06/11/2024
Anima pura
Il vaggito fu il suon del lontan cinquantacinque
fui sensibile e dotato, più di molti, e di chiunque.
Percepivo l amor sol in attimi ed istanti
mentre i miei eran sempre più distanti.
La mia anima sbiadiva e e si faceva d’ombra
così mi affacciai sul palcoscenico di Londra.
Ero triste e solo, in quelle fredde sere.
Per caso scoprii del Bere uno oscuro piacere.
Mi persi di fatto in quel gusto del proibito
che consola ,e rende il mite molto più ardito.
Non sapevo che da pagare c’era un grande prezzo.
Ben presto per la vita, aumentò Il mio disprezzo.
Coll’ animo strappato, non s’ascoltó il mio silenzio
che diviso era, tra il misero drogato, e il dolce Lorenzo.
La frenesia, realtà grave e sempre cruda,
scuote l' anima ed il corpo, ma la coscienza resta nuda.
Così le vene, per mia vergogna ho bucato,
sentendomi poi, sempre solo, fallito e inadeguato.
Sprofondai in una profonda depressione
non avendo della vita più una sua visione.
Ogni volta che il bisogno della dose si affacciava,
imploravo aiuto, tanto che la mia anima urlava.
Per il mondo ero solo, io il pagliaccio, io l’osceno!
Nessuna cosa si poteva fare per rendermi sereno.
Mi sentivo sempre solo, nessun potè salvarmi,
nemmeno il buon Dio si degnò mai di parlarmi.
Solo e inadeguato, sfamavo i mostri con l’eroina
Davo vita ai loro volti sulle tele, coi colori e con la china.
Mi trovarono quel giorno del lontano ottantuno
Invano fuggivo, cercai aiuto, ma non trovai nessuno.
Mi raggiunsero, perché, dell'eroina son l’impronte.
Riflessa nei miei occhi l’ ultima dose era difronte.
Strinsi ancor una volta la siringa tra le dita.
L’ overdose spense il lume sulla mia breve vita.
Or che son spirito cosciente, padre io mi scuso.
E a tutti i miei amori ,che di certo ho deluso,
Piero e Anna del vostro amore vi son grato.
In fin piango per il cuor di mia madre che ho straziato.
Mentre dorme mi sporgo e bacio attraverso questo muro.
Le chiedo scusa...
Ora brillo finalmente, tra gli spiriti, il più puro.
Ammirato Corvasce
Statte 15/4/24