Leggimi dentro, come se fossi neve

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Redenzione per l'aria insozzataNelle smorfie dei teschiventi fradici arroventati in un valzer di mascherescorticano nerv...
31/03/2026

Redenzione per l'aria insozzata

Nelle smorfie dei teschi
venti fradici arroventati in un valzer di maschere
scorticano nervi ingobbiti
da viole di fil di ferro.
Ridicoli fianchi di orrore sotto un manto di storture
smascherano il passato
ombelico del presente.
Lontano gogna l'occhio imparziale
vomito di aria rabberciata tra mulete in agonia.
Lasciata derelitta l'anima raggomitolata
in vie, case, e città muore l'afa degli uomini smembrati
e nei giardini dei squisiti
trucidate antilopi senza volto.
Dalle solcate, scavate dimore dei lombrichi
vedo strisciare rugose come rospi
le catene del commiato
e per due lire questa è la vita
sbavato fiato di polmone
che di un pelo di palude
non resta che un morso la fame
un palo
un forcone
una tomba come altare
illusione per la libertà.

A.P.

Ho contato le mie viteA ogni decadeUna pelle lasciata sul filo del giornoUn corpo precedente appeso da qualche parteLa q...
28/03/2026

Ho contato le mie vite
A ogni decade
Una pelle lasciata sul filo del giorno
Un corpo precedente appeso da qualche parte

La quarta volta
La più silenziosa

Non vi è più spettacolo
Né cenere da mostrare
Solo un ordine preciso:
le mie vite restanti
Come i gatti

Ho bruciato oggetti inutili
Le attese
Le versioni educate di me
Le carezze rimaste a metà
Gli abbracci col divieto di sosta
L'amore morire indietro

Spogliare il sangue dalle abitudini

Porto una bestia al cuore
E morde, morde.

Ahi!

A.P.

Credete sia possibile poter adagiare  la propria guancia sul volto di Dio?Io l'ho fatto. In quel lampo che la  vita defi...
25/03/2026

Credete sia possibile poter adagiare la propria guancia sul volto di Dio?
Io l'ho fatto. In quel lampo che la vita definisce atto di separazione.
L'ho fatto.

L'errore è stato non prendersi un momento per dirsi addio.

Il cervello rimase stabile nel cranio
Cullandosi nel pensiero e tacendo, Avido.
Compresi con la fronte china sull'orecchio destro di un Uomo
Una costellazione!
Nei d'aquilone.

Dalla metafisica grilli si affacciavano buffi ad afferrare la neve
Zucchero di scintilla
E proprio in quell'istante seguente alla separazione
Intuii la sua anima possedermi con omaggio serale alle lacrime

Vidi allora intere stirpi crollare nella fossa del dare e dell'avere
Dei sé, dei ma e dei forse
L'intatto mondo di un ieri in cui lo zero impera
Mi voltai indietro allora a ricercare il Divino Volto
Ma solo scheletri di balena di cristallo vidi intorno a me
Come un aleggiare metafisico di natura alle tempie
Sulla sua bocca sgonfiare ogni parola



Mi chiedo se sei ancora in grado di vedere il fiato
E mentre attendo
Ho freddo al pianto!

A.P.

Je vais me blesser en combattant les quatre vents du sud,à n'importe quelle vitesse  fracture de l’azur je serai blessé....
20/03/2026

Je vais me blesser en combattant les quatre vents du sud,
à n'importe quelle vitesse fracture de l’azur je serai blessé.
Du cœur, voici une coquille renversée,
où résonne encore
l’odeur du néant sur le néant,
comme une mer morte qui respire à l’envers.
Cependant ô reste insensé j’avais les pétales.
Et les pétales brûlaient sans feu,
ouverts comme des paupières dans la nuit liquide,
ils tombaient vers le haut,
vers un ciel qui n’existe plus.
Je vais me perdre entre les lignes du vent
non, dans ses nervures secrètes,
là où le souffle se dissout dans son propre oubli,
où le temps se défait
comme un fruit trop mûr
dans la bouche de l’invisible.
Je porterai mes blessures
non comme des lampes,
mais comme des constellations éteintes
qui continuent à saigner lumière.
Et dans chaque fissure du cœur
abîme minuscule
une voix sans gorge
déposera une clarté orpheline.
Car au bord du néant du néant,
il n’y a pas de bord
seulement une chute immobile,
un vertige immobile,
où tout se souvient de ne jamais avoir été.
Et pourtant
quelque chose insiste,
comme une racine dans le vide.
Un battement sans organe,
un jardin sans terre,
une promesse qui ne sait pas à qui appartenir.
Et moi
désarticulé dans l’éther,
presque disparu
je tiens encore,
contre toute disparition,
les pétales.

