M.L.

M.L. Motivatore Sportivo Motociclismo
Spieghiamo la differenza tra Motivatore Sportivo e Mental Coach :

Spieghiamo una volta per tutte la differenza tra Motivatore Sportivo e Mental Coach:
E c'è lo spiega bene Francesco Fornaro
Attorno alla professione del Mental Coach (o più genericamente al concetto di motivatore) c’è ancora confusione, forse perché si tratta di una figura professionale relativamente nuova e in fase di radicamento nella nostra cultura. Nell’idea comune si fa strada – come sempre –

ciò che passano i media e purtroppo sono proprio siti web sportivi, televisioni e carta stampata a non conoscere ancora con il giusto dettaglio la professione di cui mi occupo, tranne qualche lodevole eccezione resa possibile da giornalisti particolarmente curiosi e precisi. Il risultato è che il termine che più spesso viene offerto al pubblico è motivatore, mentre a mio avviso occorre distingue tra l’essere un motivatore ed essere un coach che lavora sull’aspetto mentale degli atleti. Nello sport di alto livello ci sono professionisti che lavorano con il proprio motivatore, mentre ce ne sono altri che lavorano con il proprio mental coach. Le differenze sono sostanziali e l’obiettivo di questo articolo è sottolinearle così da cominciare a distinguere i due tipi di approccio. Come ho spiegato nel mio ebook gratuito, innanzitutto occorre ricordare che il termine motivazione deriva dal motus, termine che sta a significare un movimento (nello specifico di un soggetto verso ciò che desidera). Quindi, in sostanza, un motivatore è una persona che riesce, tramite il proprio atteggiamento, le parole e l’esempio, a far muovere – cioè a far agire – un atleta affinché il raggiungimento dei suoi obiettivi sia più fattibile. Va da sé che non occorrono molte abilità specifiche per motivare qualcuno: è sufficiente conoscere le leve motivazionali che spingono l’individuo ad agire e usarle. A grandi linee ci sono due grandi categorie di persone: coloro che agiscono spinti da una leva sul dolore e coloro che lo fanno se stimolati da una leva sul piacere. Nel primo gruppo rientrano gli individui che, per mettersi in moto (motus, appunto), si focalizzano sulle conseguenze che il non farlo provocherà. L’esempio tipico è lo studente che inizia a studiare solo in prossimità dell’esame, perché ha paura di non superarlo. Nel secondo gruppo rientrano coloro che anticipano mentalmente il piacere del risultato. Un buon esempio è dato dall’atleta che si allena in ogni condizione climatica e tutti i giorni della settimana perché sa che l’allenamento genera benessere e favorisce un buon risultato in gara. Vuole vincere e lavora perché accada, gli piace l’idea di arrivare primo e questo lo motiva. Tutti noi siamo mossi da queste due grandi forze, che esistono contemporaneamente in ogni persona. Individualmente, sentiamo di più una leva rispetto ad un’altra (e questa sensibilità cambia nel tempo e in base alla situazione) e un buon motivatore deve saper riconoscere quale delle due è più efficace nel momento in cui occorre prendere una decisione. Un altro tema che fa parte dell’ambito della motivazione ha a che fare con gli scopi che sorreggono gli obiettivi di un individuo: maggiori sono i “perché” che spingono al raggiungimento di obiettivo, più è facile che esso ci motivi. Qui finisce in termini strettamente tecnici il lavoro del motivatore. Le modalità tramite cui si motiva qualcuno ad agire sono personali: al momento la maggior parte delle persone crede che motivare significhi semplicemente affermare ad alta voce “Forza che ce la fai, forza che manca poco!” (sentito con le mie orecchie proprio ieri sera assistendo all’incontro di cui ho accennato a inizio articolo, inutile aggiungere che il salto culturale che dobbiamo fare è consistente) ma mi auguro di essere riuscito a spiegare in queste poche righe che la questione è un po’ più complessa di così. Per quanto riguarda invece il Mental Coaching, è corretto affermare che un coach è anche un motivatore, in quanto deve essere in grado di saper lavorare, se occorre, su questo aspetto della preparazione mentale, ma deve saper anche intervenire su ambiti più complessi e articolati, come la gestione sistematica dello stato d’animo, la comunicazione all’interno del team o rivolta verso se stessi, verso l’allenatore e i compagni di squadra, l’uso degli ancoraggi per potenziare stati di benessere, la gestione dell’ansia prima della gara e in generale della pressione esterna, la corretta identità dell’atleta che deve sentirsi profondamente e totalmente adatto al ruolo che ricopre e vincente in ciò che fa, nella tecnica e nell'esperienza che un motivatore possa mettere a disposizione . In questa pagina ho definito genericamente il coaching elencandone le caratteristiche principali. In definitiva il messaggio che intendo portare con questo contributo è che un motivatore può non essere necessariamente un mental coach, mentre un mental coach deve essere necessariamente anche un buon motivatore. Sta naturalmente alle esigenze specifiche di ciascuno scegliere se lavorare con l’uno o con l’altro.

