02/05/2021
STORIA DI UNA ADOLESCENZA.
2/12/54.
C’è una difficoltà enorme, nell’allacciare un dialogo con la maggior parte degli altri giovani, ed è quella che avevo già intuito, della diversità di linguaggio che usiamo.
Diversità che non dipende dai vocaboli che usiamo, ma dall’atteggiamento con cui andiamo incontro alla vita.
Dal fine che ci proponiamo.
Sembra che per la maggior parte di loro la vita consista in una marcia verso l’apatia, verso il far niente, il dormire fino alle undici.
Com’è diverso, il nostro “voler realizzare se stessi”, per servire meglio.
Ecco le sofferenze di molti AUC:
Alzarsi troppo presto la mattina.
Fare reazione fisica.
Fare addestramento al combattimento.
E, più grave, volere illudersi che si sta soffrendo.
Come facciamo ridere. Spesso soffriamo perché non siamo capaci di renderci conto, di capire tutte le ragioni vere di sofferenza che avremmo.
Dove si concentra l’attenzione? Sul pranzo, non certo sul significato del Natale, quella è una cosa di nessun valore.
3/12/54.
Bisogna imparare ad accettarla, la vita militare, forse penso troppo a Terni, forse devo impegnarmi a vivere più intensamente qui. Perché tutti dicono che è una parentesi? Come se avesse un valore relativo, come se dovesse interrompere il corso di ricerca della perfezione?
Questo è un momento della mia evoluzione interiore voluto dalla Provvidenza. Bisogna accettarlo anche se è difficile.
Accettarlo vuol dire impegnarmi a viverlo con tutto me stesso.
Un conto è la curiosità naturale per le cose nuove, un altro conto è l’impegnarsi a conoscerle fino in fondo. Soddisfare la prima costa poca fatica, ed è piacevole subito.
Soddisfare il secondo è faticoso fin da subito, e da gioia solo dopo molto studio.
Lecce 4/12/54
Come stabilire un colloquio con chi non vuole ascoltare? Credo che quello che rende gli uomini così estranei gli uni per gli altri sia questo non voler ascoltare che se stessi.
Non c’è peggiore infelice di colui che crede di non avere niente da imparare dagli altri uomini.
O forse si, colui che sa di avere qualcosa da imparare e vuole far credere agli altri il contrario.
Un conto è negare l’esistenza di Dio, un conto è non porsi il problema.
E’ relativamente facile passare dalla negazione alla Fede; ma dall’indifferenza?
Essa è quella che è, ma permette agli altri di essere quelli che sono (Pierre L’Ermite - Uomo che si avvicina, pg. 57)
Forse siamo troppo in cerca di rifugi.
Bisogna lottare per vincere, Inutile illudersi che prima o poi la lotta avrà termine, Meglio accettarla e pregare Dio che ci aiuti a vincerla.
5/12/54
Scuotere l’apatia.
E’ l’anima di mia moglie che certamente agisce sulla mia; di mia moglie che io credo … che io sento viva accanto a me. Essa col suo amore da vita e fecondità ad argomenti che senza di lei non sarebbero per me che funambolismi spirituali (Pierre L’Ermite - L’uomo che s’avvicina. XLV)
Ore 16
Possibile che una cartolina non ricevuta mi butti così giù di morale?
Ore 19
Sembrava una serata per i pensieri più deprimenti, pochi minuti di preghiera hanno cambiato tutto.
Desidero essere solo, ma sono molto più sereno. Più volte m’è sfiorato alla mente che forse la mia vocazione è il sacerdozio.
Se fosse vero che succederebbe? Sono certo che vedrò con certezza il da farsi appena sarò vicino a Derna.
Poter scrivere; scrivere qualcosa che nasca dal cuore e voli, voli su in alto senza soste.
Sto perdendo la fiducia negli uomini, questa è la verità.
Come posso cantare se non ho fiducia in chi mi sta intorno?
Solo, sono sempre più solo, dove sta la freschezza e la spontaneità dei bimbi?
Forse faccio la vita troppo complicata.
Vorrei cantare un inno di lode e d’amore, come quelle campane, lontane.
Ma ho il cuore sempre pieno d’amarezza, niente da donare, solo confusione e amarezza. Così ogni cosa che serve a me mi sembra sottratta a Dio.