Traduzione

Mi ferirò combattendo i quattro venti del sud,
a qualsiasi velocità frattura dell’azzurro sarò ferita.
Dal cuore, ecco una conchiglia rovesciata,
dove risuona ancora
l’odore del nulla sul nulla,
come un mare morto che respira al contrario.
Eppure o resto insensato avevo i petali.
E i petali bruciavano senza fuoco,
aperti come palpebre nella notte liquida,
cadevano verso l’alto,
verso un cielo che non esiste più.
Mi perderò tra le linee del vento
no, nelle sue nervature segrete,
là dove il soffio si dissolve nel proprio oblio,
dove il tempo si disfa
come un frutto troppo maturo
nella bocca dell’invisibile.
Porterò le mie ferite
non come lampade,
ma come costellazioni spente
che continuano a sanguinare luce.
E in ogni fessura del cuore
abisso minuscolo
una voce senza gola
deporrà una chiarezza orfana.
Perché sul bordo del nulla del nulla
non c’è bordo
solo una caduta immobile,
una vertigine immobile,
dove tutto ricorda di non essere mai stato.
E tuttavia
qualcosa insiste,
come una radice nel vuoto.
Un battito senza organo,
un giardino senza terra,
una promessa che non sa a chi appartenere.
E io
disarticolata nell’etere,
quasi scomparsa
tengo ancora,
contro ogni sparizione,
i petali.

A.P.

L’eterno giaciglioDove il vento sussurra in linguaggi sepolti,e il musco s’annida tra i sassi disciolti,giace l’uomo, so...
20/03/2026

L’eterno giaciglio

Dove il vento sussurra in linguaggi sepolti,
e il musco s’annida tra i sassi disciolti,
giace l’uomo, sovrano d’un regno d’argilla,
che al sole si spegne, che in ombra vacilla.

Fu fuoco la mano che al suolo si impose,
fu ferro il pensiero che i fiumi scompose,
e il seme che un tempo gemea nel profondo
fu cenere muta sul grembo del mondo.

Ma il bosco s’inclina con rauche preghiere,
le querce si torcono in meste chimere,
ché il tempo, che giace nascosto nel tronco,
ha visto l’umano tradirne il suo ronco.

Oh cieco artefice, figlio del nulla,
che il sacro dissolvi in ombre di culla,
non senti la linfa che sale dall’ossa?
Non vedi la terra che già ti riscossa?

La pietra ti chiama con voce segreta,
ti attende nel buio, t’avvolge, t’aspetta,
ché tutto ritorna dov’era sopito,
ché nulla s’invola dal ciclo infinito.

E quando il vento s’avvolgerà ai nidi,
quando i sepolcri saran presto tuoi lidi,
solo allora, sepolto nel gran verde,
capirai che il nulla non cresce né perde.

A.P.

Pierre intérieureAvec tous mes sens ouverts écorchés de mer,pleins d’yeux sans paupières avec l’abîmequi respire dans me...
18/03/2026

Pierre intérieure

Avec tous mes sens ouverts
écorchés de mer,
pleins d’yeux sans paupières
avec l’abîme
qui respire dans mes tempes,
je
(pas moi)
je glisse hors du nom.
J’aimerais être pierre.
Non pas dure
mais fermée au cri,
scellée dans l’angle mort
du monde.
Il y a trop de sel
dans la lumière,
trop de voix
dans le sang.
Quelqu’un marche en moi
avec des pas de marée.
Je déborde de rivages
qui ne savent pas mourir.
Alors :
se taire jusqu’à la racine,
devenir poids sans chute,
corps sans appel.
Pierre
où le temps
n’ose plus passer.

Mais dans la nuit compacte
quelque chose bat encore
une braise sans visage,
un reste d’origine
qui refuse
le néant.

Traduzione

Pietra interiore

Con tutti i miei sensi aperti
scorticati di mare,
pieni di occhi senza palpebre
con l’abisso
che respira nelle mie tempie,
io
(non io)
scivolo fuori dal nome.
Vorrei essere pietra.
Non dura
ma chiusa al grido,
sigillata nell’angolo cieco
del mondo.
C’è troppo sale
nella luce,
troppe voci
nel sangue.
Qualcuno cammina in me
con passi di marea.
Trabocco di rive
che non sanno morire.
Allora:
tacere fino alla radice,
diventare peso senza caduta,
corpo senza richiamo.
Pietra
dove il tempo
non osa più passare.

Ma nella notte compatta
qualcosa batte ancora
una brace senza volto,
un resto d’origine
che rifiuta
il nulla.

A.P.

Il dubbio delle mareeHo udito fremito dalle cattedrali sventrateLe campane frantumare il dolore Ogni sussurro fu maremot...
14/03/2026

Il dubbio delle maree

Ho udito fremito dalle cattedrali sventrate
Le campane frantumare il dolore
Ogni sussurro fu maremoto

Si infranse tra denti di rovo
Un cuore!

