16/08/2026
Il Premio della Critica è stato conferito allo spettacolo “L’esercito dei matti” di Gioia Battista, con Nicola Ciaffoni, «per la capacità di attraversare e stratificare linguaggi diversi, portando la ricerca fino al limite e mettendo in gioco, insieme, corpo, voce, musica, scenografia e, soprattutto, presenza attoriale. Per il rischio assunto dall’interprete, che fa della distorsione, del gesto sporco e della deformazione sonora, strumenti per raccontare una fragilità che diventa quasi una condizione obbligatoria: ci si fa matti per non andare in guerra, ma la guerra stessa finisce per apparire come una cosa abitata da matti. Lo spettacolo interroga così il confine tra follia e normalità, tra sconsideratezza e normatività, tra individuo e potere, tra l’essere militare e il sottrarsi alla macchina della guerra. Un confine che non è mai dato una volta per tutte, ma che viene continuamente prodotto e spostato. La follia diventa anche una forma di parola: una voce che, deformandosi, eccedendo, facendosi rumore, continua a parlare proprio là dove il potere vorrebbe stabilire chi ha il diritto di essere ascoltato e chi invece deve essere escluso dal piano del senso. In questa prospettiva, la guerra appare come una macchina che produce a sua volta follia, una follia foucaultiana che pretende di separare i sani dai matti, i coraggiosi dai disertori, i soggetti obbedienti da quelli che si sottraggono, e finisce invece per rendere sempre più incerto il confine tra chi è f***e e chi lo è davvero. E allora resta la domanda: chi è davvero f***e? Chi si dichiara matto per salvarsi, o chi manda gli altri in guerra? Attraverso una drammaturgia composta da molte teste, molte voci e molte forme del racconto, L’esercito dei matti non cerca di risolvere questa domanda, ma di abitarla. Il riconoscimento va a uno spettacolo che non cerca di catturare la fantasia dello spettatore e della spettatrice, ma di metterla in movimento; che stratifica, disorienta, a tratti persino disturba, e proprio attraverso questo attrito, apre uno spazio di immaginazione e di pensiero».
📸 foto di Lorenzo Galaverna