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  📞1522 “Susanna e i vecchioni” è un dipinto a olio su tela realizzato nel 1610 dalla pittrice italiana Artemisia Gentil...
25/11/2025

📞1522 “Susanna e i vecchioni” è un dipinto a olio su tela realizzato nel 1610 dalla pittrice italiana Artemisia Gentileschi. Il soggetto è, tra gli episodi dell'Antico Testamento, uno dei più frequentemente rappresentati, specialmente nel XVI e XVII secolo. L'episodio al quale si riferisce l'opera è narrato nel Libro di Daniele: la casta Susanna, sorpresa al bagno da due anziani signori che frequentavano la casa del marito, è sottoposta a ricatto sessuale: o acconsentirà di sottostare ai loro appetiti o i due diranno al marito di averla sorpresa con un giovane amante. Susanna accetta l'umiliazione di una ingiusta accusa; sarà Daniele a smascherare la menzogna dei due laidi anziani.

Colpisce sul piano stilistico l'essenzialità del quadro. Rispetto ad altri di soggetto analogo, non vi sono ancelle attorno a Susanna, né vasche o ruscelli per le abluzioni, né fronde che nascondono i due guardoni. La scena è tenuta dai soli tre protagonisti disposti in modo marcatamente piramidale. I due anziani sono appoggiati ad una balaustra e confabulano tra loro, sorpresi nel momento esatto in cui formulano la proposta lasciva. Nel dipinto appaiono come un'unica massa scura che grava esattamente sopra la testa della giovane donna, che risulta oppressa. La sensazione di intrappolamento viene aumentata grazie al muro compatto alle sue spalle. Artemisia descrive in questo modo il disagio psicologico di Susanna, che, sopraffatta dall'evento, non cerca neppure di nascondere le forti e generose forme del suo corpo ma tende le mani quasi a voler allontanare da sé la molestia dei due.

Collezione Graf von Schönborn, Pommersfelden, Germania.

Ben prima dell’istituzione delle Feriae Augusti, avvenuta nel 18 a.C. ad opera dell’imperatore Ottaviano Augusto come pe...
15/08/2025

Ben prima dell’istituzione delle Feriae Augusti, avvenuta nel 18 a.C. ad opera dell’imperatore Ottaviano Augusto come periodo di riposo e festeggiamenti nell'antica Roma, il Ferragosto era una ricorrenza dedicata al culto della Dea Diana: i tre giorni delle Idi di agosto, dal 13 al 15 del mese, avevano il nome di Nemoralia. Ce li descrive il poeta latino Ovidio nell'opera “I Fasti” (9 d.C.), dedicata alle festività romane: si trattava di una festa di antichissima tradizione che si svolgeva in quei boschi delle campagne romane ritenuti sacri “sin dalla notte dei tempi”. Ogni anno i Nemoralia si svolgevano nei pressi del lago di Nemi (il termine Nemus significa proprio selva e Diana era la dea dei boschi): una lunga processione traversava la via sacra sino al tempio dedicato a Diana Nemorense che veniva adornato, assieme agli alberi - sacri alla Dea -, con corone di fiori, nastri e fiocchi, tavolette d’argilla con incisi voti e preghiere, piccole statue raffiguranti la divinità. Si accendevano ceri nei pressi del lago, dove di notte si specchiava la luna piena, simbolo di Diana, considerata una divinità lunare. Per allontanare le tenebre e celebrate l’eterno ciclo di morte e resurrezione.

Il mito di Diana è anche legato al suo duplice volto, al contrasto tra le sue tenebre e la sua luce che ricorda la mutevolezza lunare tra luce e ombra: Dea della purezza e divinità vendicativa*, rappresenta tutte le molteplici sfaccettature del femminile. Incarnava lo splendore virgineo e anche la provocazione sensuale: per la sua essenza contraddittoria era odiata dai cristiani e avversata dai teologi. Diana incarnava l’opposto della Madonna, era una vergine guerriera che puniva chi peccava di hybris. La natura intoccabile della Dea racchiudeva, peraltro, anche il suo segreto: la si considerava una divinità ctonia, che muore e risorge, come la luna. Il 13 agosto, infatti, secondo gli antichi, Diana moriva e rinasceva.
In seguito la tradizione cristiana avrebbe soppiantato la sua festività con la celebrazione di un’altra vergine che, a differenza di Diana, è anche madre e assurge al cielo.

