bartolomeo Vanzetti in the Courts of Massachusetts and Subsequent Proceedings 1920-7, New York, 1928; Supplemental Volume Including Bridgewater Case Available Material, New York, 1929; Fondo Vanzetti.

Bibliografia: scritti di V.: The Story of a Proletarian Life, Boston 1924; Lettere sul sindacalismo, Cesena 1957; Una vita proletaria. L’autobiografia, le lettere dal carcere e le ultime parole ai giudici, Casalvelino Scalo 1987; scritti su V.: Comitato Centrale di Difesa, (a cura di), Il caso Sacco e Vanzetti, una mostruosità giudiziaria. Esposizione sintetica dei fatti più importanti inerenti al caso, Boston 1924; Financial Report of the Sacco-Vanzetti Defense Committee, Boston 1925; H. Guernut, L’affaire Sacco et Vanzetti, Paris 1927; R. Schiavina, Sacco e Vanzetti. Cause e fini di un delitto di stato, Roma 1927; F. Frankfurter, The Case of Sacco and Vanzetti, «Atlantic Montly», 1927; W. G. Thompson, Vanzetti’s Last Statement: A Record by W. G. Thompson, «Atlantic Monthly», 1928; L. Rusticucci, Tragedia e supplizio di Sacco e Vanzetti, Napoli 1928; H.B. Ehrmann, The Untried Case: The Sacco-Vanzetti Case and the Morelli Gang, Seattle 1933; M. A. Musmanno, After Twelve Years, New York & London 1939; H. Fast, Sacco e Vanzetti, Roma 1955; M. D. Frankfurter – G. Jackson, The Letters of Sacco and Vanzetti, New York 1960; T. O’Connor, The Origin of the Sacco-Vanzetti Case, «The Vanderbilt Law Review», 1961; M. Roli – L. Vincenzoni, Sei scene di Sacco e Vanzetti, «Il Contemporaneo», 1961; B. Schacherl, Sacco e Vanzetti; Schweyk nella seconda guerra mondiale, «Il Contemporaneo», 1961; C. Pillon – V. Vanzetti, (a cura di), Vanzetti Bartolomeo. Non piangete la mia morte. Lettere ai familiari, Roma 1962; B. Bagdikian, “New Light on Sacco and Vanzetti”, «The New Republic», 1963; W. Jackson, “Tragedy in Dedham”, «Anarchy 32», 1963; P. Marchisi, Sacco e Vanzetti. Cronistoria in versi siciliani, 1964; J. Thorwald, La scienza contro il delitto, Milano 1965; M. Valenti, Question of Guilt, New York 1966; E. Lyons, Vita e morte di Sacco e Vanzetti, Ragusa 1966; F. Russell, La tragedia di Sacco e Vanzetti, Milano 1966; A. Sellers – A. Brown, Il caso Sacco e Vanzetti, «Documenti d’oggi 2», Roma 1967; H.B. Ehrmann, The Case That Will not Die: Commonwealth vs. Sacco and Vanzetti, Boston/Toronto 1969; C. Pillon – V. Vanzetti, (a cura di), Vanzetti Bartolomeo. Il caso Sacco e Vanzetti. Lettere ai familiari, Roma 1971; E. Chadbourn, The Case That Will not Die: Sacco and Vanzetti in Retrospect, in An Exibition from Harvard Law School Library Collection, Cambridge 1971; C. Stampa, (a cura di), Sacco e Vanzetti, in I Documenti Terribili, Milano 1974; R. Strauss Feuerlicht, Justice Crucufied: The Story of Sacco and Vanzetti, New York 1977; T. Biondi, Materiale per una storia dell’innocenza di Bartolomeo Vanzetti e di Nicola Sacco, Roma 1977; A. Gedda, (a cura di), Vanzetti Bartolomeo. Autobiografia e lettere inedite, Firenze 1977; L. Botta, Sacco e Vanzetti: giustiziata la verità, Cavallermaggiore 1978; N. Pernicone, Carlo Tresca and the Sacco-Vanzetti Case, «The Journal of American History», 1979; E. Mühsam, Ragion di Stato. Una testimonianza per Sacco e Vanzetti, Roma 1980; Sacco-Vanzetti: Developments and Reconsiderations-1979. Conference Proceedings, Boston 1982; S. Ciccone, Saccovanzetti, Bari 1982; F. Russell, Sacco and Vanzetti. The Case Resolved, New York 1986; Movimento anarchico italiano, Un atto di antifascismo: la mobilitazione pro Sacco e Vanzetti nell’Italia del 1927, «Il presente e la storia», 1988; L. Botta, “Giustizia crocefissa”, resuscitata 50 anni dopo?, «Il presente e la storia», 1988; G. Manga, Note storico-considerative sul sindacalismo conosciuto da Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco, «Il presente e la storia», 1988; A. Pedretti, Il caso Sacco e Vanzetti banco di prova per un’intera società, «Il presente e la storia», n. 33, 1988; C. Venza, Sacco e Vanzetti a sessanta anni dalla morte, «Il presente e la storia», 1988; P. Milza, Sacco et Vanzetti: autopsie d’une affaire (1921-1989), «L’Histoire», 1989; P. Avrich, Sacco and Vanzetti: the Anarchist Background, Princeton 1991; R. Creagh, La classe ouvrière americaine et l’affaire Sacco et Vanzetti, in Les Etats-Unis à l’epreuve de la modernité. Mirages, crises et mutations de 1918 à 1928, Paris 1993; P. V. Cannistraro, “Mussolini, Sacco-Vanzetti, and the Anarchists: the Transatlantic Context”, «The Journal of Modern History», 1996; N. T. Proto, Un Unfinished American Injustice, in Italian America, 1996; N. T. Proto, “Only silence is Shame”, in Italian America, 1997; Collettivo Bartolomeo Vanzetti, Sacco e Vanzetti: continuità della memoria storica, «Il presente e la storia», 1998; R. Creagh, L’affare Sacco e Vanzetti. Le origini di un mito, «Il presente e la storia», 1998; M. Garino, Riabilitate la mia reputazione, «Il presente e la storia», 1998; A. Lombardo, La logica del secondo convegno su Sacco e Vanzetti, «Il presente e la storia», 1998.