30/10/2022
Grande talento 💯👏😘
09/10/2022

Grande talento 💯👏😘

A VARANO (PR) EDOARDO SI È LAUREATO CAMPIONE ITALIANO MINIGP CLASSE OHVALE 190 di Fabiana Mattuzzi Ci sono passioni che nascono fin da quando si è piccolini e, come disse Enzo Ferrari, “Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere.” Questa è la storia di Edoardo Savino,…

08/09/2021

Francesco Fornaro

Spieghiamo una volta per tutte la differenza tra Motivatore Sportivo e Mental Coach:
E c'è lo spiega bene Francesco Fornaro

Attorno alla professione del Mental Coach (o più genericamente al concetto di motivatore) c’è ancora confusione, forse perché si tratta di una figura professionale relativamente nuova e in fase di radicamento nella nostra cultura.

Nell’idea comune si fa strada – come sempre – ciò che passano i media e purtroppo sono proprio siti web sportivi, televisioni e carta stampata a non conoscere ancora con il giusto dettaglio la professione di cui mi occupo, tranne qualche lodevole eccezione resa possibile da giornalisti particolarmente curiosi e precisi. Il risultato è che il termine che più spesso viene offerto al pubblico è motivatore, mentre a mio avviso occorre distingue tra l’essere un motivatore ed essere un coach che lavora sull’aspetto mentale degli atleti.
Nello sport di alto livello ci sono professionisti che lavorano con il proprio motivatore, mentre ce ne sono altri che lavorano con il proprio mental coach. Le differenze sono sostanziali e l’obiettivo di questo articolo è sottolinearle così da cominciare a distinguere i due tipi di approccio.

Come ho spiegato nel mio ebook gratuito, innanzitutto occorre ricordare che il termine motivazione deriva dal motus, termine che sta a significare un movimento (nello specifico di un soggetto verso ciò che desidera). Quindi, in sostanza, un motivatore è una persona che riesce, tramite il proprio atteggiamento, le parole e l’esempio, a far muovere – cioè a far agire – un atleta affinché il raggiungimento dei suoi obiettivi sia più fattibile.

Va da sé che non occorrono molte abilità specifiche per motivare qualcuno: è sufficiente conoscere le leve motivazionali che spingono l’individuo ad agire e usarle. A grandi linee ci sono due grandi categorie di persone: coloro che agiscono spinti da una leva sul dolore e coloro che lo fanno se stimolati da una leva sul piacere. Nel primo gruppo rientrano gli individui che, per mettersi in moto (motus, appunto), si focalizzano sulle conseguenze che il non farlo provocherà. L’esempio tipico è lo studente che inizia a studiare solo in prossimità dell’esame, perché ha paura di non superarlo. Nel secondo gruppo rientrano coloro che anticipano mentalmente il piacere del risultato. Un buon esempio è dato dall’atleta che si allena in ogni condizione climatica e tutti i giorni della settimana perché sa che l’allenamento genera benessere e favorisce un buon risultato in gara. Vuole vincere e lavora perché accada, gli piace l’idea di arrivare primo e questo lo motiva.

