Unisco tecniche classiche e sperimentazione, come l’uso dell’aceto balsamico, per creare opere che raccontano emozioni senza tempo. Sin da bambino, il disegno ha rappresentato per me una forma di scoperta e meraviglia. Disegnavo macchine, ingranaggi e, soprattutto, cercavo di catturare la natura che mi circondava nel piccolo paese calabrese in cui sono cresciuto. Trascorrevo ore tra gli uliveti co
n un quaderno in mano, ritraendo uccelli, fiumi, fiori e tutto ciò che stimolava la mia curiosità. Ricordo ancora quando, rincorrendo una libellula, caddi in un fiume e bagnai tutti i miei schizzi. Quel momento, lungi dal demoralizzarmi, alimentò la mia determinazione a migliorare. Il trasferimento a Roma fu per me un punto di svolta. I musei divennero il mio rifugio e spesso preferivo le sale silenziose delle gallerie alle lezioni scolastiche. Devo ammettere che lettere e matematica non mi appassionavano quanto la potenza visiva di un dipinto. Tra tutti, fu Caravaggio a colpirmi nel profondo: Il ragazzo con la canestra di frutta divenne una sorta di guida silenziosa, una presenza familiare che tornavo spesso a contemplare. Mi lasciavo rapire anche dal mondo metafisico di De Chirico e da tanti altri grandi maestri che alimentavano la mia immaginazione. Questi momenti hanno plasmato il mio modo di osservare il mondo e interpretarlo attraverso la pittura. Ogni pennellata è per me un dialogo tra passato e presente, tra intuizione e tecnica. Un viaggio che, ancora oggi, continua con passione e meraviglia.