18/03/2024
Nel buio di un uggiosa notte di novembre, nella penombra di un fuoco casalingo, un uomo o meglio un ragazzo si trascina alla seduta di un tavolo, il crepitio delle fiamme e il ba***re della pioggia sulle tegole marsigliesi l'unico tratteggio a quel silenzio assordante. Difronte a lui una sedia di faggio vuota investita da un unico fascio di luce scoccato dal lampione aldilà della strada, attraverso l'aletta di un persiana sgangherata. Nella controluce di questo raggio lunare artificiale è possibile osservare del pulviscolo volatile danzare e comporsi nella figura di un uomo o meglio un ragazzo dalle stesse identiche sembianze del primo, ma dagli occhi completamente diversi, tronfi, capaci di reggere ogni tipo di sguardo, e non schivi e timidi come quelli di quell'altro.
Esordisce la figura:
"Amico mio fin troppe notti ti ho visto seduto a questo tavolo in questo periodo"
Controbatte l'uomo o meglio il ragazzo
"E tu chi sei?"
"Come chi sono, non mi riconosci più? Sono te, o meglio, sono il vero te spogliato di tutte quelle inutili maschere che ti piace tanto indossare"
"Ma sei reale?"
"Dipende da cosa intendi per reale, materialmente no, spiritualmente lo sono molto più di te."
"In che senso?"
"Come in che senso, dovresti saperlo, sono figlio della tua mente, sono i tuoi pensieri, le tue emozioni, le tue passioni e le tue paure riversate in un contenitore sterile dalla forma del tuo corpo."
"Cosa ci fai qua?"
"Non ne ho idea, ma penso di averti assillato talmente tanto ultimamente da rendermi quasi corporeo, tangibile. L'inconsistenza che prende forma"
"Puoi aiutarmi? Ho delle domande che..."
"Fermo fermo, non sono qui per aiutare, anzi, io sono la causa di tutti i tuoi problemi e il padre di tutte le tue domande, le genero, le partorisco e quando meno te lo aspetti te le sussurro alla mente orfane di ogni risposta"
"Ma allora sei uno st***zo!"
"Mmm, probabile, ma lo sei anche tu di riflesso, non credi?"
"Mmm, probabilmente si..., Ma almeno puoi ascoltarmi?"
"Ci posso provare, ormai che sono qua"
"Sai a volte penso di aver sbagliato tutto, penso di non aver preso i treni giusti, di non aver fatto niente quando c'era da fare e di aver fatto troppo quando non era necessario, penso alle frasi non dette e alle parole di troppo, penso all...."
"Suvvia calmati, potrai, anzi potremmo anche aver sbagliato tutto, o forse no, o forse si, ma comunque siamo ancora qua giusto?"
"Penso di sì, ma penso anche di averne passate troppe e non so se..."
"Non so se cosa? Non hai idea di quante ne dovremo passare ancora ..."
"Eh, ma così non mi aiuti"
"Ti ripeto, non sono qui per aiutarti, ma una verità dobbiamo riconoscerla, ci sono stati anche i momenti felici e anche di quelli dovremo passarne ancora."
"Si, ma ne varrà la pena?"
"Non lo so, vedremo..."
Nel frattempo, la danza della pioggia sulle tegole si è interrotta ed è stata sostituita dal ticchettio insistente dell'orologio appesso sopra il camino. Le lancette si inseguono in un gioco di innamorati, indice di un tempo che anche se dimenticato prosegue inesorabile il suo corso. Il fuoco giace ormai brace tra i ricordi di quelli che erano rami d'ulivo. La luce del lampione ha dato il cambio all'embrionale chiarore ambrato di un sole sorgente. I due si scambiano uno sguardo, ma sta volta di egual intensità, e si capiscono come solo uno può fare con se stesso.
Mentre il pulviscolo volatile , tornato ormai tale, evidenzia quel nascente raggio solare, l'uomo, anzi il ragazzo, si alza dalla sedia di un balzo, pronto a indossare la sua miglior maschera per il giorno che verrà...