Tutti noi siamo mossi da queste due grandi forze, che esistono contemporaneamente in ogni persona. Individualmente, sentiamo di più una leva rispetto ad un’altra (e questa sensibilità cambia nel tempo e in base alla situazione) e un buon motivatore deve saper riconoscere quale delle due è più efficace nel momento in cui occorre prendere una decisione.

Un altro tema che fa parte dell’ambito della motivazione ha a che fare con gli scopi che sorreggono gli obiettivi di un individuo: maggiori sono i “perché” che spingono al raggiungimento di obiettivo, più è facile che esso ci motivi.

Qui finisce in termini strettamente tecnici il lavoro del motivatore. Le modalità tramite cui si motiva qualcuno ad agire sono personali: al momento la maggior parte delle persone crede che motivare significhi semplicemente affermare ad alta voce “Forza che ce la fai, forza che manca poco!” (sentito con le mie orecchie proprio ieri sera assistendo all’incontro di cui ho accennato a inizio articolo, inutile aggiungere che il salto culturale che dobbiamo fare è consistente) ma mi auguro di essere riuscito a spiegare in queste poche righe che la questione è un po’ più complessa di così.

Per quanto riguarda invece il Mental Coaching, è corretto affermare che un coach è anche un motivatore, in quanto deve essere in grado di saper lavorare, se occorre, su questo aspetto della preparazione mentale, ma deve saper anche intervenire su ambiti più complessi e articolati, come la gestione sistematica dello stato d’animo, la comunicazione all’interno del team o rivolta verso se stessi, verso l’allenatore e i compagni di squadra, l’uso degli ancoraggi per potenziare stati di benessere, la gestione dell’ansia prima della gara e in generale della pressione esterna, la corretta identità dell’atleta che deve sentirsi profondamente e totalmente adatto al ruolo che ricopre e vincente in ciò che fa, nella tecnica e nell'esperienza che un motivatore possa mettere a disposizione .

In questa pagina ho definito genericamente il coaching elencandone le caratteristiche principali. In definitiva il messaggio che intendo portare con questo contributo è che un motivatore può non essere necessariamente un mental coach, mentre un mental coach deve essere necessariamente anche un buon motivatore.

Sta naturalmente alle esigenze specifiche di ciascuno scegliere se lavorare con l’uno o con l’altro.

Francesco Fornaro

Il mio articolo di oggi sul giornale di ArtesTV .
06/04/2021

Il mio articolo di oggi sul giornale di ArtesTV .

IL 16ENNE ALLE PRIME ESPERIENZE NEL MOTOMONDIALE E’: NATO A PUERTO DE MAZARRON, SPAGNA, DA

03/03/2021

Nuovo aggiornamento del Calendario CIV 2021 spostata la gara di Misano del 25 Luglio Round 4 spostata al 31 Luglio 1 Agosto per concomitanza del Mondiale SBK .

Round 1: 17-18 aprile – Mugello Circuit

Round 2: 15 – 16 maggio – Misano World Circuit “Marco Simoncelli”

Round 3: 3-4 luglio – Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari Imola

Round 4: 31 luglio-1 agosto – Misano World Circuit “Marco Simoncelli” (notturna)

Round 5: 28-29 agosto – Mugello Circuit

Round 6: 9-10 ottobre – Autodromo Vallelunga “Piero Taruffi”

01/03/2021

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Il Team Racestar è un Azienda volta alla ricerca e all'attuazione di progetti e soluzioni innovative di Sponsoring, Advertising e nella gestione dei diritti di immagine di atleti appartenenti all'elite dello Sport Nazionale ed Internazionale.

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