24/09/2026
L'Intelligenza Artificiale e l'ambientazione dei presepi del passato
Mario Mattia nel suo libro dedicato al presepio romano menziona molte descrizioni di presepi del passato . Ho provato a chiedere all'Intelligenza Artificiale di costruire queste ambientazioni. Dal capitolo dedicato al settecento Mario Mattia descrive alcuni contesti: Un presepe a S.FIilippo Neri e i presepi descritti dal domenicano Labat. In particolare Labat parla di un grande presepe in un palazzo romano. Le figure sono l'elaborazione di chatgpt e questo è il testo di Mario Mattia.
"Gudmund Göran Adierberth scrive che nel Natale 1783 nella Chiesa Nuova di S. Filippo Neri, secondo la tradizione romana, era esposto un cosiddetto “presepio”, costituito da un gruppo di figure vestite e con le calze rammendate, che rappresentava la Sacra Famiglia e Dio Padre nel suo supremo splendore circondato dagli Angeli. Per avere un’idea del gusto che aveva ispirato questa composizione, è sufficiente osservare che San Giuseppe indossava una veste da notte di seta e che i pastori portavano il tricorno e suonavano le pive. (la prima figura)
Il domenicano parigino padre Labat, che all'inizio del 1700 visitò l'Italia e la Spagna, ci ha tramandato nel suo diario di viaggio una pittoresca descrizione di un presepio romano. Il Labat non ricorda il nome del proprietario; soggiunge, però, che questi era conosciuto come il “Prelato del presepio”: «Per la festa di Natale, a Roma, si fanno delle rappresentazioni che si chiamano presepii. V'è in questo l'idea che a Betlemme, al tempo della nascita del Signore, vi fosse stata una grande fiera dove formicolavano ogni genere di mercanti, di droghieri, di artigiani. Viene costruito un grande palcoscenico, e vi si collocano case di cartone, botteghe di rivenditori, di artigiani, di osti, carovane di mercanti, animali di ogni genere, un libraio spacciatore di novità, processioni, cortei funebri, coppie di sposi che vanno in chiesa, gente che si azzuffa, contadini che ballano, pastori con la zampogna, ragazzini di scuola, furfanti, per dirla in breve tutto ciò che si può vedere in città e in campagna è adunato in questo piccolo spazio. (...) Ho visto di questi presepi che erano ideati
molto bene. L'uno cerca qui di superare l'altro. (la seconda figura)
Ma nel primo anno che soggiornavo in Roma (Natale 1709) superò tutti un ricco e molto pio prelato. Egli fece del suo palazzo un unico presepio: il cortile, la gabbia delle scale, i corridoi, una lunga fuga di sale grandi e piccole, di stanzini, bastavano
appena per contenere tutto ciò che la fantasia aveva inventato. Le teste delle
figure erano formate molto bene di cera, gli abiti erano molto adattati e
corrispondenti alle condizioni delle singole figure. E nei singoli punti,
c'erano dei concerti, a seconda del ceto degli uomini che vi erano
rappresentati: presso i pastori si sentiva musica campagnola, presso la gente
di alto rango si sentivano i pifferi e la zampogna, la chitarra, il liuto e il
violino. L'annuncio degli angeli ai pastori era accompagnato da affascinante musica ballabile. Ma non bisogna pensare che questa musica durasse in continuazione. Si dice che l'intrico apparato costava au Prelat presepiaire otto o nove mila talleri. In premio il costruttore ottenne una pasquinata, che però dimenticai di trascrivere»[1]. (terza e ultima figura)
[1] J. B. LABAT, Voyages en Espagne et en Italie,
Parigi1730, vol. III, pagg. 292 e ss.