11/08/2026
Eccomi a Gesso, forse il primo fra i Casali della zona nord ad essere cristianizzato, come attestato dal rinomato monastero di San Gregorio già nei primi secoli del cristianesimo e rilevato, dopo il VII secolo, con una comunità bizantina. Domina il Tirreno e vigila dai suoi pendii su tutta la valle oltre l’odierna Divieto, che era sempre tenimento di Gesso e che oggi, chissà per quale gioco del destino, conserva il reperto a mio avviso più antico proveniente proprio dal monastero (o da quel che ne restava prima dell’abbattimento per la costruzione della linea ferrata): lo “strano” fonte battesimale del quale, fra qualche giorno, condividerò con voi, amati lettori, una mia interpretazione.
Alle porte di Gesso, come per Salice, la località Locanda e qui con una chiesa che ricordo una festa oltre trent'anni fa dei titolari Pietro e Paolo.
L’imponente e maestosa chiesa a tre navate del ’600 è giunta a noi quasi indenne, dopo aver resistito ai terremoti ed essere stata colpita da un incendio. È ricca negli arredi e nelle opere d’arte, con un pulpito ligneo che fa contrasto con il bianco circostante e spicca insieme al leggio e ai candelabri, pare coevi.
Al centro, sul fercolo, l’Anacoreta — il primo monaco e poi abate a sfidare la “solitudine” del deserto tra le tentazioni e le preghiere — attende la fine della Messa per passare per i vicoli del borgo. Il caldo era intenso; per la prima volta in tutta la stagione mi sono ritrovato con gli abiti pieni zeppi di acqua salmastra (per fortuna non puzzolente) e sono rimasto colpito dai modi e dal contenuto dell’omelia: il sacerdote, proveniente dal centro Italia (mi dicevano che viene ogni anno per la festa), oltre a evidenziarne la piena centralità e attualità, ha accostato per simboli la vita del Santo al profeta Elia, il fuoco, il deserto.
Sant'Antonio Abate nei borghi della zona nord è presente in quasi tutto il comprensorio: a Massa San Giorgio con la quattrocentesca chiesa a lui dedicata; a Castanea con un’intera contrada; e poi è invocato per lenire le fiamme che infuocano quella parte del corpo sulla quale attecchisce senza dare scampo “il fuoco di Sant’Antonio”. E poi gli animali, la loro benedizione, grande aiuto e presenza nelle nostre campagne per il sostentamento.
I portatori, prima dell’uscita, coralmente si affidano al Santo e gridano con forza: «Viva Sant’Antò!». Anche i canti hanno una melodia atavica, ricordano un po' quei canti che i monaci greci officiano più volte al giorno.
Spiccava una donna con l’abito devozionale, un po' come ancora oggi vediamo a Messina per Santa Rita o Sant’Antonio; così anche a Gesso, mentre anni addietro sussisteva a Castanea l'uso per cui, per tutto il periodo della novena, per sciogliere un voto o per una grazia ricevuta, le donne indossavano quotidianamente l’abito dedicato al Santo. C’erano tanti ceri; i bambini con la Croce argentea, il turibolo e la navetta aprivano il corteo, in mezzo il diacono con il reliquiario. Il sacerdote, con un accento non siculo, guidava la processione cantando la novena e la litania: «Evviva Antonio, Antonio evviva, evviva Antonio e chi lo creò!», e qui mi pareva di sentire i monaci nel chiostro.
Donne giovani e meno giovani, e persino una giovane penitente scalza, a rendere omaggio al protettore. Dietro, il carro adagiato a ogni porta, che si muoveva sulle onde tacite della banda.
Ho attraversato la via Maestra; oltre la casa con la lapide che ricorda Garibaldi, sono arrivato su fino a piazza Castello, il punto più a monte e dominante (il castello non c’è più, ma è rimasto il toponimo a ricordarcelo); e giù, oltre il Museo di Musica dei Peloritani, oltre le ore 22:00, prima di salire in macchina ho attraversato la lunga via intitolata al maestro pittore Onofrio Gabriele, nativo di questo paese. Cercavo via A. Fermo ma non l’ho vista (andrebbe intitolata a lui una strada del ricordo, quale fondatore di tutte le congreghe di Gesù e Maria); ho visto via Frischia, e qui gli arabi hanno lasciato un’impronta, e infine, come narra l’ultima foto, la chiesa in restauro di San Francesco di Paola, una delle tante presenti.
Questo è quanto ho visto da visitatore, e attendo di poter ascoltare dai cugini ibbisoti, custodi del loro vissuto, quanto conservano e custodiscono in cuor loro nella giornata esperienziale che andremo a vivere in ottobre, programmata dalla proloco Casali dei Peloritani: tappa importante fra le 4 del progetto dei Custodi del Patrimonio - Pro Loco Casali dei Peloritani.
@inprimopiano