08/06/2026
Betlemme è a Trastevere: la nascita del Presepio Romano
Avete mai fatto caso a come il Presepe romano racconti molto più di una semplice Natività?
Tutto ebbe inizio nel Giubileo del 1950, quando Mario Mattia e un gruppo di appassionati, quasi senza saperlo, diedero vita a un nuovo stile riproducendo in un presepe gli scorci della Roma di fine Ottocento. Gian Domenico Renzi scrive nel suo libro "Il presepio romano": "Stilisticamente parlando, la principale peculiarità del presepe romano tradizionale consiste in un marcato richiamo al paesaggio (urbano e agreste) della Capitale che fa da sfondo alla scena povera della grotta... intorno a cui si muovono animali e personaggi vari al lavoro, come a voler trasfigurare in un rione capitolino la città di Betlemme."
La bellezza di queste scenografie trae la sua linfa vitale dagli acquerelli di Ettore Roesler Franz e dalle incisioni di Bartolomeo Pinelli. Sono le loro opere ad aver narrato quella Roma sospesa tra i ruderi dei fasti imperiali e la vita quotidiana dei vicoli, ispirando i presepisti nel trasformare la Città Eterna in un palcoscenico unico.
Perché questa tradizione è così potente? Perché nel presepe romano, a differenza di quello napoletano, il vero protagonista è il popolo: l’oste, la lavandaia, il ciabattino, la fruttarola e il barbiere sotto i portici. La Natività non è un evento lontano, ma un "fatto di quartiere". Gesù nasce tra i vicoli dove la povera gente vive e lavora. È un messaggio profondissimo: il popolo, con la sua fatica e la sua semplice devozione, non è secondario, ma parte integrante della storia della salvezza. È una "Chiesa in uscita" ante-litteram, un’idea di umanità che risuona ancora oggi con forza come ci ha insegnato Papa Francesco.
Realizzare un presepe romano significa custodire la memoria di una Roma che non c’è più, unendo fede, storia e quell'umanità che rende il Natale un momento di vicinanza assoluta.
E voi, conoscevate il legame tra la nascita di questo stile nel 1950 e la storia della città di Roma?