07/08/2026
ITACA - IL RITORNO
Regia di Uberto Pasolini
con Ralph Fiennes e Juliette Binoche
Stasera su RAI 3
Scordatevi l'Odissea di Nolan, maestosa ed epica. Scordatevi lo sceneggiato della RAI del 1968, dove gli dei si manifestano. ITACA - IL RITORNO è sangue e fatica. Umanità e degrado. Ombra e squallore: quello della guerra e di quel campo minato chiamato coscienza.
Ralph Fiennes è immenso. Il suo Odisseo è da prima stanco, sfinito. Il corpo si fa pesante, l'anima callosa. Dentro di lui una rabbia si appresta però a sommergere tutto e tutti. La colpa consuma. C'è spazio per la salvezza?
Uberto Pasolini denuncia il mito glorioso della guerra, riportandone ad Itaca un veterano devastato. Di contrasto la Penelope di Juliette Binoche è una donna più che mai saggia e lungimirante, una coscienza moderna che disdegna le armi, una sopravvissuta al logorio dell'attesa che conosce e deterge le ferite dell'animo in un finale capace di sublimare la forza del contatto umano anche quando tutto è andato in frantumi. Non si può tornare indietro ma il dolore della brutalità può essere medicato, lentamente, il tormento vissuto in due e l'oblio accolto dall'unità di un amore vero e umano.
Nessun dio, solo l'essere umano, spoglio. Fragile. Inquadrato nella sua vulnerabilità.
Le tracce e gli echi del neorealismo immortalano un cinema contemplativo di gesti concreti e lentezza fisica. Antispettacolare, rinuncia alla poetica dell'eroismo eppure nella grandezza interpretativa di Ralph Fiennes un mormorio di epicità si impone e risuona, in particolare nella strage dei Proci. Il film si addentra nella psiche dei reduci di guerra e di chi ha atteso con sofferenza il loro ritorno.
Il ritorno di Ulisse diviene così il viaggio di ciascun essere umano verso la propria casa, quando sa bene di non essere più lo stesso e di dover convivere con i propri errori irrevocabili. La sola speranza è nella pluralità dell'empatia. Nell'affetto immutato di un cane o nella decisione della persona amata di condividere tutto insieme.