28/05/2026
L'AEREOPLANO
(di Silvana Tosatto)
Odo nel cielo un rombo lontano.
È un aereo che vola alto, e ritorno col pensiero ai pomeriggi con mamma,
quando facevamo un sonnellino dopo pranzo o, per dirla meglio, lei cercava di riposare un po' e di calmare il mio animo irrequieto, di tenere ferme per un attimo le mie gambette veloci, che avrebbero voluto stare dappertutto tranne che in un letto a dormire.
Eppure mi piaceva sdraiarmi nel lettone accanto a mamma nei pomeriggi assolati, quando il fresco della stanza conciliava il sonno. Era allora, proprio in quei momenti tra il sonno e la veglia, che si udiva il rombo leggero di un aereo, il cui suono si appoggiava sulle nuvole bianche. Quante volte ho immaginato di essere su uno di quegli aerei e guardare dall'alto terre sconosciute e il mare che non avevo mai visto. Forse sarei arrivata fino a Parigi, oppure semplicemente in cima a una montagna, lontana da tutto. La mia mente di bambina lo credeva possibile. Allora, mentre mamma dormiva, scivolavo fuori dalle lenzuola e, scalza, uscivo piano sul balcone, caldo di sole, a salutare con la mano quell'aereo che si intravedeva tra una nuvola e l'altra. Forse, un giorno, il pilota avrebbe deciso di passare a prendere quella bambina che sventolava le sue manine verso il cielo.... ma un'altra volta però. Quel pomeriggio sarei ancora stata un po' con mamma a respirare il suo profumo di talco.