Il Postino

Il Postino CANDIDATO ALL'OSCAR PER IL MIGLIOR FILM, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE (1995). http://www.massimotroisi.com/

In un'isola del sud d'Italia, nel 1948, il poeta cileno Pablo Neruda, esiliato vi si rifugia con la giovane ed affezionata consorte Matilde. Al disoccupato Mario, figlio di un pescatore con scarsa vocazione per il mare, non par vero accettare l'incarico di postino ausiliario dal locale capoufficio, Giorgio, comunista militante. Deve solo consegnare la nutrita corrispondenza del poeta, di cui inizia a leggere il "Canto general", e col quale instaura a poco a poco, chiedendogli delucidazioni sulla sua "ars poetica", un rapporto di amicizia. Il poeta riceve per il suo compleanno un messaggio registrato dal Cile e fa incidere sul dittafono un saluto per i suoi amici a Mario, che come cosa più bella dell'isola cita Beatrice Russo, la giovane barista di cui si è invaghito e che riesce a conquistare con le "metafore" apprese dal poeta, che ha addirittura accompagnato il giovane all'osteria, dedicandogli pubblicamente una poesia. Beatrice, affascinata, nonostante il divieto della zia di rivederlo, si concede a Mario e alle nozze riparatrici Neruda fa da testimone, nonostante le perplessità del curato. Frattanto l'esilio viene revocato ed il poeta può ritornare in patria. Passano cinque anni e Mario segue le vicende dell'illustre amico sui cinegiornali, e alla radio, ma l'unico segno è la lettera del segretario del poeta che gli chiede i libri e gli oggetti lasciati sull'isola, dove, grazie al deputato della Democrazia Cristiana Di Cosimo, sono finalmente iniziati i lavori dell'acquedotto. Mario, che aspetta un figlio, registra per l'amico lontano i rumori dell'isola, la voce del mare e del vento, ed il battito cardiaco del nascituro. Ma dopo la vittoria della Democrazia Cristiana, i lavori vengono interrotti, e Mario è sempre più impegnato nel partito comunista. Cinque anni dopo, Neruda e la moglie entrano di nuovo nell'osteria di Beatrice, e vi trovano Pablito, il figlio di Mario. Ma quest'ultimo non lo ha nemmeno visto nascere: è morto a Roma durante un comizio dove doveva dar lettura di una poesia in onore di Neruda. Regia:
Michael Radford

Attori:
Philippe Noiret (Pablo Neruda)
Massimo Troisi (Mario Ruoppolo)
Maria Grazia Cucinotta (Beatrice Russo)
Renato Scarpa (Il Telegrafista)
Linda Moretti (Donna Rosa)
Anna Bonaiuto (Matilde)
Mariano Rigillo (Di Cosimo)

Soggetto:
Furio Scarpelli
Giacomo Scarpelli
Antonio Skarmeta

Sceneggiatura:
Anna Pavignano
Michael Radford
Furio Scarpelli
Giacomo Scarpelli
Massimo Troisi

Fotografia:
Franco Di Giacomo

Musiche:
Luis Enriquez Bacalov

Montaggio:
Roberto Perpignani

Costumi:
Gianna Gissi

Scenografia:
Lorenzo Baraldi

Distribuito da:
Cecchi Gori Group - Tiger (1994) - Cecchi Gori Home Video Laserdisc: Philips Video Classics

Prodotto da:
Penta Films, Esterno Meditarraneo Film, Blue Dahlia Productions, Cecchi Gori Group Tiger Cinematografica

CANDIDATO ALL'OSCAR PER IL MIGLIOR FILM, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE(1995). OSCAR E NASTRO D'ARGENTO PER MIGLIOR COLONNA SONORA (1995). DAVID DI DONATELLO 1995 PER MIGLIOR MONTAGGIO A ROBERTO PERPIGNANI.

1995 - Miglior Colonna Sonora Oscar [Academy Awards] Luis Enriquez Bacalov
1995 - Miglior Film Straniero British Academy of Film and Television Arts Awards
1995 - Miglior Film Candidature [Academy Awards]

Massimo Troisi
(S.Giorgio a Cremano, Napoli, 1954 - Ostia, Roma, 1994)

Di modeste origini, studia per diventare geometra, ma la sua vera passione è il teatro. Alla fine degli anni ‘60 fonda, con gli amici Lello Arena ed Enzo Decaro, il gruppo cabarettistico de “La Smorfia”. Il buon riscontro in palcoscenico apre ai tre le porte della televisione, dove partecipano ad alcuni varietà (“Non stop”, “Luna park”, “La sberla”) riscuotendo grande successo. In seguito, il sodalizio si scioglie e Troisi esordisce nel lungometraggio con “Ricomincio da tre” (1981), del quale è regista, sceneggiatore e protagonista: in tempi non felici per il cinema indigeno, la pellicola ottiene incassi strepitosi e si guadagna pure il plauso della critica. Il successivo “Scusate il ritardo” (1982) riprende il personaggio del giovane timido ed inadeguato a muoversi fra le difficoltà dell’esistenza: gli esiti al botteghino sono ancora trionfali, ma già affiora una certa ripetitività. Ancor meglio, in termini di consenso delle platee, va con il fortunato “Non ci resta che piangere” (1984), diretto e interpretato assieme a Roberto Benigni: curiosa commedia fantastica sulle peripezie di due uomini catapultati dall’oggi al 1492, stenta a trovar la sintesi fra due nozioni di comicità assai diverse. Dopo una particina in “Hotel Colonial” (1987) di Cinzia Torrini, Troisi torna dietro la macchina da presa con il poco convincente “Le vie del Signore sono finite” (1987), bizzarra storia d’amore ambientata durante il periodo fascista. In seguito, egli è solamente attore in tre titoli di non particolare valore firmati da Ettore Scola: “Che ora è” (1988) e “Splendor” (1989), entrambi in coppia con Marcello Mastroianni, ed “Il viaggio di Capitan Fracassa” (1990), dal romanzo di Théophile Gautier. Non è brillante neppure il successivo lavoro tutto di Troisi: “Pensavo fosse amore invece era un calesse” (1991) vuole ricollegarsi alle prime e fortunate opere, ma troppe sono le incertezze. Con “Il postino” (1994), il Nostro si accomiata dal suo pubblico (muore appena terminate le riprese, al termine d’una lunga sofferenza cardiaca): tratto da un libro di Antonio Skarmeta, narra dell’amicizia di un umile portalettere col poeta Neruda in esilio.

01/06/2024

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