13/05/2026
Il presepio romano del XVII secolo: Bernini presepista!?
Fin da quando cominciò a diffondersi in Roma la fama di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), il maestro del Barocco, specialmente per mano dei suoi allievi, innalzò presepi su commissione delle grandi casate romane. Il più minuzioso biografo dell'artista ci dice che Guidobaldo Abbatini, fedele discepolo, “fu un valido cooperatore del Bernini nella costruzione di macchine teatrali e nelle costruzioni sacre in cui si richiedeva sfoggio di colori e di splendori”.
Come non vedere, in queste ultime, anche un particolare riferimento al presepio? È lecito, infatti, supporre che le molteplici risorse artistiche (pittura, scultura, architettura e prospettiva) che un presepio richiede, avessero stimolato l'ingegno multiforme dell'irrequieto cavalier Bernini.
E se anche. come taluni ritengono, il maestro non realizzò personalmente queste composizioni, sicuramente operò attraverso i suoi allievi, dirigendone l'opera su richiesta di prelati e cardinali della Curia, di casate principesche ed ambasciatori.
Un presepio realizzato anticamente in Trastevere, le cui statue superstiti il Fraschetti dice ancora esistenti verso il 1900, era senza dubbio un'opera della scuola berniniana. Un gruppo in terracotta del Mistero, proprietà dell'Istituto Massimo alle Terme, oggi disperso, è ugualmente attribuito ai suoi allievi.
Si tramanda anche - e riferiamo la leggendaria notizia a titolo di curiosità - che il Bernini avesse ideato un fastoso presepio per la famiglia Barberini, in cui l'arguto artista ritrasse. nelle sembianze del re mago nero, Antonio Emanuele, marchese di Funta, capo dell'ambasceria inviata da re Alvaro del Congo alla corte pontificia. Il povero diplomatico. sfinito dal lungo viaggio, morì poco dopo il suo arrivo a Roma.
Infine. nella mostra dedicata al Bernini a Palazzo Incontro in via de Prefetti (N.d.R. 2007 - v. foto), è stato esposto uno stupendo gruppo della Natività attribuito con certezza alla mano del maestro.
(da Mario Mattia “Il Presepio Romano – Storie e Memorie pp.41, 42 e 43 )