ANNIENTATO
10/06/2026

ANNIENTATO

Nella sua prima apparizione pubblica dopo mesi di detenzione, una fotografia trapelata dal palazzo dell’Alta Corte israeliana di Gerusalemme.

UNA STRAGE DIMENTICATA
05/06/2026

UNA STRAGE DIMENTICATA

Torino, 3 giugno 1989. Carcere delle Vallette. Ore 23.10. All’inizio è una scintilla. Poi il fuoco trova da mangiare. Un errore, diranno.

Il 5 giugno 1903 nasce a Carrara (MS) Ugo Mazzucchelli da Ario Dante e Amalia Lorè, cavatore poi imprenditore. La famigl...
04/06/2026

Il 5 giugno 1903 nasce a Carrara (MS) Ugo Mazzucchelli da Ario Dante e Amalia Lorè, cavatore poi imprenditore. La famiglia numerosa, Mazzucchelli è il secondo di cinque figli, è di bassa estrazione ed è guidata dal padre che da sempre fa di mestiere il cavatore. Dopo le prime classi elementari Mazzucchelli è avviato al lavoro in cava ed è in questo ambiente aspro e affascinante che conosce la dura realtà dello sfruttamento e inizia a formarsi una coscienza politica e sociale fortemente impregnata di quegli ideali libertari che nella città del marmo da tempo hanno messo radici tra le classi subalterne. Trasferitosi con la famiglia a Nazzano, attraverso la lettura degli opuscoli che gli passa Giovanni Romiti, un vecchio compagno di Pontremoli, e del periodico il «Cavatore» decide di fondare insieme ad altri ragazzi il Gruppo giovanile anarchico “Né Dio né padrone”. Nella sede della Camera del lavoro di Carrara incontra Alberto Meschi, il leader libertario del movimento sindacale della zona del marmo, e ne rimane affascinato. Dopo il "Biennio rosso" e l’inizio della reazione fascista Mazzucchelli fa le sue prime esperienze politiche e conosce il carcere.

