Studente di medicina,ventunenne, nato a Darmstadt, altezza sei piedi e nove pollici, capelli biondi, fronte prominente, sopracciglia bionde, occhi grigi, naso “forte”, bocca piccola, barba bionda, mento rotondo, viso ovale, colorito “fresco”, corporatura robusta e snella, segni particolari: miopia. Questi i dati segnaletici di Georg Büchner nel mandato di cattura della polizia del Granduca Ludovic
o II, emesso il 13 giugno 1835 con l’intento di assicurare alla giustizia (a quella che Büchner stesso chiama “puttana dei prìncipi”) un individuo ricercato per la sua partecipazione ad attività sovversive. Sicuramente un rivoluzionario, lo capiamo ad ogni riga della sua biografia; ma anche uno scienziato, un filosofo, uno scrittore. Succede che il destino molte volte “nasconda” alcuni autori per poi scoprirli al mondo dopo la loro morte: è’ questo il caso di Büchner che sicuramente si sarebbe meritato di vedere un poco della sua fama postuma. Un raffinato teatro melanconico e gioioso, razionale e romantico, visionario e ironico. Pur essendo una commedia, in Leonce e Lena si ritrova facilmente quel dolore celato da un sorriso beffardo rivolto dritto dritto in viso all’uomo, alla sua stoltezza, alla sua incoscienza. Prendendo la rincorsa dalla più alta tradizione Shakespeariana, Büchner riesce a trafiggerci con quella punta di divertente cinismo addolcita da un sentimento tipico dei romantici tedeschi: correre tra le braccia della natura coperti dal velo della notte, che tutto trasforma e che fa perfino dimenticare d’essere della razza Homo Sapiens. La più sciocca sulla terra. Leonce e Lena è una commedia-favola che ha in se tutto il teatro moderno: nessuna azione se non quella puramente mentale, i personaggi sono quasi marionette che ricordano a tratti Maeterlinck ed è centrale il tema della morte e dell’esistenza che facilmente ricorda tutto il lavoro beckettiano. Il teatro di Büchner è politico, ma anche filosofico,di tradizione ma anche commedia dell’arte. Un teatro drammatico scritto da una penna giovane, rivoltosa, incosciente e con tanta voglia di ridere. Sembra insomma che in Büchner sia riassunto tutto il teatro moderno e ci siano tutte le radici del teatro classico. Ci si dovrebbe chiedere perché non rappresentarlo piuttosto che il contrario.