Ovidio, in un passo dei Fasti divenuto celebre, descrisse in questi termini le celebrazioni dei Nemoralia in onore di Diana:
“Nella valle Arriciana,
c’è un lago circondato da foreste ombrose,
ritenute sacre da una religione fin da tempi antichi...
Su un lungo recinto siepe appesi pezzi di fili tessuti, e iscrizioni assieme aggraziatamente posti qual doni alla Dea.
Spesso una donna le cui preghiere sono state ascoltate da Diana,
con una corona di fiori a coprire il capo,
cammina da Roma portando una torcia accesa..
Lì un ruscello fluisce gorgogliando dal suo letto roccioso...”

*Diana abitava le selve boschive in compagnia delle sue fedeli ninfe, armata di arco e faretra, i soli doni da lei richiesti al padre Zeus. Dea della caccia, divinità armata, era nota nel mondo classico anche per le sue violente ire: è proprio lei a sterminare le figlie di Niobe, secondo il racconto offerto da Ovidio nelle Metamorfosi, per vendicare la madre. La sua proverbiale ira, nel mito greco, si rivolse anche contro Agamennone - costringendolo al sacrificio della figlia Ifigenia - e contro Meleagro, figlio del re di Eneo di Calidone; ma non solo, molti dipinti ritraggono la vicenda di Atteone, il cacciatore trasformato in cervo dalla Dea - perché osò spiarla mentre faceva il bagno nuda in una fonte - e infine sbranato dai cani. Di questa cruenta vicenda, il mito di Diana e Atteone, troviamo molteplici raffigurazioni nella storia dell’arte, dal Parmigianino a Tiziano.
L’unico amore della Dea di cui abbiamo testimonianza è quello per il pastore Endimione, di cui Diana si incanta ad ammirare il volto, distogliendosi dalla caccia. Leggenda narra che Endimione accettò di essere addormentato in un sonno eterno, pur di continuare a godere della carezza della luna. La storia è raffigurata nel dipinto del Guercino, Diana cacciatrice (1658), che vede la dea distratta mentre guarda di lato verso il giovane addormentato.

Il 6 maggio, nell’ambito del corso di storia delle codificazioni, si parlerà di "Federico II tra codici e simboli". Dura...
05/05/2025

Il 6 maggio, nell’ambito del corso di storia delle codificazioni, si parlerà di "Federico II tra codici e simboli".
Durante l’incontro, introdotto dalla professoressa Marianna Pignata, il pubblico e gli studenti coinvolti saranno accompagnati alla scoperta di uno dei sovrani più enigmatici e affascinanti della storia medievale. La figura di Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia, sarà esplorata attraverso le lenti della simbologia, dei codici normativi, del rapporto con il potere spirituale e delle innovazioni culturali che lo resero un precursore del pensiero moderno.
L'iniziativa, organizzata in collaborazione con l’Associazione culturale Res Publica, mira a far luce, in una prospettiva multidisciplinare, sul particolare rapporto del sovrano svevo con il sapere, la natura e il potere. Interverranno l’archeologo Luigi Crimaco, la dottoressa Federica Rauso e il professore Andrea Vitali, che dialogheranno sul Federico II “sovrano, nomoteta e mecenate” in un affascinante percorso, anche musicale, che mostrerà il volto meno noto dell'Imperatore "Stupor mundi" per riscoprirne la complessità e la modernità del pensiero.