Nella notte del 19 giugno 1921 viene arrestato a Nazzano dopo un conflitto a fuoco con un reparto dei carabinieri insieme a una quindicina di altri compagni tra i quali Ugo Bianchi, Francesco Menconi, Ettore Mariotti, Mario Rolla, Primo Mannucci. Il gruppo di Mazzucchelli si è appostato nel tentativo di difendere la sede della Lega Cavatori e Segatori da una spedizione di fascisti che è stata preannunciata ma l’arrivo dei carabinieri rovina il piano degli anarchici. Nel dicembre successivo Mazzucchelli insieme ai suoi compagni è condannato a due anni, due mesi e diciannove giorni di carcere, 250 lire di multa e 106 lire di pena pecuniara. Nel marzo del 1922 la Corte d’Appello di Genova riduce la pena a nove mesi e quattordici giorni di reclusione e a 150 lire la multa. Dopo aver trascorso la condanna nelle carceri di Massa, Lucca, Pisa e Genova Mazzucchelli torna in libertà e trova il fascismo guidato dal suo ras locale Renato Ricci padrone del territorio. Costretto a lasciare Nazzano tenta di trovare lavoro a Seravezza, poi ritorna a Carrara e successivamente raggiunge un cugino a Pianamaggio dove conosce Giuseppina Michelini - sorella di Arturo, un anarchico ucciso a tradimento dai fascisti - che diventerà la sua compagna. Mazzucchelli tenta anche di espatriare in Francia per sfuggire alla repressione ma viene fermato e rimpatriato. Iniziano gli anni della clandestinità, Mazzucchelli vive quasi sempre in montagna dove lavora alla spartana nei ravaneti, raggiungendo la moglie di tanto in tanto, ma le continue perquisizioni e i controlli della polizia lo costringono a spostarsi nello spezzino dove cerca, comunque, di non perdere i contatti con i compagni. In questo periodo conosce Gino Lucetti, Gino Bibbi, Stefano Vatteroni e Pasquale Binazzi. Durante gli anni del fascismo Mazzucchelli completa la propria formazione culturale nel tempo che riesce a ritagliare dal lavoro duro della cava e ritesse quei legami con amici e compagni che saranno fondamentali alla ripresa della lotta contro il fascismo nel 1943.

Poco prima dello scoppio del conflitto acquista, con grandi sacrifici, una piccola cava in Calocara. Dopo le prime disfatte del regime Mazzucchelli stringe i rapporti anche con gli esponenti delle altre forze antifasciste e nell’estate del 1943 proprio nella sua casa a S. Ceccardo si costituisce il primo “Comitato civico” seguito da altre iniziative che saranno alla base della formazione del locale Comitato di Liberazione Nazionale. Tra il settembre e l’ottobre del 1943 in Italia si vanno formando quei nuclei armati di antifascisti che danno vita alle prime formazioni partigiane. Gli anarchici carraresi sospinti dall’azione incessante di Romulado Del Papa e Onofrio Lodovici non sono da meno e costituiscono i primi gruppi di fuoco ma soprattutto sostengono logisticamente il CLN, che spesso si riunisce nel “Buco” di via Beccheria, un locale a livello del torrente Carriona con più vie di fuga e porte mascherate allestito dai libertari. Mazzucchelli nella cava di Lorano II, situata in una posizione difficilmente raggiungibile da persone non pratiche dei posti, raccoglie armi ed offre ospitalità a diversi disertori e ricercati tra i quali i fratelli Bernieri e il professore Napoleone Vanelli. Mazzucchelli succesivamente dà vita ad una “Pattuglia volante” che poi si trasforma in formazione “Mazzucchelli” alla quale aderiscono anche i figli Alvaro e Carlo. Alla metà di aprile del 1944 Mazzucchelli viene tratto in arresto e rinchiuso nel carcere Malaspina di Massa. Verso la fine di maggio i partigiani organizzano il rapimento del figlio del direttore del carcere e riescono ad ottenere in cambio della sua libertà quella di Mazzucchelli e di altri detenuti politici. Riconquistata la libertà Mazzucchelli riorganizza il proprio gruppo che, con la denominazione di “formazione autonoma Lucetti”, aderisce alla Brigata Garibaldi “Ugo Muccini” poi “Gino Menconi”. Mazzucchelli durante tutta la sua attività partigiana si preoccupa costantemente dell’assistenza ai più bisognosi e del reperimento dei fondi necessari per finanziare le formazioni. Con efficacia riesce ad organizzare alcune riunioni tra i più facoltosi capifamiglia della zona, spesso compromessi con il passato regime, e a “convincerli” della necessità di sottoscrivere quote sostanziose di denaro per la causa della Resistenza. Di ogni “esproprio” viene rilasciata regolare ricevuta e inviata una relazione al Comitato di Liberazione Nazionale locale e in breve tempo, da settembre a novembre del 1944, vengono così raccolti oltre cinquemilioni di lire.

