19/06/2026
CIAO CAMPIONE
L’atletica bergamasca piange la morte di
Gianfranco Baraldi, il più grande campione mai prodotto dall'atletica bergamasca, che ci ha lasciato questa notte alle soglie dei 91 anni, dopo un’esistenza intensa e piena di soddisfazioni.
Ai più giovani questo nome potrà dire poco, ma fidatevi: stiamo parlando di un mezzofondista straordinario, dal talento cristallino, costretto purtroppo al ritiro a soli 26 anni a causa di persistenti problemi tendinei e a un ginocchio, senza i quali avrebbe potuto probabilmente raggiungere i vertici mondiali. In ogni caso, anche in pochi anni di attività, ha lasciato un segno indelebile, che si sintetizza con 9 titoli tricolori assoluti, 12 primati italiani, 17 presenze nella Nazionale A, due partecipazioni alle Olimpiadi e una agli Europei.
NON IDONEO Nato a Latina, a soli 7 anni Baraldi arriva a Bergamo con la famiglia. Cresce dalle parti di via Sudorno, in Città Alta, ed è un ragazzetto gracile, con le gambe lunghe, che si fa ogni giorno un po’ di chilometri di corsa per andare da casa a scuola, in Colle Aperto. All'atletica lo avvia il professor Amerigo Breno, il suo insegnante di educazione fisica alla scuola di avviamento commerciale “Amedeo di Savoia”, che ne intravvede subito il talento e lo iscrive ai Giochi Studenteschi del 1951. Serve il certificato medico, ma il documento (l’originale è conservato alla Biblioteca dello Sport Nerio Marabini), recita: NON IDONEO ALLA PRATICA SPORTIVA. Com’è come non è, fatto sta che quel documento viene ignorato ed è la fortuna del giovane Gianfranco, che si presenta al Giro di Bergamo e vince a mani basse. Quel ragazzo non idoneo alla pratica sportiva, infila subito un successo dietro l'altro. E a 19 anni, con la maglia della Libertas Bergamo, è già capace di correre gli 800 in 1’56”1 e di vincere i Tricolori di cross di 3a serie.
NELLA STORIA L’anno dopo – siamo nel 1955 – l’esplosione. Il terzo posto agli Assoluti di cross gli spalanca le porte della nazionale A: non ha ancora compiuto 20 anni quando debutta in azzurro il 10 luglio in Italia-Grecia, cui fa seguito due settimane più tardi la partecipazione ai Giochi del Mediterraneo.
L’EREDE DI BECCALI Ma la ciliegina arriva il 30 settembre e il 2 ottobre: argento sugli 800 e oro sui 1500 ai campionati italiani su pista. L’Italia scopre il nuovo “miler”, il ragazzo in grado di riportare il mezzofondo veloce azzurro ai fasti del mitico Beccali. E il giorno da consegnare alla storia arriva, puntuale, di lì a pochi mesi. Dopo aver cancellato i primati italiani su distanze poco praticate come 3000 e 2000, il 19 agosto 1956, al meeting di Budapest, Baraldi vola sui 1500 in 3’47”8 e dopo 23 anni spazza via il leggendario 3’49” del campione olimpico di Los Angeles ‘32, ai tempi primato del mondo. Ormai il bergamasco è sulla rampa di lancio. Agli Assoluti si mette in tasca 800 e 1500. E subito dopo, nel match Italia-Francia, batte sui 1500 Michel Jazy, l’astro nascente che sarà argento olimpico a Roma ’60, e Michel Bernard.
CHE PAURA Va quindi ai Giochi di Melbourne con grandi aspettative, pur sapendo che dovrà vedersela con il top mondiale. Ma in Australia, dove si corre a fine novembre, la fortuna non gli sorride: arriva un po’ stanco dopo una stagione intensa ed esce in batteria su entrambe le distanze. Ma è giovane, l’esperienza tornerà sicuramente utile. Peraltro di lì a pochi giorni rischia di morire. Giocando a calcio con gli azzurri di altri sport, non vede un filo di ferro usato dai sovietici per stendere il bucato, e si ritrova in un letto d’ospedale: pochi millimetri e la giugulare si sarebbe recisa.
VERSO ROMA Nel quadriennio successivo continua a macinare vittorie e primati. Nel 1958 tocca il top. Vince il titolo italiano di cross, poi in pista corre gli 800 in 1’49”3 e i 1500 in 3’42”3: mai nella storia (a tutt’oggi) una prestazione di un atleta bergamasco è stata così vicina a un record mondiale in vigore. Però agli Europei di Stoccolma, sugli 800, manca di un nulla la finale. Nel 1959, con 2’20”7 sui 1000, completa il suo ventaglio di primati italiani: 800, 1000, 1500, 2000, 3000 e 3000 siepi. Ma chiude la stagione con uno strappo muscolare alla gamba destra. Costretto al gesso, pochi giorni dopo averlo levato si presenta al via della Cinque Mulini e la vince. Entra così nel migliore dei modi nella stagione che porta ai Giochi di Roma, ma allo Stadio Olimpico la sua avventura sugli 800 si ferma in batteria. E’ il 31 agosto, di fatto l’ultimo acuto della carriera.
I GUAI Comincia infatti il calvario degli infortuni, la stagione post-olimpica se ne va con più giorni di stop che di corsa. E a inizio ’62, ad Azzano San Paolo, il campionato lombardo di cross è la sua ultima gara, a 26 anni e mezzo.
Terminata prematuramente la carriera, si dedicherà alla produzione e alla commercializzazione di abbigliamento sportivo, sarà dirigente in alcune società di atletica, diventerà presidente degli Azzurri d’Italia e si butterà in politica, arrivando sino alla poltrona di assessore allo sport del Comune di Bergamo.
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I SUOI PRIMATI PERSONALI
800 1:49.3 Firenze 28.6.1958
1000 2:20.7 Goteborg 4.8.1959
1500 3:42.3 Stoccolma 22.8.1958
2000 5:15.2 Milano 7.9.1957
3000 8:14.4 Milano 7.6.1959
3000 siepi 9:06.6 Napoli 30.10.1958
CAMPIONATI ITALIANI
1500 1. 3:53.6 Milano 2.10.1955
800 1. 1:53.7 Roma 28.9.1956
1500 1. 3:53.8 Roma 29.9.1956
1500 1. 3:49.4 Bologna 14.9.1957
5000 1. 14:34.6 Bologna 15.9.1957
cross 1. Livorno 16.3.1958
800 1. 1:52.0 Roma 12.9.1958
1500 1. 3:46.0 Roma 13.9.1958
800 1. 1:51.9 Roma 12.9.1959
800 2. 1:53.1 Milano 30.9.1955
cross 2. Bergamo 17.3.1957
cross 3. San Vittore Olona 13.3.1955
I SUOI PRIMATI ITALIANI
3000 8:26.8 Varsavia 10.6.1956
2000 5:21.6 Vigevano 14.7.1956
1500 3:47.8 Budapest 19.8.1956
2000 5:15.2 Milano 7.9.1957
1500 3:45.7 Trieste 28.9.1957
3000 8:19.0 Roma 10.5.1958
1500 3:45.4 Colonia 9.7.1958
1500 3:42.3 Stoccolma 22.8.1958
3000 siepi 9:06.6 Napoli 30.10.1958
1000 2:20.7 Göteborg (Sve) 4.8.1959
1000 2:20.7 Malmö (Sve) 7.8.1959