Addossai riflessi di specchi rotti
Incastonarsi sotto alle unghie
Graffiando l'aere
Su pelle
Alba di un dirompersi.

Oh, alberi barattate il cuore con la quiete
Levigate il senso come un sasso nel fiume
Posate le mani su di un petto aperto
Udite il tamburo nel diluvio.

Ma vi ritraete in aghi di sale
Ombre dissolversi in corpuscoli di vita
Nella prima luce
Orrore nell'abisso dei fondali

Eppure

Lì la mia sirena ebbe voce.

Megera dagli occhi febbrili
Feci un patto col vento e le onde
Prosciugando ogni battigia.

Non imploro, non mendico risa
aspetto il naufrago, non il fuggiasco.

A.P.

Ho bevuto il nero che cola dai muri,ho riso ai fanali impiccati alle stradeho stretto nel pugno la polvere e il nullae i...
05/03/2026

Ho bevuto il nero che cola dai muri,
ho riso ai fanali impiccati alle strade
ho stretto nel pugno la polvere e il nulla
e il cuore versato di ruggine e spade.

La notte si sveste di ombre leggere,
il vino brilla tra i denti dei santi,
e io, con le tasche piene di sere,
mi vendo alle lune con occhi pesanti.

Oh, vuoto che urla con voce di terra
carezza di vetro, bacio indigesto!
Mi culli nel grembo di un tempo corrotto
mi lasci nel sogno di un Cristo funesto.

E rido, e mi sbrano tra i vicoli scuri,
con l'anima sporca di febbre e veleno
Ma il nulla è una fiamma che arde d'azzurro,
dissolvo nel soffio il vento, un vecchio starnuto.

A.P.

(In fase di correzione)

Vuoto è il porticoPresso un pugno di terraSono seduta, sola, nella mia stessa lontananzaScivolano le foglie sui miei sen...
18/02/2026

Vuoto è il portico
Presso un pugno di terra
Sono seduta, sola, nella mia stessa lontananza
Scivolano le foglie sui miei sensi
Nella scia della contemplazione non vi è stillare di visioni
L'ansia di un'ala non adombra la sua ombra
Il vento si frantuma, ristagna la notte
Divenni ombra e chiamai: dov'è il confine dei voli?
Ti amai ed accettai la tua paura
Salii la roccia ed accettai
Molte porte dischiusi
Nel tuo no tremai
Ruppi il pendaglio dell'inganno
Corsi fino al volo della morte
Piante vidi nel buio
Il pensiero di odorare il fiore in dei blister

Ovunque io sia
Il cielo è mio
E nel respiro della solitudine
La presenza del tenero nulla.

A.P.

Qui sulla terraSono lo stelo di una piantaOgni notte i mostri bussano alla portaNel loro profumo abbandono il mondoNel p...
15/02/2026

Qui sulla terra
Sono lo stelo di una pianta
Ogni notte i mostri bussano alla porta
Nel loro profumo abbandono il mondo
Nel piccolo notturno
Il vento ha appuntamento con le foglie
Ridono di me le verdi radure dalle mani crepuscolo
Come una roccia rifulge fra le ombre la brina di una luce
Sulle mie pupille inquiete
Un piccolo albero
D'un tratto la luna riempì la finestra
Una gatta scorazzare al suono del suo bagliore
Sulle gobbe travi del soffitto
Un cuore stellato d'inquietudine
È la vita
Mi dico
È il suo ardore mi ripeto
In un rapido tremolio
Il raggio nell'esile terra sbadiglió
Le mie nere pupille
Candide eremite solitarie guardarono la volta del cielo
In un vortice di musiche
L'ora vola via
Così l'amore
Fra le pareti del cuore
Un germoglio

Ora tutte le stelle giacciono assieme
Al rifugio delle viscere

Come lenta e fiera
Da rivolo smarrito
Un girasole ammaccato.

A.P.

Nella veglia degli attimi, scivolò la mia forma alla riva tumultuosa del fiume Uno sguardo si curvòLa fantasia si dilegu...
02/02/2026

Nella veglia degli attimi, scivolò la mia forma alla riva tumultuosa del fiume
Uno sguardo si curvò
La fantasia si dileguò
Fu la mia anima intrisa di malinconie
Una immagine si infranse
Giunse presso il colle della notte
Il riflesso delle deviazioni
I deserti infiniti del silenzio
Il mio cuore fu un rottame
Lì volò la scintilla di un sorriso dalle sue labbra

Sono contaminata di luce solare
Guardami la mano, la vita si spegne.

La carovana attraversò un fiume lambire la mia anima

Un volto sorridere

Un volto piangere

Scivolano foglie sui miei sensi.

A.P.

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