Intanto l’avanzata degli alleati si arresta e sfuma la speranza di veder libera Carrara in poche settimane. Inizia un lungo autunno-inverno fatto di scontri con i nazi-fascisti che alla fine di novembre lanciano una decisa controffensiva e costringono le formazioni partigiane ad una ritirata. La formazione di Mazzucchelli riesce a sganciarsi e, dopo mille tribolazioni, passa la linea del fronte dopo la metà di dicembre. Mazzucchelli raggiunge con i figli il resto della famiglia che è sfollata a Lucca. Alla fine di marzo del 1945 Mazzucchelli con una ventina di uomini forma il gruppo di combattimento Michele Schirru e raggiunge di nuovo i monti sopra Carrara. Massa viene liberata il 10 aprile e il giorno successivo è la volta della città del marmo, dove circa 710 militari tedeschi vengono catturati dai partigiani e consegnati agli alleati. Mazzucchelli pensa subito a tutti i problemi legati al dopoguerra, alla ricostruzione e alla riattivazione del movimento che nella città ha un seguito di massa. Il ruolo che gli anarchici hanno avuto nella lotta antifascista e nella Resistenza da loro un peso ed una responsabilità che li porta ad assumere incarichi nella Giunta provvisoria di governo e nel Comitato di Liberazione Nazionale (Romualdo Del Papa e Onofrio Ludovici), nella giunta (Ismaele Macchiarini) e nel consiglio comunali (Renato e Adolfo Viti), non senza creare profonde contraddizioni e lacerazioni nei rapporti tra compagni.

Mazzucchelli non è tra i più entusiasti sostenitori di queste scelte; in questo momento egli è impegnato nella realizzazione delle Cooperative “Il Partigiano” e “Lucetti” che offrono lavoro a diverse migliaia di operai e in molte occasioni sono protagoniste della ripresa della vita sociale ed economica della città di fronte all’inerzia delle autorità locali. In questo clima di ricostruzione e virtuosa operosità prende corpo in Mazzucchelli l’idea di un “anarchismo concreto, ragionante e razionale” che attraverso un’azione graduale sia capace di trasformare da subito e in meglio le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori. Ma questa idea di anarchismo non coincide con quella di Romualdo Del Papa, l’altro leader della Resistenza libertaria carrarese, il cui pragmatismo esasperato lo porta, invece, ad appoggiare pienamente la collaborazione con gli organismi politici nati dalla Resistenza per approdare poi successivamente a posizioni fortemente anti-comuniste filo “pacciardiane”. Tra i due inizia una lunga polemica personale alimentata dalle divergenze politiche e dalle rispettive forti personalità.

Il 15 e 19 settembre, a confermare il ruolo centrale dell’anarchismo carrarese, si tiene in città il primo congresso nazionale di costituzione della Federazione Anarchica Italiana. Mazzucchelli è delegato, insieme a Mario Perossini, Stefano Vatteroni e Romualdo Del Papa, della Federazione Comunista Libertaria di Massa e Carrara. Nel dibattito Mazzucchelli sostiene la necessità per l’anarchismo di partecipare attivamente al movimento operaio e di costituire un “comitato sindacale” di coordinamento dei gruppi. Il congresso è anche un’occasione per rivedere i vecchi compagni e conoscere i nuovi militanti: Mazzucchelli incontra compagni cui si legherà con una profonda amicizia quali Ugo Fedeli, Alfonso Failla e Umberto Marzocchi, reduce della Guerra civile sp****la e della Resistenza in Francia. Per Mazzucchelli è fondamentale che il movimento abbia da subito un orientamento chiaro e sia sostenuto da una forte propaganda ed è per questo che promuove molte pubblicazioni tra cui i periodici «Il Cavatore» (1945-1956) e «Il’94» (1945-1949) di cui ricopre per alcuni numeri l’incarico di redattore responsabile. Questi anni rappresentano per l’anarchismo carrarese un momento di ripresa felice e intensa, la FAI ha un grande sviluppo su tutto il territorio della provincia, sono decine i nuovi gruppi che si costituiscono e Mazzucchelli è uno dei maggiori protagonisti di questo risveglio. L'anarchico di Carrara partecipa attivamente anche al movimento nazionale ed è presente a tutti i principali congressi e convegni sempre come rappresentante della Federazione di Carrara. Il ritorno di Meschi per gli anarchici e per lo stesso Mazzucchelli riaccende per un attimo la speranza di riprendere il controllo della Camera del lavoro ma il sogno si infrange ben presto a causa dell’egemonia del PCI che esprime nei confronti dell’anarchismo una netta posizione di condanna e di discriminazione politica.