Martedì 06 Maggio 2025 - ore 09:30
Dipartimento di Giurisprudenza
Palazzo Melzi - Aula D’Antona

Vi aspettiamo domenica 6 aprile! 👧🏼👦🏽📚
03/04/2025

Vi aspettiamo domenica 6 aprile! 👧🏼👦🏽📚

L’Associazione “Res Publica. Cultura, Ricerca, Pari Opportunità” torna al Museo archeologico nazionale dell’Antica Capua i insieme alle volontarie

  _ Nella Roma antica, alle Calende di aprile, si celebravano i Veneralia, festivitĂ   in onore di Venere Versicordia o V...
01/04/2025

_ Nella Roma antica, alle Calende di aprile, si celebravano i Veneralia, festività in onore di Venere Versicordia o Verticordia, la dea che letteralmente “muta i cuori” e li rende pronti all’esperienza amorosa volgendoli alla virtù, e della alla sua compagna, Fortuna Virilis. Il 1 aprile cadeva l’anniversario della fondazione, nel 114 a.C., di un tempio lungo la via Salaria dedicato a Venere Versicordia per espiare la violazione da parte di tre Vestali del voto di castità.
Durante le celebrazioni – il rito è narrato da Ovidio – le matrone spogliavano la statua della dea dagli ornamenti e, dopo averla lavata e purificata, la rivestivano e la adornavano di nuovi fiori e di fresche rose. Quindi, anche le matrone si bagnavano e si coronavano con rami di mirto, sacro alla dea; poi bevevano il cocetum, un infuso di latte mescolato a papavero e addolcito con miele. (Ovidio, Fasti, IV, 133 segg.).
In questo stesso giorno, le donne di condizione umile e servile libavano anche alla Fortuna Virilis, purificandosi nei bagni pubblici maschili e offrendo incensi per garantire alle devote bellezza e nobiltà d’animo e nascondere le imperfezioni agli occhi degli amati.

Pieter Paul Rubens, La Festa Di Venere Verticordia (1637), Kunsthistorisches Museum in Austria

Pino Oliva, “Quello che potremmo vedere in primavera” - Acrilico e foglia oro su tela cm. 50x60Primavera. Buona rinascit...
21/03/2025

Pino Oliva, “Quello che potremmo vedere in primavera” - Acrilico e foglia oro su tela cm. 50x60
Primavera. Buona rinascita 🌷

“La realtà è ben diversa da come la percepiamo. La primavera porta rinnovate vibrazioni nell’animo. Se riusciamo ad aprirci con nuovi occhi a questo rinato mondo interiore, allora riusciremo a guardare oltre. E tutto sarà diverso.” - Pino [artista, amico, anima meravigliosa]

RES PUBLICA – Cultura, Ricerca, Pari opportunità (in acronimo “A.RES.”). Costituita nel 2016 con l’obiettivo di svolgere...
04/03/2025

RES PUBLICA – Cultura, Ricerca, Pari opportunità (in acronimo “A.RES.”).
Costituita nel 2016 con l’obiettivo di svolgere attività di utilità sociale, negli anni l’Associazione è stata impegnata soprattutto nell’organizzazione di iniziative a carattere culturale e scientifico ottenendo, grazie all’impegno del precedente Direttivo, il riconoscimento e il finanziamento delle proprie attività da parte di enti pubblici e privati, regionali e statali.
Nel 2024, senza alterare i propri fini statutari ma rinnovandosi nella compagine sociale, Res Publica è ripartita da un nuovo assetto organizzativo e territoriale con l’obiettivo di contribuire, non solo a livello locale, alla promozione dello studio, della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale (storico, artistico, architettonico e demoetnoantropologico), allo scambio interculturale e al confronto tra civiltà con particolare attenzione ai fenomeni socio-politici della globalizzazione, alla tutela dei diritti, alla promozione delle pari opportunità, al contrasto alla violenza di genere in ogni sua forma, all’integrazione sociale e civile di adulti e bambini in situazioni di disagio sociale o disabilità nonché delle popolazioni migranti, alla promozione di forme di partecipazione e cittadinanza attiva.
L’associazione, a carattere volontario, è apartitica e, nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati, ispirandosi a principi di democrazia e uguaglianza dei diritti di chiunque voglia aderirvi e mantenendo la sinergia con le Istituzioni, mira a realizzare prevalentemente le seguenti attività: ricerca e studio; formazione e sensibilizzazione; mostre ed eventi culturali; seminari e attività convegnistiche; iniziative solidali.

Sede: SMCV
C.F.: 95225710631
Contatti/Info
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Pec: [email protected]

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Santa Maria Capua Vetere
81055

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