17/03/2021
«Nun mi futtinnu: dintra ci su’ li cavadri. Non mi fottono (non me la fanno): dentro ci sono i cavalli. Frase pronunciata da don Camillo Picataggi il 3 novembre del 1880, al passaggio del primo treno dalla stazione ferroviaria di Racalmuto. Il vecchio galantuomo, che mai era uscito dal paese, si era sempre rifiutato di credere che ‘una pentola che bolle’ potesse muovere altro che il coperchio, e figurarsi una teoria di carri grandi come case. Quel giorno, alla stazione, finalmente di fronte a una locomotiva, tutti si aspettavano si arrendesse; ma don Camillo, dopo un momento di perplessità, pronunciò quella frase, rimasta nel parlare popolare a significare gratuita e testarda diffidenza, in genere; oscurità di mente nei riguardi del progresso, in particolare».
L. Sciascia, “Occhio di capra”
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Don Camillo Picataggi non è stato certamente il solo a sovrapporre treni e cavalli. Lo segue, sessant’anni dopo, Alberto Savinio - scrittore amatissimo da Sciascia, che ne favorì la riscoperta negli anni ‘70:
«Lo inforchiamo da soli questa volta e proseguiamo alla volta di Milano. Ma il cavallo di Romeo è imprevedibilmente focoso. I suoi occhi cammin facendo si accendono e buttano potenti fasci di luce. Stantuffi gli escono dalle coste, le zampe gli s’incurvano a ruota, ed è sbuffando, fischiando e gettando vapore dai fianchi, che noi entriamo trionfalmente nella stazione di Milano».
A. Savinio, “Ascolto il tuo cuore, città”
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Una qualche fusione tra treno e cavallo, oltre la “testarda diffidenza” di don Picataggi, c’è stata davvero. Il primo gennaio 1872 viene inaugurata a Torino la prima linea in Italia di tram a cavalli su rotaia di ferro. Lunga 3.430 metri, con un servizio attivo ogni 10 minuti. Ogni vettura poteva contenere all'incirca 30 persone, la corsa completa durava 20 minuti e costava 10 centesimi - neanche pochi!
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Qui si conclude questa strana rassegna di emuli, continuatori e parenti di terzo grado di don Picataggi, questa storia breve di cavalli e treni mescolati. Vi è piaciuta? Bah, non importa: resta comunque Reale, come voi. O come noi che l’abbiamo narrata.