Negli anni seguenti Mazzucchelli si attiva specialmente nell’aiutare gli esuli spagnoli e, conquistato un certo benessere economico, contribuisce alle iniziative culturali del movimento e in particolare sostiene l’eperienza delle colonie estive per i bambini bisognosi a Marina di Carrara. La sua attenzione si concentra su quelle iniziative tese a valorizzare la storia del movimento anarchico ed in questo campo non si risparmia nel sostenere pubblicazioni e ricerche ma anche ad erigere lapidi e monumenti. La memoria diventa per Mazzucchelli un preciso impegno di testimonianza ma anche un’occasione di dibattito e riflessione sulla storia d’Italia. Nel 1963 da vita alla sezione locale della FIAP, l’associazione dei partigiani non comunisti fondata da Ferruccio Parri. Alla fine degli anni Settanta ancora un impegno preciso nella lotta al militarismo lo porta ad aderire, insieme al suo inseparabile amico Umberto Mazocchi, alla Lega per il disarmo unilaterale fondata da Carlo Cassola. Nel 1983, a rimarcare il suo impegno nella memoria dell'antifascismo e dell'anarchismo, sostiene la costituzione dell'Istituto storico della Resistenza apuana nel quale ricopre l'incarico di consigliere nel direttivo.

Agli inizi degli anni Ottanta, nonostante l’età avanzata, Mazzucchelli intraprende l’ultima battaglia della sua vita: quella per un monumento in ricordo di Gaetano Bresci. L’iniziativa, avversata dalle forze politiche moderate e di destra, ha il merito di aprire in un momento delicato della storia del paese un dibattito a più voci sulla violenza e sul terrorismo riscuotendo un’ampia attenzione da parte degli organi di stampa e della televisione. Mazzucchelli non si lascia intimorire da denunce e critiche e va avanti nel suo progetto - con l’aiuto di un Comitato che ben presto raccoglie decine di adesioni di militanti, cittadini e professori universitari, come quelle di Enzo Santarelli e Pier Carlo Masini - fino a quando non riesce ad erigere il monumento di fronte al cimitero di Turigliano.

È davvero l’ultima fatica, Mazzucchelli stanco e anche in parte deluso dalle polemiche personali che a volte lo vedono al centro di scontri all’interno del movimento decide di allontanarsi da esso. Dopo oltre quarant’anni di indefessa militanza nella FAI Mazzucchelli matura il suo distacco definitivo prendendo posizione a favore della Guerra nel Golfo e invitando successivamente a votare per l’Ulivo (1991-1996). In questa posizione si può leggere una graduale evoluzione dalle originali interpretazioni dell’anarchismo, visto come dottrina sociale e azione politica tesa a costruire da subito le condizioni di una trasformazione radicale della società su basi egualitarie e libertarie, verso una “democrazia libertaria” della società e un abbandono definitivo dell’idea di rivoluzione intesa come rottura violenta dei rapporti sociali ed economici, ma anche la necessità impellente di demarcare una separazione da quella parte del movimento che non accetta la “deriva” delle sue posizioni stigmatizzandole. Forse la sua passione per i giovani con cui amava dialogare negli ultimi anni della sua vita e la dichiarata fedeltà alle parole di Malatesta, possono gettare una luce sul pensiero dei suoi ultimi anni: “L’odio non produce l’amore; con l’odio non si rinnova il mondo e la rivoluzione dell’odio o fallirebbe completamente o farebbe capo ad una nuova oppressione”. Muore a Carrara il 6 gennaio 1997. (F. Bertolucci)

Fonti
Istituto storico della Resistenza Toscana, Archivio del Comitato di Liberazione Nazionale di Carrara, si v. le numerose lettere e relazioni di U. Mazzucchelli ivi conservate; C. Venza, A proposito di Ugo Mazzucchelli, «Umanità nova», 2 feb. 1997; P. Finzi, Ricordando Ugo Mazzucchelli, «A rivista anarchica», feb. 1997.

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