01/03/2026
GROTTA DI MYRIAM
Ieri sono andata nella sua grotta, dove si dice sia vissuta gli ultimi 30 anni, a La Saint Baume.
Mezz’ora buona di salita impervia, in un bosco mistico, che mette alla prova la determinazione umana, per arrivare alla grotta.
Entro, esploro, mi siedo davanti alla statua di lei contornata da due angeli.
Non so cos’accade: cominciano ad uscire le lacrime. Anche ora, se ci ripenso. Sono lacrime tenui, di commozione, uno scioglimento del cuore, abituato ad essere costretto in uno spazio troppo piccolo.
E’ lo stesso fenomeno che mi è accaduto quando ho scritto il testo dell’opera dedicata a Lei.
Commozione, scioglimento.
Resto lì, ad ascoltare i messaggi per me. E’ tutto di una chiarezza impressionante, la mente è attenta e pronta a ricevere. Credo sia un po’ quello che accade alle persone durante le performance, sentono che le parole sono “dirette a loro”, cercano di riceve il più possibile del messaggio.
La stessa cosa è per me, ieri, li’ nella sua grotta. E poi una voce che mi dice di stare tranquilla, che ogni informazione sarebbe rimasta dentro di me.
Dopo un tempo indeterminabile, arriva il prete, mi dice che mi devo spostare, che devono chiudere quella parte della grotta. Sta per iniziare la messa.
Mi sposto, la messa inizia col canto dei due preti, bellissimo, risonante nelle pareti della grotta, e io realizzo che la mia Myriam voglio portarla in una grotta.
Arriva il “mea culpa”, con il pugno che batte il petto: mi alzo ed esco.
Fuori l’aria è rarefatta. Mi vengono in mente i miei pellegrinaggi alla casa di Shri Mataji. Sembra un continuum. La sensazione è diversa, ma analoga.
Viaggio di ritorno. Scendo dalla grotta, incontro donne, ci sorridiamo con un misto di complicità e amore. Ci riconosciamo. C’è qualcosa che ci unisce, e’ lei, e’ la chiamata di Myriam.