15/08/2026
- LA VESTIZIONE DELLE MADONNE –
La tradizione della “Vestizione delle Madonne” è legata alla devozione della Madonna dei Sette Veli, venerata a Foggia il 15 agosto.
Si tratta di un’antica tradizione religiosa popolare che, ancora oggi, vive nel cuore dei cittadini di San Giovanni Rotondo come patrimonio della nostra cultura e della nostra fede.
LA STORIA
Questa profonda devozione ha radici millenarie ed è collegata alla scoperta del quadro dell’Iconavetere: un’antica immagine, nel XIII secolo d. C., nella regione di Foggia.
“Un pastore, mentre pascolava il suo gregge, notò un pozzo poco distante. Avvicinatosi, scorse tre piccole fiammelle che galleggiavano sull’acqua.
Calò il secchio e, al suo ritorno, non trovò acqua ma pezzi di stoffa.
Con cura, estrasse l’oggetto misterioso, rivelando un antichissimo quadro raffigurante la Madonna, il quale si diceva fosse stato dipinto dall’Evangelista Luca, portato da Costantinopoli a Siponto nel V secolo d.C. e donato al popolo di Arpi dal Vescovo Lorenzo Maiorano.
IL QUADRO ERA AVVOLTO DA SETTE STRATI DI STOFFA NERA… PERCHÈ?
Durante la storia di Foggia, la città fu soggetta, infatti, a diverse invasioni, tra le quali le più temibili furono quelle dei Turchi e dei Saraceni, che dimostravano un completo disprezzo per i simboli della religione cristiana, distruggendo statue e icone.
Fortunatamente, grazie alla grande devozione cristiana, molte di esse furono salvate grazie a un ingegnoso metodo: venivano nascoste con panni, stracci e stoffe per non attirare l’attenzione. Questo sistema fu utilizzato anche nei secoli successivi per proteggere statue e opere d’arte dalle mani di imperatori, prìncipi e vandali durante le invasioni o le occupazioni dell’Italia.
La scoperta del quadro suscitò un fervente entusiasmo tra la gente, poiché fu interpretata come un segno speciale di protezione della Vergine verso gli abitanti e la città di Foggia, che avevano appena subìto la devastazione causata dai Saraceni.
IL CULTO
Il culto della Madonna continuò sempre più a crescere, fino all’arrivo dei primi seguaci di San Francesco in Capitanata nel XIII secolo d. C., momento in cui la venerazione della Madonna dei Sette Veli si diffuse in modo straordinario anche nella provincia.
Durante i festeggiamenti in onore della Madonna dei Sette Veli, il popolo di Foggia e delle campagne circostanti partecipava numeroso. Le persone provenienti dalle campagne si recavano a Foggia per rendere omaggio alla Madre di Dio e chiedere la sua protezione, per ricevere benedizioni per sé stessi, le loro famiglie, gli animali e le campagne e per partecipare alla fiera del bestiame.
COSA RICEVEVANO, COME SEGNO TANGIBILE, DELLA PARTE AI FESTEGGIAMENTI DELLA MADONNA?
Un piccolo pezzo di stoffa, custodito gelosamente dagli interessati, tanto che le brave massaie, per non perderlo, lo sistemavano all’interno di un piccolo quadro con un vetro a protezione.
Con il passare del tempo, questo quadro si ingrandiva sempre di più o veniva abbellito con lavori all’uncinetto e poi con ricami in seta, decorazioni a olio e ricami in oro.
Alcune famiglie benestanti includevano uno di questi quadri, spesso con ricami in oro e seta, nella dote delle loro figlie: erano veri e propri gioielli! Altri, invece, commissionavano a artisti del legno uno “Scaraballo” (conosciuto come lu ssckaravàtt), una sorta di piccolo sgabello con il pezzetto di stoffa nera al centro.
Con l’aumento delle condizioni di vita, le persone della campagna potevano permettersi di ve**re in paese durante il ferragosto per partecipare alla Festa della Madonna, portando con sé il “Quadro” della Madonna dei Sette Veli da esporre alla venerazione dei vicini di casa. Questa esposizione prendeva una forma particolare: circondare il quadro con coperte e veli.
LA VESTIZIONE
Così ebbe inizio la tradizione della “Vestizione delle Madonne”. Già dalle prime ore del 14 agosto, giorno di vigilia con digiuno e astinenza, c’era un continuo andirivieni di famiglie e vicini di casa.
Dopo aver scelto un luogo: come un sottano, una scalinata o perfino uno scantinato, iniziavano a sistemare coperte di colore rosa o celeste (i colori dell’abito della Madonna e simboli della nascita di una bambina o di un bambino nella famiglia organizzatrice) e veli. Al centro, si erigeva un altare con diversi ripiani adornati di basilico, grano appena germogliato e angeli e su di esso veniva posizionato il “Quadro della Madonna” .
All’epoca la produzione di fiori nella nostra zona non era molto sviluppata, quindi per decorare la Madonna si utilizzavano piante di basilico, che nel mese di agosto erano al massimo della crescita.
Per sottolineare la regalità della Madonna, si realizzava una corona con collane, catene e ciondoli d’oro. Ai piedi dell’altare veniva deposto un piatto con spighe di grano, uva e pane azzimo. Era una dimostrazione di generosità, ma soprattutto di devozione, specialmente da parte delle giovani spose che offrivano il proprio velo e la propria coperta per vestire la Madonna. La vestizione veniva completata nelle prime ore del pomeriggio, in modo da accogliere i fedeli in visita dal vespro.
Sulle coperte esterne poste ai lati, le donne in attesa di partorire attaccavano gli abiti dei futuri neonati per ricevere la benedizione. Infine, all’esterno veniva collocato una sorta di baldacchino con un lenzuolo bianco, su cui venivano appesi molti fazzoletti di diverse dimensioni e colori, rappresentanti le lingue di fuoco dello Spirito Santo e simboli della pienezza di Grazia e dei doni dello Spirito Santo della Madonna.
La sera del 14 agosto, iniziava la Veglia Mariana organizzata dai vicini di casa, durante la quale veniva recitato il Santo Rosario completo, intervallato da canti mariani. Si recitavano 150 “Ave Maria” di cui ognuna era preceduta dalla seguente invocazione:
“Ammà murì, ammà ‘ttraversà, la vàdda di Josafatte àmma fa’: ‘ncutrame lu brutte nemmiche. Sfràtta da quà pecchè tù cull’ànema mia en’àie che fa pecchè lu jùrne de la Vèrgine Maria ciantecenquanta crùce feci ie”.
Traduzione:
“Dobbiamo morire, dobbiamo attraversare, la valle di Josafat dobbiamo fare: incontriamo il brutto nemico: allontànati di qua perché tu con l’anima mia non hai cosa fare perché il giorno della Vergine Maria 150 croci feci io”.
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Fonte: dalla raccolta di varie testimonianze recapitate dal nostro Socio Fondatore .
Foto e trascrizione testi, a cura di: Michele Pio Antonacci (Presidente R.A.T.P. ETS).
Teniamo specificare che questa è solo una delle tante versioni della storia che si possono trovare in giro.